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Procida. Riflessioni su traffico e mobilità, di Franco Cerase.

Sembra ritornato di attualità, come se non lo fosse, il tema ormai annoso del traffico e della mobilita sull’isola. A ricordarcelo ci hanno pensato i “Riformisti per Procida” in un recente convegno presso la sala consiliare del nostro comune dal titolo: “Progettiamo … Diritto alla mobilità, qualità della vita, sviluppo”.

Da questo primo incontro sopratutto sul web, ma anche in tv ( vedi la trasmissione di Gaetano Ferrandino “Focus”) si è riacceso un dibattito che sul nostro blog ha ospitato diverse riflessioni. Prima fra tutte, quella del nostro blogger Gugliemo Taliercio. Successivamente abbiamo ospitato una riflessione del nostro collaboratore ed opinionista il Prof. Michele Romano che ha visto nel convegno una occasione di risveglio per la politica procidana”, e di Peppino Capobianchi.

Ultimo ma non ultimo se non in ordine di tempo ci giunge la riflessione dell’Ing. Franco Cerase che accogliamo volentieri.

La mia posizione , ci dice l’ingegnere Franco Cerase, in merito alla questione traffico e mobilità a Procida è nota, ma intendo ribadirla : parlarne non è mai eccessivo. Il traffico automobilistico a Procida DEVE essere chiuso. Ciò non per una mia posizione integralistica, ma per logica, legalità, rispetto dei più deboli, salute fisica e mentale, opportunità economica. In nessuna realtà come la nostra, caratterizzata da percorrenze brevi ed esigenze modeste si ha un uso così distorto del mezzo meccanico. Monaco di Baviera, che per piste ciclabili, organizzazione dei servizi pubblici ecc. viene considerata la città all’avanguardia in Europa per la mobilità alternativa al mezzo privato, ha fatto anni fa delle scelte di merito avendo accertato, attraverso un attento monitoraggio, che i propri cittadini avevano l’abitudine di mettersi in auto per percorsi dell’ordine di 5 Km. Cosa che si riteneva assurda. Nel nostro paese, per fare 5 km in auto, mediamente dovremo farne 3 sul mare. D’altra parte rispetto ad altre realtà i lavoratori che operano sul nostro territorio sono una modesta percentuale. Non si ha quindi nessuna particolare esigenza di usare strumenti meccanici privati per i propri spostamenti. Il codice della strada all’art. 2 definisce e caratterizza le strade. Nessuna delle strade di Procida ha i requisiti corrispondenti alle caratteristiche richieste. Solo il comma f può riguardare le strade di Procida. Detto comma infatti tiene conto di situazioni particolari , come nel nostro caso, e destina le strade prive dei requisiti previsti nei comma precedenti per le strade carrabili a strade a “ prevalente utilizzo pedonale e ciclabile”. Ad eccezione della via Libertà, alcuni tratti delle strade di recente realizzazione, e la discesa di S. Rocco, ( ma queste ultime si dovrebbero raggiungere in elicottero) nessuna strada dell’isola può essere considerata carrabile. Considerare quindi le stradine di Procida larghe da 2 a 3 mt e prive di marciapiede carrabili, è da ritenere contro la stessa legge ( il codice della strada ): il traffico a mio giudizio è quindi ILLEGALE. D’altra parte gli utenti delle strade dell’isola sono necessariamente sia i pedoni che gli automobilisti. Necessariamente bisogna considerare le esigenze di entrambi gli utenti. Ma mentre l’automobilista può e deve essere limitato e regolamentato da un codice non altrettanto si può fare per il pedone. Quest’ultimo infatti non ha obblighi di targa, patente, buone condizioni fisiche e psichiche ecc. Ha diritto ad essere ignorante delle norme del codice della strada, può essere menomato fisico, cieco, semplicemente distratto, addirittura ubbriaco, senza per questo essere penalizzato in alcun modo , in particolare spedito al cimitero: cosa che è già accaduta. Per mia informazione, suffragata dalla logica, nelle strade prive di marciapiede deve essere lasciato un margine di sicurezza e tranquillità del pedone, ai due lati della strada. Nelle strade di Procida ciò non è possibile. Si devono operare delle scelte ed in queste deve essere privilegiato il pedone . Su questo argomento spesso ho sentito argomentare di diritto alla mobilità garantito dalla Costituzione. Ritengo questa affermazione semplicemente ridicola. Credo che nessuno difronte ad un divieto di accesso possa appellarsi al diritto costituzionale alla mobilità. Il codice della strada non è un attentato alla libertà individuale ma un sacrosanto strumento di regolamentazione dell’uso di un mezzo meccanico che può essere pericoloso per se stesso e per altri. Gli abitanti della Corricella, di Positano e di tante realtà in cui non è possibile l’utilizzo dello strumento meccanico non si appellano alla costituzione ritenendosi privati di un diritto fondamentale. Un divieto d’accesso o di circolazione non limita la libertà di nessuno. Semmai è il contrario. Consentire una circolazione smodata In strade senza le condizioni idonee, limita la mobilità di altri, più deboli utenti della strada. Ai bambini , agli anziani, ai portatori di handicapp motori ecc. viene oggi a Procida limitata la libertà di movimento. Abbiamo avuto dei morti e molteplici incidenti perché utenti deboli della strada non sono stati sufficientemente garantiti. Molti anziani hanno il terrore di andare in strada, i genitori controllano strettamente i bambini piccoli, i neonati in carrozzino respirano smog: secondo coloro che ciarlano di diritto alla mobilità, rispetto a questi utenti della strada, altri avrebbero diritti di ordine superiore. Ritengo invece il contrario. Non sono un medico ma credo non sia necessario evidenziare come l’uso smodato del mezzo meccanico per i propri spostamenti nuoce alla salute della nostra collettività. La mancanza di moto aumenta le patologie respiratorie e cardiocircolatorie, e forse altre problematiche. Lo smog che esiste anche nelle strette strade di Procida non fa certamente bene e sarebbe opportuno che in merito si esprimesse la classe medica. L’obesità di bambini ed adolescenti spaventa. Ma ciò che mi preoccupa maggiormente e la salute mentale. A Procida si va in delirio quando si prospetta una limitazione del traffico. L’idea di fare poche centinaia se non decine di metri a piedi, l’idea che questi pochi passi li debbano fare i bambini , che ne potrebbero e dovrebbero fare kilometri, ci spaventa. Il parcheggio vicino alla Scuola Media al termine delle lezioni si riempie di automobili di genitori ansiosi di recuperarei propri figli come se fossero naufraghi. Eppure la scuola si trova al centro del nostro scoglio e si tratta di ragazzi adolescenti. Non parliamo poi di quanti ritengono nelle strade della ns isola di essere Felipe Massa o Valentino Rossi. Parlare di diritto alla mobilità in questa realtà è delirio. Valuto che la mobilità privata di Procida abbia un costo dell’ordine di 20 milioni di euro l’anno ,di cui solo una piccola percentuale ( dal 10 al 20%) ricade sull’isola. Si buttano in fumo risorse enormi. Una classe dirigente dovrebbe preoccuparsi di queste cose. Il vero problema non è come far circolare le auto ma come non farle circolare. La soluzione è di una semplicità sconcertante. Basta applicare il codice della strada e chiudere la circolazione in tutte le strade che il codice stesso non considera idonee. Il problema che si pone alla classe dirigente diventa quindi quello di creare per persone e merci un sistema di mobilità alternativo pubblico ,economico, individuare le necessarie ma limitate eccezioni, ecc., che operi in deroga al divieto di circolazione , il quale deve comunque aleggiare costantemente, e che sia sempre rispettoso delle esigenze degli altri utenti della strada. Anche questo problema è di relativamente semplice soluzione. Costerebbe meno ,creerebbe posti di lavoro, renderebbe l’isola vivibile, migliorerebbe la salute della nostra collettività. Un secondo problema attiene ai tempi di transizione da un regime ad un altro. Tempi che non possono essere brevissimi ma devono essere brevi. Avendo da anni effettuato elucubrazioni in tal senso ritengo di poter portare un modesto contributo e mi rendo disponibile gratuitamente per questo. A mio giudizio qualsiasi altra soluzione, in particolare mediata, ( fantomatici scogli pedonali, farraginosi divieti orari, inutili targhe alterne ecc. ) risulterà fallimentare non fosse altro perché già sperimentata. Questo convegno a mio avviso nasce male. Si continua a ciarlare di diritto alla mobilità, si parla di sistema integrato, insomma si intende continuare a trastullarsi intorno al problema senza andare al cuore dello stesso. Procida è per sua natura un isola pedonale. Ciò è una fortuna che l’insipienza della classe politica degli ultimi 50 anni ha trasformato in un problema. Cordialmente Franco Cerase

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