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Procida. Commento al vangelo di domenica 11 dicembre 2011


Nel mio Avvento io aspetto che si manifesti, si mostri l’altro volto di Dio nella pratica pastorale. Il volto di quel Padre di cui ci ha parlato Gesù: un Dio attento al dolore dei suoi figli e dunque determinato a far germogliare nel cuore dell’uomo e sulla terra “la giustizia concreta”.

Felice Scalia

Sessantatreesimo  appuntamento, con la rubrica dedicata ai commenti al vangelo. Eccovi il commento al vangelo di  Gv 1,6 8.19-28 per questa domenica 11 dicembre 2011, terza domenica del tempo di avvento che ci avvicina al Natale. Come sempre abbiamo il video di p. Alberto Maggi e la trascrizione da scaricare. insieme a una riflessione di Felice Scalia e p. José  Maria Castillo

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Insieme a queste potete vedere anche il video di don Lello Ponticelli con le “prediche senza pulpito”

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IN MEZZO A VOI STA UNO CHE VOI NON CONOSCETE
Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM
Gv 1,6 8.19 -28
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. […] Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».

Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Avvento di giustizia
Gv 1,6-8.19-28
Ricordo un cardine della mia educazione: «L’erba-voglio non nasce neppure nel giardino del re». E mi
domandavo da ragazzo: chi sa dove spunta questa bella erba! Oggi mi chiedo dove nasce, dove si coltiva
quella giustizia che il Signore, per bocca di Isaia, promette. E se non voglio dare la stura al pessimismo (credi
ancora nelle favole? Nella giustizia-uguale-per-tutti?) mi ripeto che la giustizia c’è, almeno nei sogni di Dio.
E che nei suoi piani essa deve diventare per il cuore dell’uomo qualcosa di semplice ed ovvio come semplice
ed ovvio è per il terreno fare germinare i semi.
Intanto credo di poter dire che aspetto con tutto me stesso un «regno di amore, di giustizia e di pace». Ma nel
mio Avvento aspetto qualcos’altro. Fino ad ora, dai fatti oltre che dalle parole, mi è stato presentato un Dio
molto sensibile alla verità ed alla legge, all’ordine ed alla correttezza morale, all’ortodossia ed agli
adempimenti della legge, all’ubbidienza ed alla tranquillità sociale. Con una espressione imprecisa dico che
tutto ciò è passione per la “giustizia astratta”. In nome di essa si credeva doveroso caricare fucili e cannoni,
addestrare boia, preparare leggi che permettessero guerre e inquisizioni, deportazione di schiavi e pingui
affari per i potenti.
Nel mio Avvento io aspetto che si manifesti, si mostri l’altro volto di Dio nella pratica pastorale. Il volto di
quel Padre di cui ci ha parlato Gesù: un Dio attento al dolore dei suoi figli e dunque determinato a far
germogliare nel cuore dell’uomo e sulla terra “la giustizia concreta”. Una giustizia che sta dalla parte degli
afflitti, dei poveri e dei disperati, dei disprezzati e degli affamati. Proprio per questa parzialità, per questo
stare accanto all’uomo che non ha altro se non la sua umanità, una tale giustizia sarebbe davvero “uguale
per tutti”. Con più chiarezza: aspetto che si manifesti il volto di Colui che è apparso nella risurrezione di
Gesù. È stato un Padre che, risuscitando la Vittima crocifissa, si è dichiarato dalla parte delle vittime e
dunque deciso ad attuare il suo divino progetto di redimere da ogni prepotenza umana.
L’uomo moderno non è un agnellino, tutt’altro. Ma una cosa gli è chiara: se Dio c’è, non può essere quello
ostentato dai cinturoni nazisti («Gott mit uns»), quello che avalla la crudeltà dell’uomo sull’uomo, o che
giustifica le ingiustizie strutturali del nostro mondo come esigenza suprema di ordine e di legge. Ed allora
dovrebbe essere chiara un’altra cosa, almeno per i battezzati: il Dio che viene in Gesù e prende dimora tra le
nostre case fascia cuori spezzati, proclama liberi gli schiavi, restituisce alle famiglie i prigionieri, dice a tutti
che inizia una civiltà nuova nel mondo, quella di una amore gratuito sotto gli occhi di un Padre che nel
nostro cuore mette il suo stesso Spirito.
È così nuovo tutto questo, così incredibile, talmente “buona notizia”, che viene scambiata per illusione
dall’uomo di sempre, più propenso a misurarsi nella violenza che a donarsi nell’amore. Cose come queste
non vanno proclamate soltanto, vanno testimoniate. E Giovanni, umile «testimone della luce», questo fa
chiamando al battesimo gli inquieti ebrei del suo tempo. «Prepara», «spiana la via al Signore» la cui proposta
eccede ogni nostra aspettativa moralistica. Dio ci vuole immersi in sé, con un cuore nuovo ed uno Spirito
nuovo, perché sulla terra la giustizia germogli e la speranza di un mondo “altro” nasca davvero tra noi.
Questa umiltà della testimonianza affascina poco noi cristiani che preferiamo essere luce e non soltanto
testimoni della luce, parola definitiva di giustizia e non solo indicatori della sua vera sorgente. Davvero,
contro le follie quotidiane degli uomini, non abbiamo che questa indomita speranza di Dio, garanzia per il
nostro diritto a «rallegrarci nel Signore».
*gesuita, teologo dell’istituto Ignatianum di Messina, ha insegnato alla Facoltà Teologica dell’Italia
Meridionale. Attualmente svolge attività di animazione di gruppi e comunità religiose ed è impegnato
nell’associazione Nuovi Orizzonti. Il suo ultimo libro è “Il Cristo degli uomini liberi” (La Meridiana, 2010)

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