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“O’Maggio a Procida” porta in scena la storia dell’isola

Di Giacomo Retaggio

PROCIDA – Come sono fortunati i ragazzi di oggi! Ai miei tempi (molti anni fa!) la scuola era qualcosa di opprimente, con professori seriosi, sempre con l’indice puntato a punire qualche tuo atteggiamento ritenuto poco consono, con libri scarni e disadorni che si faticava a leggere. Viceversa oggi la scuola è qualcosa di vivo, di appassionante, quasi di divertente: i ragazzi ci provano gusto ad andarci. Cosa è cambiato nel modo di gestire l’istruzione? Oserei affermare che è mutato tutto, a cominciare dagli insegnanti. E questa mie considerazioni (ove mai ce ne fosse stato ancora bisogno!) hanno trovato il loro riscontro proprio l’altra sera in occasione della rappresentazione di “O’Maggio a Procida” da parte dei ragazzi delle prime classi della scuola media isolana. Lo spettacolo si doveva tenere fuori, all’aperto, nello stupendo spiazzo davanti la chiesa di S. Margherita, ma un perfido e teso maestrale ha scompaginato i piani e si è dovuto ripiegare per l’interno della chiesa. Anche questo è parte della nostra Procida: quest’isola di “vento, di mare e di roccia” è sempre alla mercé degli elementi. E questo i procidani se lo portano nel sangue. Ma poco male! Anzi, oserei dire, lo spettacolo all’interno di una chiesa affollatissima ha assunto un tono più intimo, più teatrale e (mi si perdoni la blasfemia perché la chiesa di S. Margherita non è ancora sconsacrata) da “grande soiré”. L’unica nota di rammarico è che non si potuto godere della vista di quella splendida barca bianca, preparata dai ragazzi sotto la guida di Andrea Piro e situata all’esterno della chiesa: le vele stracciate ed agitate dal vento sembravano braccia alzate ad inveire contro la mala sorte o ad invocare la clemenza divina. Protagonisti assoluti gli alunni delle prime medie. Il coro “San Leonardo”, con la consueta bravura, sotto la direzione di Aldo de Vero, ha eseguito, per introdurre il tema, “Era de’maggio”; indi hanno fatto irruzione sulla scena sei statuarie ragazze (delle prime superiori, però!) che hanno eseguito una languida e suggestiva danza quasi propiziatoria e come a voler sottolineare, con i loro abiti neri e con i veli neri a coprire i volti, il perenne clima, forse anche inconscio, di funerea tragicità che si vive sulla nostra isola: dal mare viene la vita e la ricchezza, ma, spesso , anche la morte. Attraverso le voci di questi giovanissimi attori si è snocciolata la storia di Procida: dai Calcidesi, ai Greci ed ai Romani; dal Medio Evo, al Rinascimento fino al ‘700 borbonico ed ai tragici fatti del ’99. E pensavo che io ho impiegato una vita per imparare ciò che questi ragazzi andavano declamando! Potenza della scuola di oggi: si apprende divertendosi! Attraverso scene simpatiche, balletti di decine di ragazzi e ragazze, canti popolari, si è assistito alla rievocazione di tutta la nostra storia isolana: invasioni barbaresche, scene di vita marinara quotidiana, un simpatico duetto tra S. Gennaro e S. Michele sul diritto di primogenitura alla protezione di Procida, l’ingresso di un impagabile e benedicente cardinale D’Avalos che predispone insieme a due architetti la costruzione dell’omonimo palazzo; e poi, passando ai secoli successivi, l’arrivo solenne di Ferdinando IV e Maria Carolina che insieme alle dame ed ai cavalieri della corte si sono esibiti in un leggiadro minuetto; tutto un mondo che è rivissuto in un turbinio di figurazioni e di suoni, fino ai tragici fatti del ’99. La sala era gremita di spettatori entusiasti; un parterre di grande spessore; tutto il gotha della scuola provinciale con presidi venuti anche dal continente. Ma a chi va il merito di questa magnifica serata? Soprattutto agli insegnanti Pina De Rubertis, Stefania Scotto, Annalisa Coppola, Marisa Scotto di Vettimo e Paola Scotto di Fasano che hanno lavorato per mesi per realizzarla. Voi pensate che sia facile tenere a bada ed istruire una settantina di bambini di undici, dodici anni per tanto tempo? Assolutamente no! E, poi, come ha puntualizzato un’emozionatissima Pina (a proposito: complimenti per la dizione e l’esposizione!), ai genitori degli alunni: senza il loro apporto non sarebbe stato possibile. E alla fine riflettevo che la storia della nostra isola è stata presentata da questi ragazzi come un gioco ed un piacevole “divertissement”, ma, poi, pensavo anche: non è forse la grande storia, con i suoi accadimenti, le sue guerre, le sue rivoluzioni, una sorta di gioco dell’umanità sul palcoscenico del mondo?

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