I tempi di parole vuote e parole piene

Di Michele Romano

Nell’attuale percorso storico dell’Umanità, così convulso, tragico, con un alto tasso di virulenza, vogliamo analizzare le parole che si sono svuotate della loro essenza e quelle che hanno acquisito una eccessiva prepotenza. Alla prima categoria appartengono: La tolleranza che libera dal pregiudizio. La misericordia che ostacola l’agire crudele. La civiltà, scienza del garbo che educa alla socievolezza e alla familiarità. Il coraggio che possiede lo spirito della salvezza. Il dolore che ci fa tornare tutti bambini. La morte, intesa come passaggio verso la felicità del respiro cosmico. La perseveranza, il continuare ad andare avanti a dispetto delle circostanze avverse. La prudenza, lungimiranza e attenzione a prepararsi alle necessità e alle vicende della vita. La lealtà che Shakespeare definisce: “Spirito altero in cuore onesto e schietto come gemma chiusa in uno scrigno da proteggere con dieci serrature”. L’amore che Confucio ci presenta così “Amare qualcuno o qualcosa significa desiderare che essa viva”. La felicità, che come dice Sofocle, dipende dalla saggezza. La ragione che sbaraglia le paure ed educa all’etica della responsabilità. La pace che concede ad una società, il tempo della riflessione calma e pacata, produttrice della maggior parte delle cose buone. Nella seconda categoria, che puntualmente, imperversa nella nostra quotidianità, troviamo: La paura che ci rende deboli, abbatte il senso di sicurezza, mortifica la fermezza. L’arroganza, parte integrante, terribile e discutibile dell’esistenza. Il tradimento, inteso come atroce inganno della propria coscienza. Il delirio del credere che si possa vivere e prosperare senza comprensione reciproca e senza la sicurezza che scaturisce dalla conoscenza verso la quale ci si approccia con spirito di umiltà. Il nazionalismo, forma d’incesto, di idolatria, di follia che trova le sue radici nella xenofobia e nel razzismo. L’odio, un sentimento che annienta le qualità migliori dell’essere umano, nasce sempre in sordina come un virus, per poi, espandersi attraverso un contagio devastante che invade, il corpo e lo spirito. La vendetta, urgente desiderio di reagire ad una offesa, reale o percepita, con il dare una dura, spesso crudele lezione, accompagnata dal piacere furioso di averla realizzata. A questo punto ci affidiamo alla speranza, momento essenziale e intenso della nostra esistenza, che ci spinge a non essere passivi e manipolati, di continuare la narrazione delle vicende dell’Umanità, attraverso il rimettere nuovamente in campo la militanza del valore pregnante delle parole della prima categoria e buttare nell’abisso del buio eterno quelle della seconda.

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Un commento

  1. alla prima come alla seconda specie apparteniamo quando, lasciati soli, dobbiamo combattere con i nostri simili e con noi stessi, oramai gli esseri umani non solidarizzano più per affinità ma soltanto per convenienze !

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