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I mali della Sardegna: la tentazione di delegare sempre a mani prodigiose di un salvatore da ‘fuori’

L’amico Ammiraglio Nicol Silenti sul quotidiano on line “ad Maiora Media”, parlando della Sardegna, propone una riflessione su alcuni comportamenti riscontrati nell’agire di quel popolo. All’attento lettore interpretare se ci sia o meno assonanza anche con la piccola realtà dell’isola di Procida.

“Un mare di problemi da risolvere con il solito rimedio buono per tutte le stagioni: delegare tutto alle mani prodigiose di un salvatore dell’Isola. A dispetto delle epoche storiche, delle conquiste subite o della pur giovane Autonomia, in troppi, tra politici e comuni cittadini sardi, continuano a pensare che la panacea dei propri mali non solo esista con certezza, ma arrivi di sicuro da lontano, da ‘fuori’.
Un atteggiamento che pur con l’esperienza di decenni di vita e di lavoro in Sardegna e da Sardo ormai a
tutti gli effetti si fa fatica a comprendere e ad accettare, e che mal si concilia con l’animo di un popolo
così orgoglioso della propria storia, della propria lingua, dei propri costumi identitari e del proprio
anelito ideale all’autodeterminazione, ferma restando la necessità propria di uno Stato di inserire i
problemi locali in contesti decisionali nazionali, soprattutto alla luce dell’attuale scarso peso politico
istituzionale dei rappresentanti isolani negli organismi di vertice italiani. Così, invece di vivere come
un’intromissione o un’ingerenza inopportuna l’intervento ‘esterno’ di chi si intromette a qualsiasi titolo sulle vicende di una terra che richiede conoscenze approfondite e spesso specifiche, in troppi in Sardegna continuano a ritenere che esista solamente un modo per risolvere le controversie nell’Isola: delegare a chiunque, a patto che non si tratti di un Sardo. Uno schema mentale e una formula logica che non si comprende affatto dove possa trovare il proprio fondamento.
La vicenda del Porto canale di Cagliari è soltanto l’ultima questione in cui affiora la solita tentazione di
alcuni di delegare a Roma, e al politico del momento, la soluzione di quei mali che troppo spesso gli
stessi governi nazionali, col contributo determinante della classe dirigente sarda degli ultimi tre decenni
almeno, hanno prodotto in quantità industriale. Eppure a questa terra meravigliosa non fanno certo
difetto competenze, capacità ed esperienze di tanti professionisti che, ciascuno per il proprio ambito di
riferimento, potrebbero essere un prezioso aiuto nel superamento dei nodi più intricati: basterebbe
soltanto che la politica sarda avesse l’umiltà e la saggezza di delegare la soluzione di questioni
tanto specifiche a chi dispone degli strumenti e delle conoscenze per affrontarli e scioglierli. E
accettare, pure controvoglia, che si tratti di cittadini sardi, di nascita o d’elezione, archiviando una volta
per tutte quell’insopportabile campionario di familismo che in troppi casi si è voluto sostituire al merito.
Una vicenda, quella del Porto Canale, incresciosa almeno tanto quanto quella recente del prezzo del
latte di pecora e della rivolta dei pastori, anch’essa affidata alle ‘sapienti’ mani di un governo nazionale
e di un Ministro dell’Interno meneghino che, oltre alla solita gragnola di parole, ben poco di concreto
hanno fatto. Vicende, quella dei pastori e del Porto canale, che sono figlie dell’ottusità e
dell’incompetenza dei tanti che a vario titolo vi hanno posto mano, aggrovigliando i fili invece di districarli, e riducendo quello che avrebbe dovuto essere il cuore strategico dell’espansione industriale sarda. Che il Matteo Salvini di oggi o il Matteo Renzi di ieri possano di punto in bianco e da soli sovvertire la faccenda è una pia speranza che fa venire voglia di sorridere, ma il fatto che a qualcuno in Sardegna baleni anche solo per un istante l’idea che il miracolo possa davvero avverarsi in questo modo è un qualcosa che produce indignazione, rabbia e frustrazione: sentimenti che conosce bene chi davvero ama questa terra, e che non può pertanto arrendersi di buon grado alla pochezza di chi si ostina a gettare quest’ingiusta luce sinistra sull’intelligenza del popolo sardo e di chi questo popolo è chiamato a rappresentarlo.
Eppure la storia della Sardegna è quella di un popolo capace di dare all’umanità premi Nobel,
intellettuali di fama mondiale, personalità di grande spessore e un esercito di persone comuni valide,
capaci e perbene: un patrimonio di donne e uomini che supera di gran lunga la percezione che i Sardi
hanno in genere di loro stessi e delle loro capacità”.

Nicola Silenti

(sardegna.admaioramedia.it)

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Un commento

  1. Il dott. Silenti nella sua lunga e dettagliata esposizione dei fatti accaduti in Sardegna, affronta un argomento che, si ritrova a vari livelli e a varie tipologie di avvenimenti su tutto il territorio nazionale . Delegare a organi competenti ciò che si ritiene di locale amministrazione, quando questi non hanno la causale e la conoscenza diretta di questioni perlopiù datate è sciocco e, crea ulteriori pastoie burocratiche dove dovrebbe esserci efficienza e conseguenzialità d’intervento .
    Questo accade poi che le responsabilità d’ogni opera intrapresa si vorrebbero delegare a terzi, per non dover rispondere direttamente a chi ce li avrebbe commissionati . Sostenere la necessità d’un cambiamento in tal senso dovrebbe essere scopo e presupposto primario d’ogni organismo locale, per aquisire autonomie e soluzioni corrette e consistenti, favorevoli prevalentemente a chi quotidianamente vive il territorio civico, storico e geografico occupato .

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