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A proposito della Festa agli scogli di Sant’Anna

Di Giovanni Righi

PROCIDA – A proposito della festa di Sant’Anna vorrei esporre un mio pensiero. Se la festa è cresciuta tanto negli anni è solo ed esclusivamente merito delle barche di Procida. Con tecnica e visione artistica, abbiamo, perché ho partecipato a tante edizioni, portato tante novità: “Il galeone” e “Il cavallo di TROIA” di Leonardo Primario e Nico Granito; poi con il Colosseo dei “Ragazzi dei misteri ” dove, per la prima volta, da una zattera veniva diffusa musica dal vivo (sezione di 8 percussionisti e quattro trombe egiziane) e poi le barche allestite dall’Associazione Isola dei Misteri fino alla recente “Lettera d’Amore”. Con questo voglio dire che noi procidani (al contrario di qualche ischitano) abbiamo sempre contribuito alla riuscita del vostro evento, accettando la sfida in terrà oggettivamente “nemica”. Anzi, ritengo e sottolineo che abbiamo contribuito alla crescere artistica dell’evento. Viceversa c’è qualche voce ischitana che, con cattivo gusto e volgarità, ha inteso tirare fuori “bile” contro la nostra secolare processione del Venerdì Santo. Giusto per ricordare i procidani che partecipano alla festa di Sant’Anna, sono le stesse persone che costruiscono i misteri (chi disprezza vuol comprare). Purtroppo non sempre vince il migliore! (foto Raffaele Delle Cave)

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Un commento

  1. giacomo retaggio

    Ciò che più da fastidio n questa faccenda è il secondo posto. Come a dire: Procida doveva vincere, ma per motivi geo-politici abbiamo dovuto per forza premiare la barcaa ischitana. I Procidani, però, non si possono lamentare perché hanno pur sempre ottenuto il secondo posto! A me sembra che al danno si aggiunga anche la beffa.Fosse stato il terzo o il quarto o il quinto posto l’avrei compreso di più perché avrebbe significato una disparità netta e frutto di una valutazione accurata, ma così è una solenne presa per i fondelli. E’ risaputo che i giovani di Procida hanno una manualità ed un’inventiva nettamente superiore agli altri, frutto dell’abilità degli antichi maestri d’ascia procidani. Forse è proprio questo, la superiorità, che da fastidio e il tutto si iscrive in una sorta di piccineria e di invidia da parte dei nostri vicini ischitani. E non è la prima volta!

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