Procida. Commenti al vangelo di domenica 28 novembre.

Tredicesimo appuntamento con la rubrica dedicata ai commenti al vangelo. Ascoltiamo  il commento  di questa domenica 28 novembre 2010 attraverso il video di  p. Alberto Maggi (trascrizione da scricare) e una riflessione  don  A.Antonelli*.

Il cammino dell’Avvento….. Un messaggio da adulti, a che facciano scelte ardite per un futuro di pace, si riduce a sostanziarsi in una festa da “bambini” che accende la fantasia e spegne la profezia.”

Nella gioia di questa voce profetica  ti abbraccio.

Lina

[youtube 8rxlz6KZZFo]I DOMENICA AVVENTO – 28 novembre 2010
VEGLIATE PER ESSERE PRONTI AL SUO ARRIVO – Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi
OSM
Mt 24,37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni
che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito,
fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e
travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel
campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà
portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire
questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non
si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non
immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

CONTRO  LA DITTATURA DELLA  VIOLENZA

Mt 24,37-44

“Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra” (Isaia 2, 4). Parole di fuoco, che bruciano come paglia i principi delle politiche guerrafondaie che in questi ultimi anni hanno ripreso vigore e potenza; nel contempo fanno razzia delle accortezze prudenziali della Chiesa silente e benedicente. I La Russa di casa nostra e i Ruini domestici eius vengono delegittimati e scomunicati da queste espressioni che come lampi squarciano il buio assassino di una storia impastata di sangue e violenza, illegalità e soprusi, dimentichi che “i cannoni non tuonano mai amore di patria, ma sillabano sempre in lettere di piombo la suprema ragione dell’oro”, come amava ripetere don Tonino Bello.

Dopo le stragi delle due Guerre mondiali, il mondo smembrato, disastrato e lacerato ebbe l’ardire di sognare un domani diverso, al punto di scolpire queste parole di Isaia sul frontale d’ingresso del palazzo delle Nazioni Unite. Esse stanno ancora lì, ma fuori dal palazzo, bellamente scolpite su pietra, mentre i popoli lì dentro rappresentati continuano a produrre, commerciare ed usare armi e legittimare guerre: monumento all’ipocrisia!

Così come la scritta “La giustizia è uguale per tutti”, che fa bella mostra di sé nelle aule dei tribunali che assolvono i potenti e condannano i poveri disgraziati.

Così come le grandi enunciazioni sulla Pace in una Chiesa che benedice gli eserciti e battezza come eroi i mercenari.

Un’ipocrisia condannata senza mezzi termini: “Guai a voi, scribi a farisei ipocriti che costruite le tombe dei profeti e adornate le tombe dei giusti” (Mt 23,29).

Mi si perdoni, ma come non rilevare una vena di ipocrisia anche nella contestualizzazione di questo brano nella liturgia della prima domenica di Avvento, là dove l’attesa non è rivolta, comunemente, alla venuta (Avvento) del Regno, bensì al Natale di Gesù Cristo, come se il Cristo non fosse già nato, non fosse già vissuto e non avesse parlato ed operato!

Cosicché quello che dovrebbe essere un messaggio da adulti, a che facciano scelte ardite per un futuro di pace, si riduce a sostanziarsi in una festa da “bambini” che accende la fantasia e spegne la profezia.

Dovremmo mettere fuori dal nostro cuore il concetto o, per usare la bellissima espressione di don Mazzolari, “l’esaltazione pagana della guerra”; il che comporterebbe quel necessario risveglio cui fanno appello l’invito paolino (“è ormai tempo di svegliarsi dal sonno”) e la raccomandazione evangelica (“vegliate dunque”)!

Discorso da adulti, quindi, nella convinzione che la politica può superare la guerra solo se la nega e che urge più che mai “disarmare gli animi armando la ragione” (C. M. Martini).

Contro quella che Italo Mancini soleva chiamare “l’ancestrale vocazione al massacro della cultura occidentale”, ed appunto nella vigilanza richiesta dai tempi della corruttela, si rende necessario un non più procrastinabile trapianto delle tanto declamate radici cristiane dalle presunzioni dell’orgoglio di parte alla responsabilità “pensante” dell’amore universale.

“La ragione principale per cui la guerra c’è ancora non sta né in un segreto desiderio di morte della specie umana, né in un insopprimibile istinto di aggressione, né infine e più plausibilmente, nei seri pericoli economici e sociali che il disarmo comporta, ma nel semplice fatto che sulla scena politica non è ancora comparso nessun mezzo in grado di sostituire questo arbitro definitivo degli affari internazionali (…) Il guaio non è tanto che non abbiamo abbastanza sangue freddo da pensare l’impensabile, quanto piuttosto che non pensiamo” (Annah Arendt).

Don.AldoAntonelli

* Parroco ad Antrosano (Aq). Collabora con diverse riviste, tra cui _Micromega. E tra i preti italiani maggiormente impegnati sui temi sociali e politici, in prima linea sulle questioni della laicità e della necessità di un forte rinnovamento delle strutture e della teologia della Chiesa cattolica. Ha pubblicato Altro@oltre (Qualevita, 2008).

Se vuoi rileggere le riflessioni delle precedenti settimane clicca sui link sotto:



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