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Carabiniere salvato nella notte a Procida: ma l’ospedale rischia di essere “declassato”

presidio ospedaliero procidadi Domenico Ambrosino

Una storia di buona sanità che vale la pena di raccontare, fra tante brutte notizie. Avviene a Procida: è mezzanotte di lunedì scorso quando Vito G., 53 anni, carabiniere calabrese sposato con una donna dell’isola, cade rovinosamente in casa. La rottura della milza gli causa una profonda emorragia. Al presidio di pronto intervento isolano, dove il militare viene trasportato dall’ambulanza del 118 prontamente allertata telefonicamente, l’equipe medico–chirurgico ostetrica di turno, s’avvede subito dell’estrema gravità del trauma.

Non c’è tempo da perdere. Ogni minimo ritardo potrebbe essere fatale. Niente trasferimento in un più attrezzato ospedale della terraferma. Si decide per l’intervento chirurgico in loco. Alle quattro del mattino, un sospiro di sollievo: l’intervento è riuscito, viene di nuovo allertato il 118. Il paziente, stabilizzato, può essere trasferito con l’eliambulanza alla rianimazione dell’ospedale Incurabili di Napoli per il decorso post operatorio.

Nella moltitudine dei casi di malasanità, questo piccolo esempio di buona sanità, accaduto di notte, in una piccola isola, acquista un valore particolare valore, specie dal punto di vista sociale. Spiega il dottor Luigi Caruso, uno dei medici chirurghi che opera presso il piccolo presidio sanitario procidano: «Salvare una vita umana non ha prezzo. Grazie ai colleghi Massimiliano Mandato, Luigi Scotto ed Emilio Mondo, all’infermiere di sala operatoria Eduardo Russo, a tutta l’equipe medico–sanitaria del presidio, ciò è potuto avvenire. Eppure il presidio medico, chirurgico ed ostetrico procidano, attivo 24 ore su 24, rischia di essere declassato a semplice posto di pronto soccorso, nel prossimo piano regionale della sanità».

Di qui, un appello: «I procidani lo lo difendano con tutte le loro forze. Gli attuali otto posti letto disponibili, con i servizi che esso assicura, in special modo la presenza operativa medico, chirurgica ed ostetrica, 24 ore su 24 , sono un requisito essenziale a cui l’isola non può assolutamente rinunciare. Specialmente se si considera anche il quasi raddoppio della popolazione nel periodo estivo per l’arrivo di migliaia di turisti italiani e stranieri», conclude il medico.

Massimo Noviello, animatore negli anni Ottanta di mitiche battaglie per la conquista di una sanità «piccola, efficiente e non sprecona» sul territorio isolano, incalza: «Con la salute non si scherza. Nel passato l’isola è scesa in piazza compatta, migliaia di persone a manifestare nelle strade, c’è stato addirittura il blocco del porto per alcuni giorni, proprio per conquistare questo presidio sanitario che, come si è verificato, in casi di emergenza indifferibile, consenta di intervenire subito. La motovedetta ambulanza, l’eliambulanza, sono strumenti importanti e indispensabili per il trasferimento dei traumatizzati e delle partorienti negli ospedali del continente. Ma non bastano. Siamo, perciò, pronti ad una nuova mobilitazione generale se, nel mare degli sprechi sanitari italiani, si volesse economizzare tagliando i nostri servizi».

da IL MATTINO

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Un commento

  1. Un oasi nel deserto. Tante volte essere trasferito in un ospedale di terra ferma significa giacere per giorni su una barella lungo un corridoio di corsia!

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