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Il bluff del premier: l’inceneritore di Acerra non è mai partito

inceneritore acerraIl presidente Silvio Berlusconi è uno che mantiene le sue promesse. In più di una conferenza a Napoli aveva, infatti, ripetuto che l’inceneritore di Acerra avrebbe inquinato quanto tre macchine di media cilindrata, e fino a questo momento bisogna dargli atto di essere dalla parte della ragione: l’impianto consuma anche meno, visto che é praticamente spento. Gli interruttori sarebbero bloccati dal 27 marzo, appena il giorno dopo la sua inaugurazione in pompa magna, quando il premier, con mezzo esecutivo al seguito, ha puntato le telecamere sui rifiuti che entravano nei forni. Questo almeno è quanto denunciano i comitati contro l’inceneritore e la Rete campana rifiuti e ambiente.

«Non che la cosa ci dispiaccia, ribadiamo che l’ecomostro non deve partire – spiega l’avvocato Tommaso Esposito – ma è la prova di quello che abbiamo sempre detto: è stata solo una grande operazione mediatica, non c’erano le condizioni per avviare l’impianto che tra l’altro è tecnologicamente vetusto e non rispetta le 27 prescrizioni richieste anni addietro dalla commissione ambiente del senato». Effettivamente cliccando sul sito dell’Osservatorio ambientale (www.emergenzarifiuticampania.it), dove il team ufficiale della presidenza del consiglio monitora i livelli di inquinamento dell’impianto, dalle 3 live cam puntate 24 ore su 24, sull’ingresso, sull’avanfossa, sui camini, sembra tutto spento.

Inoltre sul sito dell’Arpac (www.arpacampania.it), i dati sulle emissioni di materiali inquinanti nei pozzi d’acqua, del suolo, dell’aria, che dovrebbero essere aggiornati quotidianamente, sono fermi al 26 marzo. Il sottosegretario Guido Bertolaso ha inviato una lettera a ogni famiglia di Acerra e di San Felice al Cancello, datata 31 marzo 2007, in cui informava la cittadinanza che dalla settimana prima il termovalorizzatore era entrato in funzione. «Una lettera – continua Esposito – in cui saluta con un “cordialmente vostro” e in cui compare anche la firma del responsabile della cooperativa Partenope, l’A2A, che gestisce l’impianto, non garantisce e non tranquillizza nessuno.

Anzi noi sappiamo addirittura che per il momento ad Acerra non si produce energia elettrica e che, come previsto dal contratto, non sarà possibile farlo fino al prossimo dicembre. Appare dunque evidente che l’accensione dei forni è stata solo un momento di propaganda».

Dalla struttura del commissario straordinario di governo però hanno la loro versione dei fatti: «L’impianto funziona – dice al telefono un portavoce di Bertolaso – e stiamo procedendo spediti, esattamente come indicato più di una volta pubblicamente e con i nostri comunicati. Abbiamo sempre specificato, infatti, che il termovalorizzatore sarebbe entrato a regime non prima dell’estate, e che in questo periodo avremmo semplicemente continuato a testare la prima linea, e come avviene in questi giorni anche la seconda e la terza». Ma perché allora inaugurare Acerra prima di metterla in funzione? «E’ stata presa questa decisione – precisa il protavoce – per l’alto valore simbolico della struttura e anche per non inficiare il rapporto di fiducia con i cittadini che avrebbero visto entrare i rifiuti nell’impianto senza essere avvisati».

Dalla Rete campana però restano sulle loro posizioni: «Se è simbolico avviare un impianto – incalza Mario Avoletta – allora vuol dire che non è necessario a uscire dalla crisi. D’altra parte dalla struttura del sottosegretario non hanno mai risposto alla nostra richiesta di un incontro pubblico, in cui esperti internazionali, che hanno partecipato al meeting mondiale Zerowaste 2009 tenuto a Napoli, sarebbero disposti a esporre, gratuitamente, un piano alternativo che non prevede discariche né inceneritori». I comitati dunque non mollano e anzi sono pronti con un’altra iniziativa partita in tutto il paese tramite l’Associazione diritto al futuro e le reti nazionali rifiuti zero: «Chiediamo legalmente e individualmente – spiega Esposito – di recuperare quanto indebitamente percepito, tramite bolletta Enel, per finanziare i Cip6». Gli attivisti infatti denunciano come l’Italia abbia male applicato la direttiva dell’Ue sulle fonti rinnovabili, facendo rientrare anche i petrorieli e gli inceneritori negli incentivi, che rappresentano circa il 7% delle fatture pagate dai cittadini.

Fonte: ilmanifesto.it

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