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Cresce la partnership tra pirati somali e miliziani islamici.

Di Ferdinando Pelliccia via Liberoreporter.it

I predoni del mare somali, a causa della più forte difesa dei mercantili hanno dovuto quindi cambiare il loro obiettivo. Pur restando quello principale la cattura di una nave commerciale e il suo equipaggio, i banditi del mare hanno iniziato a rapire anche turisti e operatori umanitari stranieri.

I recenti sequestri di turisti e di operatori umanitari stranieri in Kenya, che poi sono stati trasferiti in Somalia, è la dimostrazione che si fa sempre più forte la cooperazione tra i miliziani islamici filo al Qaeda degli al Shabaab e i pirati somali. Il motivo di questa partnership sembra dettato dalla reciproca necessità di trovare denaro per finanziarsi. In proposito interessante il recente intervento fatto da Carlo Biffani, esperto di intelligence internazionale e direttore della Security Consulting Group, SGC: “Il fenomeno del rapimento di occidentali in zone di crisi nel mondo è in aumento in quanto sempre più redditizio dal punto di vista del ritorno in termini di visibilità mediatica per i gruppi che lo effettuano ed anche perchè a fronte di rischi minimi garantisce alle organizzazioni criminali ritorni economici importanti”. Per Biffani la facilità con cui si consumano i sequestri è la conseguenza soprattutto della scarsa, se non addirittura assente, preparazione, in termini di security e contenimento del rischio, in certe aree del mondo.
Finora le gang del mare avevano catturato e trattenuto in ostaggio solo marittimi. Si tratta dei membri dell’equipaggio dei mercantili abbordati nel mare del Corno D’Africa e Oceano Indiano. Lavoratori del mare che sono poi, tenuti in ostaggio finchè, per il loro rilascio, non vengono pagati dei riscatti. Fino a poco tempo fa bastavano poche centinaia di migliaia di dollari, oggi ne occorrono milioni. Per questo motivo negli ultimi tre anni, la più grande minaccia regionale nel mare del Corno d’Africa è stata indicata la pirateria somala. Negli ultimi mesi invece, le tante misure di contrasto adottate hanno ridotto o spostato altrove il numero di attacchi pirati nel mare del Corno d’Africa e Oceano Indiano. Però, contrastare il fenomeno, con un enorme dispiegamento di navi da guerra europee, americane, della NATO, cinesi, indiane, iraniane, e di altre forze navali militari internazionali, non ha però eliminato la causa del fenomeno. Infatti, i pirati restano e ora sono più disperati di prima e impauriti. Si stima che vi sono attualmente attivi circa 2mila pirati somali. I loro ranghi si sono infoltiti per l’arrivo di somali disposti a tutto pur di guadagnare. Questo ha permesso anche di poter sostituire tutti i pirati morti o incarcerati. Ed è questo, uno dei principali ostacoli per porre fine alla pirateria somala. Mentre alcuni di loro sono dei semplici pescatori, molti altri sono degli avventurieri in cerca di denaro. Altri ancora sono dei criminali che vogliono solo cercare di finanziare interessi occulti , come il terrorismo. I predoni del mare somali, a causa della più forte difesa dei mercantili, anche ricorrendo a team di sicurezza a bordo, hanno dovuto quindi cambiare il loro obiettivo. Pur restando quello principale la cattura di una nave commerciale e il suo equipaggio, i banditi del mare hanno iniziato a rapire anche turisti e operatori umanitari stranieri. Si tratta per lo più di persone rapite in Kenya. Il fatto che poi, per i loro rapitori è stato possibile condurli, attraverso il territorio somalo controllato dagli al Shabaab, fino alle aree costiere somale controllate invece, dalle gang del mare, vuol dire una sola cosa: che esiste una sorta di cooperazione tra i miliziani islamici e i banditi del mare somali. Un fatto questo che consente il libero transito nei territori controllati dai ribelli islamici. Tutto sembra infatti, far pensare che data l’attuale situazione di ‘stallo’ della pirateria marittima, le organizzazioni terroristiche stiano finanziando e fornendo supporto materiale ai pirati somali per consentire la loro funzionalità. Nelle scorse settimane il settimanale tedesco ‘Bild’ rivelava dalle sue pagine che i gruppi terroristici stanno chiedendo soldi ai pirati somali per sostenere il terrorismo. Una sorta di pizzo. Sembra infatti, che parte dei riscatti versati nelle casse dei pirati somali stiano andando, almeno in parte, circa il 20 per cento, anche ai miliziani islamici somali degli al Shabaab. Il Governo di Transizione Federale somalo, Tfg, con sede a Mogadiscio, recentemente ha compiuto alcuni sforzi nella lotta alla pirateria marittima. Però, gli sforzi maggiori li sta compiendo lo stato autonomo somalo del Puntland, che finora nel suo territorio ha arrestato centinaia di pirati somali, gli ultimi 15, alcuni giorni fa nel corso di una operazione di antipirateria condotta in alcune aree della Somalia centrale dove sono state raddoppiate le truppe impegnate. Questo stato potrebbe fare di più nella lotta al fenomeno, ma è alle prese con la mancanza di risorse a differenza del Tfg che è sostenuto economicamente dalla comunità internazionale. Contro gioca anche il fatto che non è riconosciuto a livello internazionale.

Ferdinando Pelliccia

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