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Il Sindaco Mario Spinetti in lambretta

Di Annarosaria Meglio

PROCIDA – Non ho conosciuto il Sindaco Mario Spinetti e mai qualcuno me ne aveva parlato. Le prime notizie le ho appreso leggendo gli articoli di “Espressioni procidane” ed ho capito subito che è stato un buon Sindaco. Ho allora deciso di fare una piccola indagine tra le persone che potevano averlo conosciuto direttamente in quegli anni ‘50, per sapere qualcosa di più della sua vita. La prima intervista è stata la Signora Antonietta Lubrano di Diego Scognamiglio, che è stata ben felice di parlarmi di lui: “Lo ricordo bene. Mori nel 1958 d’infarto, all’improvviso, a Napoli, lasciando un grande rimpianto e gratitudine. Molti procidani si recarono in città, nella sua abitazione, per rendergli l’ultimo saluto. Gesti spontanei fatti col cuore in segno di rispetto per l’estrema onestà che caratterizzava la sua vita.  All’epoca non c’era l’assistenza sanitaria cosi come l’abbiamo conosciuta negli ultimi anni. Era un bravo chirurgo ed operava spesso nelle nostre case, nell’ospedale Albano Francescano o in clinica a Napoli, gestita da suore, nei pressi del vecchio Policlinico. Molto generoso con le persone che si trovavano in difficoltà, si rifiutava di ricevere da loro l’onorario. Ricordo che operò sia mia sorella che mia zia, allestendo in camera da letto la sala operatoria. Era cordiale, solare, senza superbia, e non metteva alcuna soggezione in chi era più semplice e senza cultura. Fece studiare da infermiere un giovane procidano, Augusto Scotto di Vettimo, portandolo con se nei suoi giri di visita. L’ho conosciuto meglio di persona, negli anni 1953-1954, quando per tre mesi frequentai un corso di taglio e cucito finanziato dall’Ente pubblico. Per imparare e lavorare, percepivo 300 lire al giorno. In qualità di Sindaco, forse responsabile del corso, veniva spesso a trovarci durante le lezioni pratiche, per chiacchierare, mettendo pace quando sorgevano litigi fra ragazze, fra quelle più esperte e lavoratrici e quelle inesperte ma anche un po’ pigre. La sua casa era aperta a tutti. Riceveva senza formalità, senza appuntamento, magari mentre si faceva la barba. Nella clinica napoletana, tanti procidani, tra cui io che accompagnavo mia zia, grazie a lui trovavano cure conforto, a partire dall’accoglienza di un portiere del Monte di Procida che, per gratitudine e aiuto ricevuto da Spinetti, riceveva i procidani con gentilezza e sollecitudine”. La signora Marina Tramontana ha cosi aggiunto: “Se il campo sportivo dell’isola è intitolato a Mario Spinetti devo dedurre che ha lasciato un ottimo ricordo nel paese e ha soprattutto lavorato bene. L’ho conosciuto di persona, perché sono stata una sua paziente. Avevo 18 anni quando mi operò di appendicite, ero orfana di madre e mio padre navigante pensò bene, per maggiore sicurezza, di farmi operar a Napoli nella clinica dove lui operava; e invece, ironia della sorte, il dottore Spinetti per avverse condizione meteo rimase sull’isola. Io, con febbre altissima, ero a Napoli, in clinica e deliravo: lui poté ritornare dopo due giorni. Ancora ricordo le sue urla con i suoi collaboratori che non erano intervenuti, mettendo a rischio la mia salute. Ricordo un altro episodio. Un giorno mio fratello Gaetano ebbe una colica renale; mai vista una cosa del genere. All’epoca niente telefoni, niente auto, per cui arrivati trafelata a San Giacomo giunto in tempo per vedere Spinetti salire in Municipio. Bussai, ma l’usciere mi disse che il dottore era occupato in una riunione. Cominciai allora a strillare arrabbiatissima a tal punto che il dottore dovette sentirmi ed usci dalla stanza e vedendo la mia agitazione cercò di calmarmi paternamente, poi mi chiese di cosa avevo bisogno e io gli parlai di mio fratello. Senza battere ciglio, mi fece montare sulla sua lambretta e insieme ci recammo a casa”. Ho poi continuato la mia intervista con un gruppo di cittadini della Chiaiolella: Maria Coppola, Concetta Gamba, Giovanni Lubrano Lavadera, Michele Lubrano Lavadera, Teresa Carabellese e Rachele Ambrosino. Con loro mi sono intrattenuta cercando di far venire fuori ricordi lontani, immagini dimenticate, pensieri e riflessioni. Mi ripetono tutti che è stato un sindaco bravissimo, e si distinse non solo come amministratore, ma anche come un medico chirurgo molto caritatevole. Ebbe il merito di portare Procida all’attenzione dei politici nazionali. Aveva spirito sportivo, perciò era amato dai giovani, per questo il nostro campo sportivo porta il suo nome. Curava e assisteva i malati di Procida e in una clinica di Napoli, e aveva una speciale attenzione per i ricoverati dell’isola. Le suore che collaboravano con lui dicevano sempre: “il professore stravede per i procidani”. Tanti sono gli aneddoti e le esperienze ricordate. Una famiglia che abitava a Terra murata, in un Natale di tanti anni fà visse una brutta esperienza: il loro figlioletto di appena 12 anni, ebbe dei dolori Fortissimi al fianco. Quella notte era nera come il mare in tempesta, e non si poteva andare a Napoli per mancanza di vaporetti. La mamma del bambino disperata cercò di rintracciare Spinetti che arrivò in un lampo. Resosi conto che il caso era grave si mise subito all’opera. Chiamò la signora Eleonora, di cui conosceva bene le doti naturali di infermiera, e le disse di portar dei panni puliti e delle ferze che servivano per l’operazione. Tra pianti della mamma e gli strilli del bambino e con tante candele accese a San Michele nell’Abbazia accanto alla casa, l’operazione riuscì brillantemente. Qualcuno tra gli intervistati aggiunge che “una qualità” che contraddistingueva Spinetti era la sua capacità di trattare tutte le persone allo stesso modo, senza distinzione tra ricchi e poveri, le persone per lui erano tutte uguali. Aiutava in tutti i modi i meno fortunati dai quali non prendeva una lira. Quando mori lo pianse tutta Procida e tante persone si recarono a Napoli al suo funerale. Per lui ci vorrebbe un monumento, non solo la targa attaccata al muro del campo sportivo dove non c’è scritto neanche chi era quest’uomo e che lustro portò a Procida con la sua professione. Se fosse vissuto di più Procida sarebbe diventata una piccola Svizzera. Mi dicono anche che lui era un sindaco “fissato” per il bene comune e per le scuole. Un episodio simpatico: Lui apparteneva al partito politico della Democrazia cristiana e il suo avversario era don Nicola Manzo del Sole nascente. Il dottore in un comizio comunicò ai cittadini che alla Chiaiolella doveva nascere la scuola elementare e di lì a pochi giorni si sarebbe messa la prima pietra. L’avversario politico, al suo comizio gli replicò: Ieri hai messo la prima pietra, nascerà l’erba. Spinetti senza scomporsi, in un successivo comizio, gli rispose a tono: La scuola si farà e sarà anche la scuola dei tuoi figli. Un’ altra signora conferma: A quei tempi io ero una giovinetta e ricordo bene queste parole sulla scuola elementare perché ci recavamo spesso io e le mie amiche a sentire i suoi comizi. Più o meno nello stesso periodo si costruiva la sala Pio XII alla Chiaiolella accanto alla Chiesa di San Giuseppe. Le prime pietre arrivavano con le barche e tutti i ragazzi del rione facevano la gara a chi ne portava di più. Ad un tratto un ragazzetto di 8 -9 anni fece cadere una pietra sul suo piede. Strillava dal dolore. Fu chiamato con urgenza Spinetti che arrivò subito con la sua lambretta e prima di intervenir vedendo il ragazzo agitatissimo gli mise davanti un panettone. Il ragazzo per la contentezza del dolce ricevuto, non si era neanche accorto che il dottore gli aveva tolta l’unghia. Era un grande. Ricordo che la prima volta che scese a Chiaiolella da Sindaco ebbe dalla popolazione una accoglienza favolosa e una signora dal balcone gli lanciò fiori e confetti.  

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Un commento

  1. …GRANDE…GRANDE…GRANDE…
    PERSONAGGIO E DESCRIZIONE IMPAGABILI …
    ALLA MEMORIA CERTAMENTE VOI RESIDENTI
    DEDICHERETE UN MONUMENTO O UNA PIAZZA .. OPPURE UNA VIA
    DELLA VOSTRA RICCA ISOLA !

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