L’attualità delle favole di Fedro

Di Michel Romano

Nel rivisitare le sagaci favole di Fedro, liberto di Augusto, ignorato e disdegnato dai contemporanei e dal ceto intellettuale, scopriamo, con stupore e meraviglia, lo stesso vissuto quotidiano della società contemporanea. Le favole di Fedro sono dei brevi racconti. Ne citiamo, fra la vasta gamma, alcune tra le più significative come “Il lupo e l’agnello”, “La rana scoppiata e il bue”, “Socrate e gli amici”, “La cicala e la civetta”, “La volpe e l’uva”, “Le due bisacce, con davanti i vizi altrui e i nostri dietro le spalle”. Sono succinte metafore che manifestano aspetti deteriori del divenire esistenziale, come inganno, sopraffazione, comportamenti, atteggiamenti. Dentro un procedere temporale alquanto lineare, repentino dove tutto cambia nella multiforme mescolanza della realtà. Le linee guida della narrazione sono l’antitesi e la conflittualità. Il forte si oppone al debole, l’ingannatore al credulone, l’uomo alla donna, la saggezza popolare alla massa di plebe insensata, totalmente pilotata, succube di predatori prepotenti e tiranni violenti. Per cui lo scontro e lo scambio tra verità e menzogna è il filo conduttore dell’universo fedriano, dove l’apparenza non coincide quasi mai con la realtà sostanziale. Il mascherarsi costituisce la copertura di vari vizi come la vanità, l’avidità, la viltà. Ecco che la parenesi (esortazione) delle favole invita a promuovere a stimolare la conoscenza del vero aspetto dell’umanità, sia come singoli che come collettività. Svelare l’ipocrisia, i falsi benefici, la pseudo-gentilezza, la prepotenza che cerca di entrare in simbiosi con la legalità, utilizzando un’impostazione disdicevole della legge, tanto da rendere ingiusto l’agire della giustizia. Dissolvere i pregiudizi, mettere in risalta la stoltezza, la follia universale, mettere a nudo i potenti che schiacciano i diseredati, gli ultimi. Confrontando tutto ciò con i comportamenti della società contemporanea, le argomentazioni delle favole sono di tale attualità che si può immaginare la reincarnazione di Fedro, che attraversa le strade dei nostri villaggi con un quaderno e una penna oppure con un tablet, su cui annota tutto ciò che accade nelle agorà, nei luoghi di lavoro, di culto, dei nuclei familiari, della politica, della giustizia, della scuola, dell’informazione, della comunicazione fino ai siti ludici etc. Quale situazione si troverebbe davanti? Probabilmente le medesime tipologie e caratteristiche descritte oltre 2500 anni fa, dove i deprecabili usi, costumi prevalgono su quelli di buona e proficua costituzione. Anzi, con modalità più aggressive e virulente tanto da stupirsi che le figure emblematiche dei suoi personaggi non sono tramontate ma amplificate al punto di costituire forme strutturali del nostro tessuto socio-culturale. Ecco perché è tempo che la scuola, nel riprendere il cammino che la conduce ad uscire dalla selva oscura dell’irrilevanza in cui è caduta e per riappropriarsi della sede naturale della sua alta funzione di conoscenza e di formazione, utilizzi, tra gli strumenti operativi per svolgere tale compito dall’infanzia all’università, queste brevi storie che, raccontate con stile scarno ma incisivo, ci fanno riflettere sugli aspetti contraddittori del nostro essere persona, nella quale spesso prevale la raffigurazione di una belva, per sé e per gli altri, trasformando il mondo in una pericolosa giungla in cui vivere e prosperare. In tal modo, la favola diventa un farmaco quotidiano e fruttifero per far emergere la parte migliore che è dentro di noi.

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