Acqua alta a Procida come alle Eolie

E’ di nuovo “acqua alta” nel Tirreno e le banchine delle Eolie vengono invase dal mare

Il fenomeno, decisamente recente, è studiato dal team di studi guidato dal prof. Franco Ortolani

E’ proprio come un anno fa: è dal mese di novembre che il fenomeno dell’acqua alta nel Tirreno sta ripetutamente inondando le banchine basse del porto di Ischia creando seri disagi ai cittadini e alle attività commerciali.
Tra dicembre 2009 e l’inizio di gennaio 2010 il fenomeno interessò anche Lipari e Procida con un’acqua alta eccezionale per il Tirreno meridionale che superò i 50 cm sullo zero idrometrico e una invasione delle banchine e delle vie adiacenti di alcune decine di cm di acqua marina.
Purtroppo in quelle occasioni ripetutesi anche in gennaio si verificarono anche violente mareggiate che causarono seri danni alle spiagge, alle strutture balneari e alle strade costiere. L’acqua marina, infatti, più alta del normale di circa mezzo metro durante le ore di alta marea, facilitò l’ingressione delle onde che risultarono più distruttive del normale.

Tra il 23 e 24 dicembre di quest’anno, nel basso Tirreno si è registrato un altro fenomeno di “acqua alta” con un sollevamento del mare sullo zero idrometrico durante le alte maree di 54cm a Palermo e 40cm a Palinuro! Nello Ionio il fenomeno è stato poco evidente. Il sollevamento è stato innescato da una accentuata diminuzione della pressione atmosferica connessa al transito di una perturbazione.
Proprio durante le alte maree una mareggiata sostenuta da venti di provenienza meridionale ha accentuato l’ingressione marina causando inconvenienti vari lungo le banchine basse di Ischia e di Lipari e alle zone maggiormente esposte alle onde.

A spiegarlo è il prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, dell’Università di Napoli Federico II che, dopo essersi occupato dell’Alluvione del Messinese Jonico, adesso sta approfondendo questo filone di studio insieme al team d studio scientifico coordinato dall’architetto Giuseppe Aveni, Direttore dell’Azienda Foreste Demaniali, e da Carmelo Citraro, Presidente Collegio dei Geometri e dei Geometri Laureati di Messina, e dai giovani appassionati dell’Associazione MeteoWeb ONLUS.

“Allo stato attuale si può affermare che l’acqua alta si può verificare sempre più frequentemente in concomitanza con sensibili abbassamenti della pressione atmosferica causata dal transito di forti perturbazioni”, ha spiegato Ortolani in un suo recente articolo pubblicato integralmente proprio su MeteoWeb.it, aggiungendo che “le conoscenze acquisite evidenziano che è possibile mettere a punto un adeguato sistema di monitoraggio che consenta di allertare cittadini e Istituzioni per evitare gli inconvenienti lamentati all’inizio di gennaio 2010 quando l’acqua alta ha invaso le banchine inaspettatamente cogliendo tutti impreparati. Si sottolinea che con l’accentuazione del sollevamento ripetitivo del livello del mare il fenomeno dell’acqua alta può anche aggravarsi specie se in concomitanza si dovessero verificare ripetute tempeste di vento. Per evitare che si realizzino opere inutili per difendere l’ambiente antropizzato e urbanizzato emerso si evidenzia che la costruzione di scogliere emerse o soffolte sarebbe del tutto inutile come difesa dal sollevamento del livello marino; tali opere, che servono per contrastare localmente gli effetti delle mareggiate, sarebbero comunque aggirate o sommerse”.

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