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L’ARCANO E LA DEMOCRAZIA

Di Porfilio Lubrano                 

(Per sempre grazie papà)

PROCIDA – In questa modernità mi ritrovai per ritrovarmi del tempo che non passa mai facendoci passare fra corsi e ricorsi storici vichiani e/o dell’eterno ritorno dell’identico nicciano; se dunque esista un concetto filiforme dell’uguale per esprimere l’identico onde poter poi giungere all’autentico, solo la storia può rispondere esprimendosi di consuetudine oppure di desuetudine in ordine a varie epoche per manifestare diverse ideologie ed insiti valori da seguire come esempio: l’opinio juris ac necessitatis che inevitabilmente viene implicato, non può quindi prescindere da cotante ripetizioni, reiterandosi in ciò che accomuna oppure allontana,  come pensiero e come sentire. Di talchè, andare a ritroso nel tempo non equivale certo ad anacronismo né arretratezza ermeneutica, bensì a ritrovo di ciò che è storia arricchita di conoscenza per i posteri rispetto a quel tempo, nutrendo l’augurio della speranza di consapevolezze che siano già presenti in queste attuali generazioni. Pertanto per non regredire paradossalmente in mere frasi fatte e modelli stereotipati di ciò che accomuna per valori riconosciuti tali da una comunità in cui quindi ci si identifica, non si può prescindere dal genetico concetto di repubblica come di “res-publica”, senza parafrasarne troppo il senso per evitare di trascendere comunque nel qualunquismo e nella confusione tipici di società di immagine come quella che viviamo, laddove – purtroppo – si rischia la coartazione all’“adeguamento” per non riuscirne annientati; il tutto anche in considerazione del difficile contemperamento fra la divulgata necessità di dover fare comunque sempre sintesi ed un inevitabile certo tecnicismo,onnipresenti quanto basta a completare il quadro conoscitivo/informativo. In questo misterioso bailamme, in cui la parola d’ordine sembra essere disorientamento, l’unica soluzione percorribile – ritengo – essere il ritrovare le radici, il riscoprire per scoprire l’origine del passato per guadagnarsi i galloni di un futuro corretto che sia già presente, almeno nella fase embrionale della corretta impostazione, ovvero della corretta informazione sin dal costituzionale diritto di consociarsi democraticamente, ovvero come metodo, come modalità che è già pure criterio. In questo cercare di rinascere nell’esempio omnicomprensivo del – già fu –  rinascimento italiano di Machiavelli e Guicciardini, dovrebbe quindi già far riflettere sulla forma di stato più consona a risollevare le sorti della nostra cara nazione, ovvero ad esempio, se ancora unitaria oppure – prospetticamente – federale, in questo continuo divenire che è l’adeguamento alle diverse esigenze che i tempi diversi mostrano e dimostrano. In questo assunto di base, in quanto tale, non può non risiedere pure una conoscenza organica e sistematica delle diverse ideologie politiche, storicamente intese come – appunto – la destra e la sinistra storica di Hegel, per capirne, rispettivamente, il profilo conservatore oppure progressista (come pure con l’equipollente esempio partitico americano fra democratici-progressisti e repubblicani-conservatori, benché meno netto, in tal caso, il distinguo per la presenza di varie “mitigazioni-moderazioni/commistioni“ ) ; in tal modo non si rischia mai l’anacronismo giacchè capendone la genìa, la causa, l’effetto è già un adeguato e consono gettare le basi per il futuro, della serie, seppure con ritardo, meglio tardi che mai, ovvero  almeno nei meandri del salviamo il salvabile, non foss’altro evitando fronzoli interpretativi per superficiali conoscenze del passato. Prendere dunque posizione in tal senso (a voler fare un parallelo da assimilazione filosofica) non è certo un piantare i piedi in terra fra rigide e tassative adesioni a pensieri tipicamente razionali aristotelici oppure ideali di stampo platonico; invero si possono ben tenere piantati i piedi in terra ed al contempo guardare verso l’alto con legittima aspettativa di crescita, già soltanto evitando voli pindarici come ad esempio, forme di governo che non si sono mai legittimate né consolidate democraticamente, non foss’altro per non avere riconosciuto e tutelato adeguatamente i diritti umani nel discorso più ampio della uguaglianza formale e sostanziale (scritta nella nostra carta costituzionale, in particolare all’art.3) nel discorso più ampio ed assorbente della ratio ispiratrice della nostra costituzione, ovvero di legge fondamentale come stato sociale di diritto . Vien da sé dunque l’ antitesi della democrazia risiedere sin già in maniera inequivocabile nella disinformazione e – connessa – scorretta informazione, ovvero sin già dai soggetti/esempi preposti a tanto; corollario – purtroppo – di cotanto assunto è l’esempio che ci viene sempre dall’antichità laddove le masse venivano distratte con i giochi olimpici ( e cioè con una sorta di contentino-contentone per quei tempi), per evitare ai governanti il rischio di fastidi – o peggio – di rivolte e sommosse. Informare e far partecipare quindi la comunità alle vicende della “res publica” è già maturazione di ciò che è democrazia  effettuale, ovvero sin già come metodo (fondamentale) ad effetto garantito nel raccordo fra  stato-apparato e stato-comunità; insomma – almeno – per salvare il salvabile, cercando di eliminare il disinteresse (specie fra i giovani) per la politica, nonché recuperare la credibilità e fiducia per le istituzioni, occorre agire sin già dal primo stadio conoscitivo della curiosità,  per poi – appunto –  suscitare quello dell’interesse e della – correlata – partecipazione. Di talchè democrazia e repubblica si pongono su piani armonici di coesistenza, come complementare bisogno di interagire fra di loro, il cui profilo contenutistico/dimostrativo non può che risiedere nel grado di maturità di un popolo, di una comunità; il tutto quindi a partire dalla democrazia come metodo, come modalità di svolgimento del coesistere nel concetto di comunità, come ad essere nel matematico concetto di tesi (appunto cercando di dimostrare in concreto la democrazia estesa ai vari livelli esistenti), partendo dalla ipotesi repubblica, essendosi riconosciuti ed identificati in ciò che la comunità assume essere “cosa comune”, interesse/bene collettivo da tutelare, come se fosse invero  una sorta di algoritmo costante, ovvero come un complesso di funzioni e – preordinate – competenze in cui sviluppare tutte le possibilità per realizzare la finalità del  bene comune in ogni profilo, programmando in tal senso: d’altro canto la stessa natura giuridica di costituzione di tipo rigido (a differenza del periodo previgente)  che caratterizza la legge fondamentale del nostro stato ne è garanzia attraverso il rispetto gerarchico delle fonti del diritto.  In questa condivisione senza tempo di ciò che non può che essere maturità insita nel concetto di comunità, l’arcano senso di trastullarsi in volute confusioni per disorientare tutto e tutti, ingenerando inesorabili demotivazioni e rassegnazione andranno a scomparire, superate dal senso comune di troppe piaghe del passato per sacrifici dei nostri avi che hanno dato la loro vita per la democrazia e  che non abbiamo ancora compreso appieno, di cui non ne abbiamo dunque ancora adeguata contezza e coscienza e di tutto questo non può certo farci sperare soltanto l’acerbo senso del domani, di ogni futuro che verrà ; a tal proposito, ad esempio sintetico, ricordo ancora i racconti di mio padre che mi parlava di  purghe punitive se il sabato non si andava a marciare come “giovane fascista”, ovvero seppure dopo una settimana intera di lavoro e quindi stremati dalla fatica. Per quanto mi riguarda quindi porgerò per sempre il mio grazie papà per la scuola di vita a cui mi ha educato e cosi formato. Diritti e doveri garantiti dalla democrazia intesa nel senso complessivamente suesposto insomma non può che farci capire ancora che la vera conquista di un popolo è la democrazia stessa, per non riposare in pace come illustre sconosciuta nei fatti, come arcano senso delle libertà condivise nel concetto di comunità: la effettiva, espressione di maturità non può dunque che risiedere sia centralmente che nelle autonomie locali laddove si comprenda  realmente che lo stato democratico, in quanto tale, siamo tutti noi.                   

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Un commento

  1. francesco Ferrandino

    egr. avv. (nonchè facente parte del direttivo PD) Lubrano Lavadera Polfilio, il sig. Camilleri (scrittore e autore) in un suo messaggio video, dice che la gente ha perso la speranza nella politica, adesso siamo a sei giorni dalle elezioni politiche e che a parte qualche spot su facebook o alla televisione, sembra che elezioni sono tra due anni, ed è strano per un paese dove anche a mia memoria e dalle chiacchiere di bar sembrava che stava sempre in campagna elettorale, quasi che la gente dieventava come un tifoso di calcio per il proprio schieramento politico, io ricordo che mi racconta nonno, che pur di far valere una convizione politica si faceva anche a botte con altri esponenti politici, adesso cosa è cambiato?

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