La carità universale è morta !

Dal periodico Tempi di Fraternità vi proponiamo questo interessante articolo di Rosario Amico Roxas.

E’, ed è stato, questo il momento nel quale la Chiesa poteva e doveva far sentire la sua presenza.
Quante chiese in Roma ?
Sarebbe bastato aprirne qualcuna ai senza tetto, condannati a morte per assideramento, pur senza avere commesso reati specifici.
Si parla di aprire le carceri e far uscire i carcerati meritevoli e con basso profilo criminale, non emerge, invece, l’esigenza di aprire la casa di Dio e ospitare,in nome della universale carità, quanti non hanno nulla.

Il pontefice ha detto di essere vicino a quanti patiscono il freddo, ma questi sono lontani dalle chiese, perchè rigorosamente chiuse. Quei portoni sbarrati davanti ai bisogni mi ricordano i portoni della chiesa di San Giovanni Bosco, chiusa per ordine dall’alto, davanti alla salma di Piergiorgio Welby.

Proprio le Chiese che dovrebbero rappresentare il rifugio, vengono isolate dal mondo e dai bisogni, come se un antico pudore temesse che ad entrare fosse Cristo, nelle spoglie di un extracomunitario affamato, assetato, gelido nel corpo e nell’anima, possibilmente di colore, vestito di stracci, mentre tende la mano in cerca di conforto; proprio quell’uomo che la Teologia della Liberazione identifica come Cristo in terra.

Ma l’attuale vaticano, coerente con i propri peccati, ha condannato la Teologia della Liberazione e tutto ciò che incarna i bisogni, esaltando il liberismo dei potenti, ai quali è riservata l’accoglienza.

Qui non mi riconosco in questa “Ecclesia” di ricchi che vanta radici cristiane abusive.

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