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La SHOAH attraverso gli occhi dei ragazzi della Scuola Media

scuola mediadi Giacomo Retaggio

Non poteva mancare, come da tempo a questa parte è d’uso, anche quest’anno la commemorazione della Shoah da parte della Scuola Media “A. Capraro”. Frutto della sensibilità ed dell’attenzione alla storia della classe insegnante cui fa riscontro un gruppo numeroso di giovani allievi entusiasti. Sono gli alunni delle terze medie  che si sono cimentati nella rappresentazione di un dramma senza precedenti nella storia dell’umanità, quale lo sterminio di sei milioni di ebrei e non solo. Risultato di una folle ideologia, messa in atto da una mente malata ma lucida nel pianificare l’eccidio di un popolo in nome della razza. E non è facile mettere in scena tale stato di cose senza cadere nella retorica e nel pietismo. E questo sono riuscite ad ottenere le insegnanti Francesca Intartaglia, Annalisa Barbato, Maria Grazia Manzueto, Teresa Pisani, Giovanna Actilio e Maria Anastasio che hanno reso lo spettacolo godibile ed al tempo stesso di una intensità che stimola la riflessione. Riflessione che è il presupposto indispensabile per far intendere ai ragazzi (posto che si possa intendere) l’immensità della tragedia. Chi scrive si chiedeva, mentre assisteva allo spettacolo, se i giovani che recitavano non lo facessero quasi come se fosse un gioco. Ma, poi, rifletteva: non è forse il gioco che da inizio e forma alla conoscenza? E concludeva: no, no, non lo facevano come un gioco! Le loro facce erano compunte, compenetrate nel dramma. Il giovane nazista in divisa con la vistosa svastica che praticava con un gesto della mano la “selecia”, la selezione di chi doveva vivere ancora per un poco e di chi doveva morire subito, si era calato perfettamente nel ruolo. La sua espressione era seria e decisa. Se era un gioco era un gioco tragico. Lo spettacolo è stato curato anche nei particolari. I vestiti dei deportati erano d’epoca, come le valige, le calze, le scarpe, le pettinature. Le musiche, che hanno fatto da sottofondo,assemblate da Angelo D’Orio, struggenti. Le scenografie, preparate da Andrea Piro, erano estremamente realistiche con la riproduzione del cancello di Auschwitz, i reticolati, il marciapiede della rampa dove arrivavano i convogli dei deportati.  Un discorso a parte meritano i balletti, opera di Ilaria Florentino. Le danzatrici, in calzamaglia nera, quasi a sottolineare la funerea immensità della tragedia che si stava vivendo, con i loro movimenti flessuosi e l’espressione del viso che si intravedeva nel fumo, hanno reso plastico il dolore e lo sgomento. E questa è la forza e la valenza della danza: esprimere sensazioni e sentimenti senza parole. Complimenti alla maestra Ilaria Florentino, non nuova a queste “performance”.

 

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2 commenti

  1. Grazie Dottore per i complimenti, grazie per le parole che Lei riesce a coniugare in maniera superba e reale. Un grazie anche da parte mia alle insegnanti tutte che ogni anno riescono a coinvolgermi e vivere sensazioni ed emozioni. Un grazie ai ragazzi (tutti) che come da Lei ben descritto riescono a far rivivere un dramma che non deve mai essere un semplice ricordo.

    • Giacomo Retaggio

      Caro Angelo, ti sono grato per le belle parole. Ma non mi ringraziare perché quello che ho scritto mi è uscito dal cuore. E quando si è sinceri si ha sempre ragione. Lo spettacolo mi è veramente piaciuto. Il plauso va agli insegnanti che con grande passione hanno affrontato insieme a questi splendidi ragazzi uno dei drammi più folli e trucidi della storia recente dell’umanità.

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