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Difesa e salvaguardia del limone procidano

Di Michele Costagliola – Facoltà di Agraria

PROCIDA – Il limone, in tempi passati, ha rappresentato un vero e proprio patrimonio per l’isola di Procida. Molti contadini infatti esportavano il prodotto a svariati mercati del Golfo, per poi beneficiare di ottimi compensi redditizi.

Con il passare del tempo, però, in seguito alla crisi economica, e agli elevati costi di trasporto, il limone si è svalutato sul mercato e questo agrume dalle proprietà organolettico-sensoriali straordinarie, è finito sempre più nel dimenticatoio e nell’indifferenza di un’ampia schiera di isolani.

L’abbandono della cura e della manutenzione di questi alberi eccezionali, li ha resi sempre più suscettibili all’attacco di malattie fungine, spesso deleterie. E’ il caso del mal secco degli agrumi, il cui agente causale è la Phoma tracheiphila, che si propaga attraverso gli organi di conservazione (conidi), e che penetrando attraverso le ferite nel periodo compreso tra ottobre-febbraio dopo periodi umidi e piovosi, si insedia nei vasi legnosi e provoca una tracheomicosi.

Presenta due tipi di decorso: -lento – o basipeto, allorché i primi sintomi si manifestano sulle foglie apicali, che presentano vere e proprie decolorazioni ed ingiallimenti sulle nervature. Con il passare del tempo si ha una progressiva filloptosi che partendo dalla zona inferiore della pianta, provoca addirittura la perdita dei rametti. Questo processo che può generare anche la formazione di polloni culminerà con la morte della pianta nel giro 4-5 anni.

– rapido – o acropeto, inizia dalla zona radicale per poi instaurarsi nelle parti sovrastanti dell’albero e può concludersi con la morte della pianta nel giro di poche settimane. Questo tipo di decorso è il peggiore e il più temuto, essendo quasi fulmineo. Altre sintomatiche, che si possono rilevare su una pianta affetta da malsecco sono le colorazioni rosa salmone assunte dal legno infetto dopo trattamento con ammoniaca.

Per fortuna esistono alcuni metodi, grazie ai quali è possibile scongiurare che la malattia prenda il sopravvento sull’intero albero e quindi prevenirla.

Se non siete ancora in possesso di piante di limone e le vorreste acquistare per il vostro giardino, cercate varietà resistenti. Ad oggi la garanzia è data dai vari “Monachello”, “Interdunato”, “Quattrocchi”, che assicurano anche ottime rese qualitative.

Se viceversa siete già in possesso di qualche pianta o di veri e propri limoneti, non esitate a proteggerli con frangiventi e reti antigrandine, e non eccedete mai nelle concimazioni azotate.  Per tale motivo è buona norma evitare consociazioni autunno-vernine, che necessitando di ricche concimazioni, potrebbero danneggiare l’apparato radicale dei vostri alberi.

Ed anche la pratica della lavorazione intensiva è tutt’altro che vantaggiosa, dal momento che le radici presenti negli strati superficiali, potrebbero essere soggette a ferite e quindi dare il via libera all’insediarsi di malattie. Come si può notare tutto va fatto con criterio.

Scrupolosa attenzione e altrettanta pazienza, occorrono anche nel lavaggio e disinfezione degli attrezzi della potatura, qualora abbiate il dubbio che le piante in questione possano essere affette da malattia.

E non cadete mai nell’errore di effettuare innesti su piante infette.

Però, non sempre è scontato che una pianta di limone affetta da malsecco, sia destinata alla morte. Basta, che dopo aver notato le sintomatiche ed avuto la certezza che la nostra pianta sia stata colpita dal fungo, procediamo alla rimozione delle frazioni di ramo, andando a reciderli 30 cm prima della zona infetta.  I rami asportati vanno immediatamente bruciati e quelli residui trattati con rameici.

Altro aspetto su cui voglio soffermarmi è la potatura, una pratica necessaria per la salute, la vigorìa e l’estetica del nostro limoneto. Operazione che risulterebbe ancora più efficace, se praticata in periodi opportuni, in modo da non compromettere il benessere della pianta.

In teoria sarebbe anche corretto compiere interventi di questo genere nel periodo di luglio, ma provocherebbe una cascola anticipata dei limoni.

Alla luce di ciò, è consigliabile compiere tali pratiche a metà settembre in modo da permettere alle ferite generate dalla potatura di rimarginare prima della stagione invernale.

E’ doveroso accennare anche ai trattamenti chimici che possano contribuire alla difesa delle nostre piante, in particolare all’impiego di prodotti rameici nel periodo compreso tra ottobre-febbraio immediatamente dopo eventi meteorici avversi quali forti venti, grandinate e gelate.

Termino con una riflessione. La maggior parte di questi alberi furono piantati in passato dai nostri antenati, che con vera passione, continuo impegno e tanta abnegazione ebbero cura di essi per anni e anni, lasciando a noi un grande patrimonio, tanto è vero che il limone è diventato un esclusivo prodotto di Procida, e famoso oggetto di attrazione da parte dei turisti.

La mancanza di cura, o addirittura l’abbandono completo di questi splendidi alberi, rappresenta una mancanza di rispetto verso chi in passato ha dedicato ad essi la propria vita, profondendone fatica e sudore.

Sarebbe un vero peccato assistere al decadimento di tutto ciò che in passato ha costituito un grande tesoro, un vero caposaldo della nostra isola.  

 

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Un commento

  1. francesco lubrano lavadera

    bellissimo articolo . Purtroppo i limoneti a Procida sono destinati ad essere solo un ricordo – vuoi per l’abuso edilizio che e’ stato fatto e che si continua a fare con la complicita’ di tutti , vuoi perche’ l’agricoltura isolana non esiste piu’ (anche perche’ al tempo di oggi con quello che si potrebbe ricavare dalla terra sarebbe ben poco). Quindi non c’e’ da meravigliarsi che al posto dei famosi limoneti sorgono case (a volte anche di pessimo gusto) o parcheggi . La politica negli anni addietro nulla ha fatto per arrestare tale fenomano e quindi chi e’ causa del suo male pianga se stesso ………

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