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L’ex carcere di Terra Murata, e poi?

carcere celleDi Michele Romano

Confesso che domenica 12 ottobre, pur nato, cresciuto e pasciuto, come si usa dire da noi, a Procida, per la prima volta sono entrato nell’incommensurabile struttura carceraria di Terra Murata insieme a tanti splendidi neofiti sia isolani che di altri luoghi. Ebbene, dopo aver passato due ore stupende, all’uscita dello stabile, vari sentimenti, emozioni e sensazioni hanno pervaso il mio stato d’animo. In primo luogo scoprire quali risorse mirabili racchiude in sé questa piccola particella dell’universo immersa nel mare, tanto da poter essere, per i suoi abitanti inconsapevoli, una miniera inesauribile di tesori ai tanti cittadini del Mondo che sono spinti dalla curiosità del viaggio. Neanche il tempo di considerare ciò che le due giovani guide, Marco e Chiara, entrambe dal volto micaelico, ci hanno introdotti in una dimensione scenografica incomparabile dove la via dolorosa e la via gaudiosa procedono insieme: la sofferenza del carcere e lo splendore della natura che lo circonda. Ma questo dolce e delicato amplesso emozionale viene turbato da cattivi pensieri che aleggiano nell’aria e conducono agli stimoli diabolici di chi già si sta attrezzando a concepire affari d’oro (casinò, residenza di lusso, etc.), a mio avviso del tutto illusori e per lo più del tutto incompatibili con la nostra realtà. Su tale argomento le elezioni comunali della primavera 2015 dovrebbero chiarire quali sono le visioni e gli orientamenti, se ci sono, dei gruppi contendenti. Da questo punto di vista faccio mie due sagge e profonde considerazioni del giovano Marco, in primo luogo, nell’esprimere l’idea di puntare sulla propria memoria storica come risorsa per il futuro, dall’altra Antonio il quale afferma che, se i suoi colleghi di lavoro (marittimi) non prendono  coscienza che la loro terra non è, esclusivamente, luogo di riposo delle loro stanche membra, ma compartecipazione affettiva e attiva alla costruzione di una migliore qualità della vita per l’intera comunità, non si va da nessuna parte. Ecco quindi che Marco ed Antonio mettono sul piatto della cucina procidana elementi proficui su cui prodigarsi.

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Un commento

  1. ho qualche difficoltà (per mia colpa) non ho capito cosa ha detto MARCO ANTONIO e cosa voglia dire l’articolista. datemi lumi.
    io una proposta ce l’avrei, per un guadagno sicuro, proposta: chiedere un contributo, o finanziamento alla comunità europea tramite ministero Grazie e Giustizia – mettiamo insieme questo finanziamento con un’associazione locale allargata a tutti di risparmiatori , per rendere partecipi tutti. quota societarie 10 euro.
    fare un protocollo con il Ministero di Grazie e Giustizia per farci sonvenzionare .
    creiamo una struttura carceraria di lusso e mettiamo dentro solo i politici. senza scherzi.

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