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La cucina procidana nelle “Ricette del mare e dell’isola”

maria iovinedi Giacomo Retaggio

La civiltà di un popolo e di una comunità si misura anche (ma, forse, soprattutto) dalla sua cucina e dal gusto per il cibo. Il piacere che se ne ricava riconcilia con la vita e fa dimenticare gli affanni e le difficoltà. Il nuovo libro sulla cucina procidana, edito da “Fioranna”, a cura di Maria Iovine, che sarà presentato giovedì 31 luglio, alle ore 20, alla Chiaiolella nell’ambito della Fiera del libro, è nel suo genere una sorta di incursione, ricca di spunti lirici e amorevoli, nella tradizione culinaria dell’isola. Ed è anche una celebrazione nel ricordo delle tante donne procidane che si sono dedicate negli anni a cucinare per gli altri, in famiglia e nei ristoranti, spesso per necessità, ma più spesso per amore dell’arte.

Perché il preparare un piatto è soprattutto un atto di amore e di passione. E si parla, già nel sottotitolo, di “Procidane in cucina” quasi a voler sottolineare, in un’epoca come l’attuale in cui dietro i fornelli la fanno da padroni i maschi, l’importanza femminile nella cucina. A prima vista sembrerebbe quasi una presa di posizione  sessista, ma non lo è. La verità, invece, è che le donne, nei secoli ed in tempi di sicuro più bui dei nostri, si sono sempre dovute arrabattare con i pochi ingredienti a loro disposizione, ma con molta fantasia, a creare dei piatti quanto più godibili possibile. Il titolo del libro è “Ricette del mare e dell’isola” quasi a sottolineare l’interdipendenza tra Procida ed il mare che la circonda.

La nostra isola è un microcosmo, erede di una civiltà antichissima, che sa di terra, di vento e di salmastro marino. E nella sua cucina si avverte l’odore della terra zappata di fresco e del mare. La luminosa copertina del libro, che riproduce il manifesto di Mario Puppo del 1952,  evidenzia una tipica architettura procidana con una carrozzella in cui un passeggero vestito di bianco appare molto rilassato, come a dar corpo al titolo in basso “Procida, l’isola della tranquillità”.

Questa pagina da sola condensa tutto il senso del libro e da la misura della maturità editoriale raggiunta dalla casa editrice Fioranna. La pubblicazione ripercorre in una sorta di amorevole amarcord la storia della cucina procidana degli ultimi cinquanta, sessant’anni attraverso le foto delle sue protagoniste riprese in atteggiamenti spontanei e momenti della loro semplice vita quotidiana. Scorrere le pagine patinate di questo libro con le meravigliose illustrazioni delle pietanze preparate ed in bella mostra stimola la fantasia e le papille gustative del lettore.

Così come le foto dei carciofi e dei ricci di mare sembrano trasmetterne l’odore della terra e del mare. La casa editrice “Fioranna” con questa opera ha inteso aggiungere un altro mattone al corposo edificio letterario e culturale che, ormai da diversi anni, valorizzando le energie intellettuali locali, sta costruendo intorno a Procida. Impegno vasto ed impegnativo che va ben al di là del puro interesse commerciale per approdare ad un profondo amore per l’isola, alla sua cultura, alla sua storia e alle sue tradizioni. La casa editrice “Fioranna”, che negli ultimi anni è diventata una sorta di icona nel panorama culturale isolano, ben conscia dell’importanza della cultura come motore sociale ed economico, porta avanti da tempo un progetto per quanto riguarda Procida: far conoscere l’isola nel mondo partendo da lavori inerenti la sua storia, le sue tradizioni, il suo folklore ed il suo artigianato. Ed anche la sua cucina.

In questa ottica si iscrivono le pubblicazioni effettuate fino ad ora, come, ad esempio, tra le altre, “Progetto lino…”, “Procida il giorno dei Misteri”, “Antica sagacia procidana”, “Ex- voto”. E questo solo per citarne alcune. Progetto ambizioso, che nonostante le difficoltà e gli inevitabili fraintendimenti con qualcuno, sta già dando i suoi frutti. Chi scrive è convinto che la sagacia e l’entusiasmo di questo editore avranno ragione delle difficoltà con tutte le positive ricadute su Procida ed i Procidani.

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