Home > culto > Il rosario di Don Michele

Il rosario di Don Michele

Prima di uscire di casa, frugava nelle tasche del pantalone. Qualche volta dimenticava le chiavi di casa e della chiesa. Ma sapeva che qualcuno gli avrebbe aperto sia l’una che l’altra.

Di sicuro non dimenticava mai il suo rosario. Ne aveva tanti: piccoli, grandi, colorati, di plastica, di osso. Anche uno d’argento che gli avevano regalato e che poi aveva messo tra le mani della sua Madonna Immacolata.

Ma ne preferiva uno.
Era quello di legno che i Francescani custodi del Santo Sepolcro, conosciuti come i “Monaci di Gerusalemme“, regalavano a coloro che facevano un’offerta quando giravano in primavera per le strade del quartiere, in occasione della questua per la protezione dei luoghi santi e per l’iscrizione alla “figliolanza”. Don Michele se ne faceva dare sempre qualcuno in più.

Il rosario di Don Michele era con grani squadrati di legno scuro. Era tondo solo il grano della chiusura della decina.

Ma Don Michele aveva fatto diventare quasi tondi tutti i grani delle Ave Maria. Non c’era momento in cui in tasca o tra le mani, lo faceva scorrere per le sue preghiere. Quando era in chiesa, seduto di solito a metà dei banchi, sulla sinistra; oppure quando passeggiava di mattina, risalendo a casa da via Simone Schiano, poi via Solchiaro e poi giù per via Rivoli; qualche volta la sera quando tornava a casa da solo, salendo senza pensieri quasi al centro della strada.

Don Michele orante. Migliaia e migliaia di Ave Maria per sé e soprattutto per tutte quelle persone che gli chiedevano una preghiera. E se qualche volta interrompeva il breviario quotidiano per qualcuno che gli chiedeva qualcosa, quando aveva il rosario tra le mani, ti faceva segno di aspettare. Il legno del rosario ormai consumato e lucido, continuava a scivolare tra le sue mani, nello stesso modo in cui scivolava tra le mani, la zappa dei parulari della Chiaiolella.

È uno dei tanti ricordi di Don Michele che manca tanto e a tanti.
Il suo ricordo e il suo rosario ce lo riportano un po’ tra noi.

C. Ambrosino

Potrebbe interessarti

Un prete di frontiera

Di Annarosaria Meglio PROCIDA – Il 29 agosto del 1997 terminava la sua esperienza terrena …

Un commento

  1. Annarosariameglio

    Manca a tutti nel nostro rione Chiaiolella ,oltre al Rosario Aveva UN CULTO ;UNA Fede, una devozione per la Madonna e San Giuseppe, mi diceva sempre dobbiamo assomigliare ogni giorno un po” Di più”a loro e vivremo felici. CIAO don Michele sono certa che stai li” in paradiso tra Gesu” e i amati santi. Grazie per tutti gli insegnamenti che mi hai dato. e hai donato con amore a tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *