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“Cara CEI ti scrivo”….

Pubblichiamo la lettera di Lina Scotto di Fasano apparsa sull’ultimo numero (n.7) del quindicinnale Rocca disponibile in abbonamento, sulla recdente morte di Lucio Dalla e la discussione che ne è derivata sui suoi funerali.

Mi chiamo Lina, sono una persona comune che, forse come tanti è rimasta un po’ perplessa riguardo la premura del magistero nel suggerire regole, affinché il funerale di Lucio Dalla non scadesse nella spettacolarizzazione, e allo stesso tempo questa potesse risultare un modo per esorcizzare la morte.…

Ma io fatico a comprendere cosa s’intende per spettacolarizzazione; se durante la celebrazione si fosse salutato il defunto con un canto o con un applauso e se i media avessero invaso la cattedrale, si sarebbe forse svilita la liturgia e il nostro Dio ne sarebbe rimasto scandalizzato? ….

Non voglio essere sgarbata o presuntuosa , ma lungo il cammino ho fatto esperienza di un volto di Dio amante dell’uomo il cui unico pensiero è che questi viva nella gioia e in pienezza.

Un funerale, come una messa festiva , non è forse un celebrare la Vita, con tutti gli aspetti che questa comporta? Non le risulta che la celebrazione è un mettere assieme il vissuto di quanti la rendono tale? Sarebbe molto più autentica se la liturgia esprimesse con gesti e simboli, il vissuto concreto di quanti vi partecipano, come in questa occasione, con lo specifico della persona. Non uno sterile rito, come spesso avviene, che non parla al cuore dell’uomo…

Dare addio ad una persona per quello che è stato, per quello che di bello ha donato non può assolutamente risultare una rimozione della morte…

Il nostro Dio di Gesù lungo la sua vita terrena “si è sentito parte integrante dell’umanità , si è fatto carico delle fragilità dei suoi; ne ha condiviso feste, drammi e dolori, allora come potrebbe scandalizzarsi se un uomo alla fine della sua vita terrena venisse salutato per quello che è stato… Anzi senza voler esagerare molto spesso nella quotidianità si notano eccessi di encomi e riconoscenze, verso fedeli che, per ovvi motivi sono nelle loro grazie… e assenza totale di queste quando si è persona semplice ,comune. Questi fatti, chi li censura ,chi vigila affinché ci sia una sobrietà di parole… non sono queste spettacolarizzazioni ?

… Fu forse una spettacolarizzazione l’ultimo saluto rivolto al caro vescovo di Molfetta, Tonino Bello, le cui esequie furono celebrate lungo il mare della sua amata terra? No… quel segno d’addio raccontava la sua Vita , la sua storia di grande impegno verso l’umanità più reietta.

Se si è voluto evitare la spettacolarizzazione perché mai questa regola non vale sempre… Non sono forse state spettacolarizzazioni anche tanti altri funerali di personaggi famosi, durante i quali le telecamere hanno centellinato le immagini per creare pathos e audience.

Allora si poteva fare?

Come non ricordare lo struggente volto della moglie di un membro della scorta di G.Falcone che, a stento e tra le lacrime, pronunciò parole di perdono per gli assassini, ed era chiaro e lampante che le venivano quasi suggerite …..Lì andava bene la spettacolarizzazione?

Allora devo dedurre che questi veti si mettono a quanti non sono praticanti o per qualche cavilloso motivo per cui non si risulta gradito ai pastori e di conseguenza ai vertici . Con queste misure si crede di salvaguardare Dio e la fede dal comune vivere e dalle espressioni che da esse ne scaturiscono.?

Mi dispiace dirle che secondo il mio sentire queste regole non possono appartenere al volto del Dio rivelatoci da Gesù, anzi credo che allontanano l’uomo dall’intraprendere un cammino di Ricerca.

Nella speranza che lo Spirito ci guidi sempre e più ad una verità più purificata.

La saluto cordialmente

Lina Scotto

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