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Anche per Procida sia l’anno della Misericordia

Thomas Hobbesdi Michele Romano

Un evento dirompente e straordinario si è aperto l’8 dicembre scorso: il Giubileo della Misericordia, proclamato da Papa Francesco dentro un contesto così lacerante, drammatico e violento che investe il vissuto dell’uomo contemporaneo in tutte le sue angolature e diversità.

Perché proprio la misericordia? Quando tutto sembra procedere, perennemente verso la raffigurazione di Thomas Hobbes del mostro “Leviatano” dove il principio fondante è homo homini lupus (l’uomo è un lupo per l’uomo) e non risparmia nessuna dimensione, sia quella religiosa che laica, la risposta bisogna costruirla attraverso l’etimo latino con il suo significato: misereor (mi impietosisco) e corde (nel cuore). Cosa vuol dire? Non semplicemente passare sopra, dimenticare un atto oltraggioso subito, ma fermarsi a riflettere davanti ad esso, bloccare i propri impulsi con reazioni conseguenti e tentare la titanica impresa di comprendere le ragioni di chi ti ha prodotto l’offesa. Ecco l’essenza della Misericordia concentrata in una parola: il dialogo con il cuore aperto e con la mente libera da ogni pregiudizio egoistico. Così, lo stupefacente prete venuto dall’altra parte del Mondo, ha voluto lanciare l’impossibile sfida, attraverso un pregnante esercizio spirituale, da buon gesuita, della durata di un intero anno solare, di scoprire il farmaco giusto inerente alla riabilitazione e alla rigenerazione del genere umano.

Calandoci nella piccola realtà della nostra cara polis micaelica è cosa opportuna seguire, in modo partecipato, giorno per giorno, l’itinerario di questo lungo esercizio spirituale, per comprendere, al termine di esso, se la provocazione del Pontefice ha penetrato i cuori e le menti della collettività procidana. Come verificarla visivamente? Nelle modalità solidali delle relazioni interpersonali, nell’agire dei governanti, nella fruttuosità delle istituzioni preposte ai percorsi educativi e formativi, nella maggiore o minore consapevolezza degli operatori socio sanitari di diluire la loro rissosità per tornaconti personali ed offrire un servizio di qualità e più rassicurante per la salute dei cittadini, nello status di sensibilità raggiunta dai vari soggetti attori delle attività imprenditoriali del territorio a rendersi traino della cura ambientale, nel percepire, in altri termini, una comunità più conviviale, più predisposta alla condivisione, alla trasparenza e all’umiltà.

A questo punto non ci resta che attendere, non con staticità, ma con dinamicità speranzosa il dicembre del prossimo anno per comprendere in quale campo siamo giunti nella lotta infuocata tra l’egoismo e l’amore.

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