Home > politica > La politica e il Tribunale dell’Inquisizione

La politica e il Tribunale dell’Inquisizione

Di Michele Romano

PROCIDA – Dopo secoli di letargo, attraverso la scenografia mediatica, assistiamo alla restaurazione del “Tribunale dell’Inquisizione”, per fortuna, non santa, come quella di Torquemada, perché la Chiesa, grazie a Papa Francesco, ha intrapreso il cammino della Misericordia e dell’Amore. Il testimone di istituzione è passato nelle mani e nelle menti crudeli di chierici non talari che affollano il palcoscenico televisivo, la rete, il mondo politico, la narrazione della carta stampata, del farneticante integralismo intellettuale di un arrembante “vino novello” di pensiero, subito incuneatosi, utilizzando una espressione di Hegel, nella melma delle “vacche nere” degli odiosi e rancorosi solipsismi narcisisti. Così siamo assaliti da una vasta gamma di rampolli populisti, sovranisti, sinistrorsi, liberi e uguali ma senza fraternità, guidati da vari Caronte, con gli occhi impregnati di una sola alta specialità: come ardere la legna sul rogo, noncuranti delle problematiche e delle sofferenze del popolo. E’ sufficiente trascurare una giornata nel seguire le reti televisive e una certa carta stampata, seguendo la “tabula rasa” di Leibniz, cioè liberi da pregiudizi, da passioni livorose, per comprendere l’alto e feroce tasso di caccia alle streghe e di messia da condurre all’assassina bruciatura. Tale “humus” investe anche la comunità micaelica con i “torqumadini” che sguazzano con i loro sproloqui nel vento cosmico della polis. In codesto clima da crociata, da scontri di civiltà, da virulenta caccia all’untore, di manzoniana memoria, per annientare l’etica della responsabilità del buon governo, una notevole componente della politica, da giustiziere della notte con l’intento di strutturare il popolo italiano nella configurazione dei “Miserabili” di Victor Hugo, si appresta ad affrontare la campagna elettorale per il voto del prossimo 4 marzo, tanto da far tremare le vene dei polsi. A questo punto ci affidiamo al motto espresso, nella biblioteca del Congresso a Washinton, il 6 giugno del 1945, dal grande scrittore tedesco Thomas Mann, per costruire risposte ed arginare la deriva in cui stiamo sprofondando: «la politica non potrà mai rinunciare del tutto ad una essenza ideale e spirituale, nella rispettabilità della sua natura, riducendosi alla volgarità, alla corruzione o addirittura all’assassinio. La sua forza creativa, anche se spesso accomodante, non può degenerare in una sterilità indegna e criminosa. Se questo accadesse la politica non sarebbe più arte né ironia capace di canalizzazione mediatrice e feconda».

Da ferventi credenti nella speranza, auspichiamo che la saggezza popolare consenta al 2018 di caratterizzarsi, nella storia del nostro Paese, come l’anno della vittoria del virtuoso buon senso, dell’equilibrio ponderato con effetti benefici sul bene comune e non come l’inizio, nell’ambito dei corsi e ricorsi della storia, di Vichiana memoria, di un ritorno al passato da anni ’20 – ’30, con un voto via web da tragica stupidità dittatoriale.

Potrebbe interessarti

Manovra difficile per il Naide

PROCIDA – Attimi di paura nel porto di Marina Grande questo  pomeriggio con il traghetto …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *