Procida. Commenti al vangelo di domenica 9 ottobre 2011

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“Parabola che ci interroga, che ci mette in questione, che quasi non riusciamo ad accettare, che ci invita a guardare oltre, a scoprire il senso nascosto!”. Tea Frigerio

Cinquantattreimo appuntamento, con la rubrica dedicata ai commenti al vangelo. Eccovi il commento al vangelo di Mt 22,1-14 di questa domenica 9 ottobre 2011, attraverso il video di p. Alberto Maggi (con relativa trascrizione da scaricare), e una riflessione di Tea Frigerio. [youtube JaGd_iGJpJE]

Insieme a queste potete vedere anche il video di don Lello Ponticelli con le “prediche senza pulpito”.

[youtube bmRo_zImct4]

XXVIII TEMPO ORDINARIO – 9 ottobre 2011

TUTTI QUELLI CHE TROVERETE CHIAMATELI ALLE NOZZE
Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM

Mt 22,1?14
[In quel tempo,] Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”.
Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì
di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore
di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

IL BANCHETTO DI CHI STA FUORI

Mt 22,1-14

«Allora, usciti per le strade, i servi radunarono quanti trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze fu piena»

Banchetto, segno di festa, segno di abbondanza.

Banchetto, allegria, musica, danza.

Banchetto, incontro, stare insieme, amicizia.

Banchetto, realtà nuova, Regno dei cieli.

Matteo 22,1-14 ci fa entrare in questa realtà, realtà di banchetto, realtà di Regno del Cielo. Leggendo attentamente il testo di Matteo ci accorgiamo che in realtà originariamente dovevano essere due parabole indipendenti una dall’altra: la parabola del banchetto in cui gli invitati non vennero (vv. 1-10); la parabola dell’uomo che andò al banchetto senza la veste nuziale (vv. 11-14).

Quando la comunità di Matteo ricorda queste due parabole e le fonde facendone una sola è segnata dagli avvenimenti della guerra giudaica (66-73 d.C.), la distruzione del tempio e la dispersione dei gruppi giudaici.

Il contesto di questa pericope è di vigilanza e sarebbe importante leggerla insieme alle altre parabole della vigilanza: dei due figli, dei vignaioli omicidi, delle dieci vergini, dei talenti. Ma prendendo il testo e leggendolo attentamente come ce lo presenta il Vangelo di Matteo nascono domande, e in alcuni momenti avrei difficoltà a riflettere su di esso con le persone della comunità, del quartiere di periferia dove vivo.

Un re che celebra le nozze di suo figlio: pensiamo a favole di nozze principesche, anche perché gli invitati sono tutta gente bene. Allora questo re cosa ha di differente? A prima vista niente. Dato che quando arriva il giorno delle nozze si prende la briga di mandare i servi a ricordare agli invitati che il banchetto è pronto e, per invogliarli a partecipare, ordina ai servi di descrivere le varie portate del banchetto, ci aspetteremmo che gli invitati con l’acquolina in bocca corressero al banchetto.

Sorpresa: gli invitati ignorano l’invito; chi ha interessi, affari, negozi, investimenti in corso; chi ha case, ville, latifondi, appezzamenti da visitare; qualcuno arriva persino a malmenare e persino a uccidere i poveri servi. Indifferenza, disinteresse, impegni: l’ultimo dei pensieri è il re, lo sposalizio, il banchetto. La gente bene ha sempre la tavola piena, sovente è invitata, ristoranti “in” sono il pane quotidiano. Uno in più che noia!

E il re cosa fa? Reagisce come qualsiasi re offeso: usa i suoi poteri, usa la forza, la violenza e si vendica. È la continuazione che mi sembra una novità. Il re da questi fatti impara una lezione: aprire le porte del suo palazzo a chi fa della strada la sua casa.

A questo punto mi aspetterei che il re avesse imparato la lezione, ma ecco la seconda parabola, molto dura. E, mi viene da domandare al re: come poteva l’uomo senza tunica nuziale essere pronto se non sapeva di essere invitato a un banchetto? Come poteva vestire a tono per una festa per la quale non si era preparato? Non capisco l’esigenza di questo personaggio, tanto meno la risoluzione presa in seguito.

Parabola molto dura, difficile da intendere!

Parabola: un pacchetto a sorpresa!

Parabola: parlare in enigma!

Parabola: linguaggio sapienziale!

Parabola: linguaggio di vari sensi!

Parabola che ci interroga, che ci mette in questione, che quasi non riusciamo ad accettare, che ci invita a guardare oltre, a scoprire il senso nascosto!

Il Regno dei cieli è totalmente l’opposto: non è un potentato, non è diretto da un re, è totalmente l’opposto della logica del mondo presentato dalla parabola.

Il Regno dei cieli è dei poveri, degli umiliati, di coloro che piangono, di chi ha fame e sete di giustizia, dei misericordiosi, dei puri di cuore, dei costruttori di pace, di coloro che sono perseguitati a causa della giustizia. Questi hanno la veste nuziale. Questi possono entrare nella sala del banchetto. Questi sono i convocati, i degni di entrare.

Signore donaci la vigilanza! Signore donaci di avere olio sufficiente per mantenere la lampada accesa.

Tea Frigerio

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