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Procida. Commento al vangelo di domenica 12 febbraio 2012.


Settantatreesimo appuntamento, con la rubrica dedicata ai commenti al vangelo. Eccovi il commento di questa domenica 12 febbraio 2012. Il vangelo di oggi è di  Mc 1,40-45 . Come sempre abbiamo il video di p. Alberto Maggi con la relativa trascrizione da scaricare e file  AUDIO insieme a una riflessione di  Jacques Gaillot , padre Adriano Sella e di Josè Maria Castillo.

“Signore, tu che non escludi nessuno, aiutaci a vincere la nostra paura per andare incontro a coloro che la società emargina, aiutaci a superare le barriere che ci separano e ci dividono. Possa la tua chiesa essere la chiesa degli esclusi e non la Chiesa che esclude”. J Gaillot

Un abbraccio e buona settimana!  Lina

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Insieme vi proponiamo come riflessione il video di don Lello Ponticelli con le “prediche senza pulpito”.

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VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO – 12 febbraio 2012

LA LEBBRA SCOMPARVE DA LUI ED EGLI FU PURIFICATO

Commento al Vangelo di p. José Maria CASTILLO

Mc 1,40?45 [In quel tempo,] venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».

Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

ESCLUSI

Jacques Gaillot

Mc 1,40-45

«Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi guarirmi!”. Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, guarisci!”. Subito la lebbra scomparve ed egli guarì»

Un lebbroso va a trovare Gesù. Non si dice: un uomo che aveva la lebbra. No. Lo si indica direttamente con il nome di questa malattia terribile e contagiosa: “un lebbroso”. È obbligato ad allontanarsi dalla città e dai luoghi abitati, stando sempre a distanza dalle persone. In più, è considerato come un maledetto da Dio. Questo escluso dal mondo dei vivi fa paura. Ci si protegge da lui, cominciando ad ignorarlo. C’è condizione più terribile?

Come non pensare agli esclusi delle nostre società moderne: gli stranieri, i sans-papiers, obbligati a sopravvivere perché non hanno alcun diritto, le famiglie ammucchiate in tuguri da molti anni, i vagabondi di cui tutti hanno paura e che nessuno vuole sul proprio territorio, i disoccupati che non desiderano più mostrarsi perché intaccati nella loro dignità, i giovani che si suicidano perché si sentono di troppo e non amati, e persone anziane che soffrono terribilmente di non vedere più nessuno, i prigionieri che urlano di disperazione nelle loro celle… La litania è lunga! Ci sono tante persone che non contano più per gli altri! Assomigliano al nostro lebbroso del Vangelo, separato dal mondo dei viventi.

Durante l’inverno del 1996, trecento africani sans-papiers occupano la chiesa di Sant’Ambrogio a Parigi. Non si era mai vista una cosa simile, un fulmine a ciel sereno. Era la prima occupazione di una chiesa parigina, venivano a cercarvi protezione e sostegno. Era la loro ultima risorsa. Sulla piazza della chiesa un gruppo mi ha preso in disparte.

“Questi africani non hanno nulla da fare nella chiesa. Sono dei mussulmani. Vadano in una moschea”. Ho risposto senza successo che la chiesa era la casa di Dio e dunque una casa per tutti. Essi hanno continuato: `Bisogna togliere l’Eucarestia, perché la presenza di questi stranieri sconsacra la chiesa”.

Io feci notare che la chiesa era spesso vuota. Per una volta che era piena di gente, Dio non poteva che rallegrarsene. Non è forse venuto per stare con il suo popolo? Niente li convinse.

“Dove andremo a celebrare la messa domenica? Non potremo certo celebrare con quella gente! Io citai il canto conosciuto delle nostre assemblee domenicali: “Lasceremo un posto allo straniero?” Per una volta che gli stranieri sono qui con noi, noi celebreremo diversamente, aperti a tutta la famiglia umana. Ma io sentivo che per me era tempo di andarmene.

Il sabato mattina, all’alba, molti poliziotti circondarono la chiesa. Il prefetto di polizia ordinò di sfrattare le famiglie. Lo spettacolo era insopportabile. Donne e bambini erano brutalmente spinti fuori la chiesa. Io gridai la mia rabbia davanti ad una televisione. Quando si mandano via degli stranieri da una chiesa, si sconsacra la chiesa, il giorno dopo, domenica, la messa fu celebrata come al solito, o quasi..

Un lebbroso va a trovare Gesù. Che coraggio! Osa avvicinarsi a Gesù. È inconcepibile. Per lui, è l’occasione buona o mai più. Tenta tutto per tutto, sfidando le leggi e gli interdetti. Ne va della sua vita. Da quest’uomo chiamato Gesù aspetta compassione e comprensione.

Gesù non lo rifiuta e non si sottrae. Spezza con un solo gesto il muro che abitualmente separa le persone facendo rientrare il lebbroso nel mondo dei vivi. Stende la mano e lo tocca.

Gesù osa toccare il lebbroso. Corre questo rischio dicendogli:Lo voglio, guarisci!” E subito la lebbra lo lascia. Non solo quest’uomo è guarito ma diventa un uomo come gli altri col diritto di accesso in tutti ì luoghi abitati. Ormai potrà andare e venire nella città in mezzo altri. Diventa capace di vivere, entrare in relazione, di fare dei progetti . Una nuova vita gli si apre dinanzi. Sì capisce la sua gioia e il si desiderio di dire subito quanto gli succede. Immediatamente, è Gesù che diventa l’escluso ed è obbligato a evitare i luoghi abitati.

Mi è capitato di accompagnare alla prefettura di Parigi Djam giovane algerino senza documenti. Era convocato per i suoi documenti.

È sempre un momento molto importante. Sarà accettato? Sarà rifiuto? Quando non si hanno i documenti, non si è nessuno. Non si ha alcun diritto. Si tenta dì sopravvivere. Djamel era già stato convocato più volte, ma senza esito. Ogni volta, mancava sempre qualcosa ai documenti.

Ma quel giorno Djamel ottiene un permesso di soggiorno di 30 giorni. Era una vittoria, anche se 30 giorni sembrano un tempo irrisorio! Uscendo dalla prefettura, camminando sul marciapiede tra la folla, Djamel alzò il braccio mostrando con fierezza il suo pezzo dì carta. Mi disse: “Ora io sono un cittadino come gli altri”. Poteva camminare per strada a testa alta, senza essere costretto a rasentare i muri, con l’ossessione di essere fermato dalla polizia. Si sentiva riconosciuto.

“Signore, tu che non escludi nessuno, aiutaci a vincere la nostra paura per andare incontro a coloro che la società emargina, aiutaci a superare le barriere che ci separano e ci dividono. Possa la tua chiesa essere la chiesa degli esclusi e non la Chiesa che esclude”.

Jacques Gaillot vescovo francese

Nessuno impedisca a Dio di amare gli ultimi

Mc 1,40-45

Marco continua a raccontare la vita quotidiana di Gesù nella Galilea. Gesù  incontra un lebbroso che fa parte del gruppo dei più esclusi dell’epoca: i reietti della società di quel tempo.
Fa impressione e crea indignazione rileggere i brani del Levitico, dove sono contenute le norme e le leggi sui lebbrosi che erano ancora in vigore ai tempi di Gesù. La lebbra veniva considerata, seguendo le norme trasmesse da Mosè, una vera maledizione di Dio. I lebbrosi erano visti come gli impuri e per questo dovevano andare gridando «impuro, impuro». Era prevista una vera cacciata dalla comunità, in modo che i lebbrosi evitassero di contaminare gli altri. Per questo, i lebbrosi erano costretti a vivere lontano dalla gente e in luoghi appartati e isolati da tutti.  Inoltre, venivano esclusi dall’abbraccio di Dio perché considerati impuri e quindi abbandonati anche da Dio. In pratica, i lebbrosi soffrivano tre grandi abbandoni ed esclusioni: a livello sociale, religioso e perfino quello di Dio. Solamente il sacerdote poteva farli ritornare in mezzo alla gente, dopo aver constatato la guarigione dalla lebbra, consegnando nelle mani del clero di quel tempo il potere enorme di escludere e di riammettere.
Mettiamoci nei panni di un lebbroso di quell’epoca! Quale tragedia per una persona che all’improvviso si trovava addosso la lebbra e veniva forzato a vivere nell’isolamento e lontano da tutti, perché nessuno lo poteva più avvicinare e toccare. Cacciato dalla sua casa, strappato dalla sua famiglia e isolato in un ghetto lontano da tutti. Inoltre, quella religione impediva anche a Dio di avvicinarsi al lebbroso per potergli manifestare tutto il suo amore. La religione era diventata il maggiore ostacolo per Dio, perché impediva la vicinanza di Dio ai sofferenti e soprattutto ai rigettati dell’umanità, a causa di una classe sacerdotale che dettava leggi terribili di esclusione dall’abbraccio di Dio.
Mentre è straordinario e rivoluzionario quello che Gesù fa nel farsi incontrare dal lebbroso. Innanzitutto, non lo respinge e neppure lo allontana, come era comune, per paura di essere contaminato, ma lascia che si avvicini. L’evangelista ci dice che Gesù è «mosso a compassione». Questa espressione biblica può essere tradotta secondo alcuni biblisti con «sentì ribollire le sue viscere», ossia un Gesù che s’indigna molto di fronte a quello che accadeva in quel tempo soprattutto nei confronti degli ultimi.
Dopo aver preso coscienza di come venivano trattati i lebbrosi in quel periodo, possiamo capire che Gesù aveva tutto il diritto di indignarsi e arrabbiarsi, soprattutto nei confronti delle autorità religiose che si arrogavano il potere di impedire a Dio la sua vicinanza ai piccoli. Gesù poi stende la mano sul lebbroso, ossia chiede la benedizione di Dio. Altro che maledetto da Dio, come avevano diffuso! Mentre il Dio di Gesù Cristo vuole essere accanto a chi viene rifiutato. Gesù arriva fino a toccarlo. Cosa incredibile e impensabile! Perché causava impurezza e, quindi, anche il figlio di Dio veniva escluso dall’abbraccio di suo Padre, secondo i dottori della legge.
Insomma, Gesù rompe con quelle norme religiose terribili e apre una nuova era: la guarigione del lebbroso che è segno della presenza salvifica del Messia. È Gesù il Messia che si presenta con una nuova veste: colui che è venuto per poter avvicinare Dio all’umanità più sofferente ed esclusa.
Nessuno, proprio nessuno, neppure il vescovo o il papa, può arrogarsi il diritto di impedire a Dio di abbracciare gli ultimi, coloro che oggi sono i più esclusi, e di costruire il nuovo a partire dai poveri.

*missionario e sacerdote, coordina la Commissione diocesana Nuovi Stili di Vita di Padova


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