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Pasqua, fede cristiana e riti pagani: ecco come si festeggia in Italia

 Roma, 5 apr. (Adnkronos) – Fede cristiana, riti pagani. Dallo scoppio del carro a Firenze alle rievocazioni spettacolari e a volte quasi pagane di Taranto, dal sussurro del Miserere scandito dai tamburi nella processione di Procida ai gesti e alle antiche movenze di origine bizantina delle località della Basilicata. Le comunità locali italiane si preparano così a festeggiare la Pasqua, collegando a questo link religioso e liturgico costumi e riti locali dal sapore antico e folclorico. Tanto da evolvere la celebrazione della Resurrezione di Cristo, uno dei momenti più alti della nostra religione, quello che segna e sancisce il passaggio da morte a vita nuova, in un remake di usanze perse nel tempo. E perse anche nella storia di altre religioni. “La festa religiosa della Pasqua cristiana, che deriva e per certi versi dipende dalla Pasqua ebraica detta Pesach, è una sorta di contenitore per tutti i costumi e le credenze locali, dal cibo ai rituali spirituali” spiega all’ADNKRONOS lo storico delle Religioni dell’Istituto per gli Studi sulle Civiltà Italiane e del Mediterraneo antico (Iscima) del Cnr, Paolo Xella. “La Pasqua cristiana – sottolinea Xella – si innesta nella Pesach ebraica che, a sua volta, si collega ad un’antichissima festa agricolo-pastorale celebrata con riti estremamente sconnessi dalla tradizione religiosa”.

“Ciascuna tradizione, nei costumi locali italiani come in quelli di altri paesi europei, e penso a Siviglia in Spagna e alle località della Romania, mantiene i capisaldi della Pasqua ma – prosegue lo storico del Cnr – vi innesta inevitabilmente intensi rituali regionali legati ad antichissime tradizioni storiche che, a loro volta, si evolvono nei secoli. Ed è questa evoluzione, cui bisogna porre grande attenzione, a non rendere statiche le festività religiose che, altrimenti, sarebbero disancorate dalla realtà”. Mentre la ‘colombina’ di Firenze o il sangue dei ‘Vattienti’ calabresi, oggi, come nei decenni e secoli passati, sono una realtà forte e sentita dalla gente. Ora come allora.

E se anche per questa Pasqua 2009 fiorentini e turisti si accalcheranno in Piazza Duomo domenica 12 aprile, risale addirittura alla storia della prima crociata, alla liberazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme del 1099 la storia dello Scoppio del Carro, il rituale pasquale della città de’ Medici. I fuochi di questo carro vengono incendiati da una colomba, o come si dice a Firenze dalla “colombina”, che altro non è che un razzo dalle sembianze di un bianco piccione.

Nella mattina di Pasqua, scortato da 150 fra armati, musici e sbandieratori del Calcio Storico Fiorentino, il carro del fuoco pasquale, detto affettuosamente dai fiorentini “Brindellone”, si muove dal piazzale del Prato trainato da due paia di candidi bovi infiorati ed arriva al solito posto, in piazza del Duomo, fra il Battistero e la Cattedrale. E’ qui che i bovi vengono prontamente staccati ed un più moderno filo di ferro, che sostituisce la corda sugnata, viene teso a circa sette metri di altezza, da una colonna di legno, posta per l’occasione al centro del coro, fino a giungere al carro. E da Firenze a Bari, altri riti, altre storie.

La Settimana Santa a Ruvo di Puglia, in provincia di Bari, è scandita da processioni e processioni che evocano il dolore della morte di Gesù e la festa della sua Resurrezione, come la processione della ‘Desolata’, della ‘Deposizione’ e la processione dei Misteri’ che si accompagnano alla Processione di Gesù Risorto. Mentre l’esplosione delle Quarantane, fantocci di pezza che per 40 giorni sono rimaste appese ai crocicchi delle strade, hanno ricordato per settimane alla gente i rigori dell’astinenza quaresimale. Anche Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi, ha i suoi Riti della Settimana Santa, aperti con la processione dei Confratelli del Carmine la domenica delle Palme, e seguiti il giovedì pomeriggio dal pellegrinaggio dei “Pappamusci”. La sera poi si snoda la suggestiva Processione dei Misteri e il giorno di Pasqua si chiudono le celebrazioni con la processione della statua del Cristo Risorto.

E’ animata da riti cattolici antichi, che da tre secoli si tramandano inalterati e ancora oggi coinvolgono dal profondo dell’anima la città intera, la Settimana Santa di Taranto. I riti cominciano la Domenica delle Palme con un’ asta durante la quale i confratelli delle due congraghe si aggiudicano l’onore di portare in processione le pesanti statue. Il momento culminante si raggiunge con le tradizionali processioni dell’Addolorata, il giovedì Santo, e dei Misteri, il venerdì Santo, che sono una delle tracce della dominazione spagnola nell’Italia del Sud.

I confratelli sfilano lentamente, fino all’alba, col capo coperto da un cappuccio, i piedi scalzi e trascinando le pesanti statue della Vergine Addolorata e del Cristo Morto. Il passaggio del corteo religioso fra due ali di folla è accompagnato da una musica intensa e solenne che crea un’atmosfera cupa e suggestiva. E sempre nel Mezzogiorno si consuma, fra storia e folclore, la Settimana Santa e la Pasqua dell’isola di Procida, nel golfo di Napoli. I cortei del giovedì e del venerdì Santo sono tra le feste e le tradizioni popolari maggiormente seguite non solo dagli amanti oltreoceano dell’isola di Procida, ma anche da tanti italiani.

In verità, l’isola campana ed i suoi abitanti, che vivono sempre con grande partecipazione l’evento, entrano nel clima pasquale molte settimane prima, con la preparazione dei “misteri”, rappresentazioni iconiche della vita di Gesù Cristo, costruiti con passione ed originalità dai giovani abitanti dell’isola. Ma davvero suggestivo è il Corteo degli Apostoli, dodici confratelli della Congrega dei Bianchi che impersonano i dodici Apostoli ai quali si aggiungono il Priore, i cerimonieri, il centurione. E la storia si ripete, di secolo in secolo, di regione in regione.

In Basilicata, nel giorno di Pasqua, a Ginestra, in provincia di Potenza, si svolge La Processione dell’Addolorata. All’alba, per le strade del paese, la statua della Madonna Addolorata viene portata a cercare il figlio morto. Mentre durante la settimana Santa a Barile, sempre in provincia di Potenza, sede di una grande comunità arbereshe, si svolge la festa chiamata Java Madhe, un rito legato alle tradizioni pasquali del paese d’origine della comunità. Forte anche la tradizione della Naca a Catanzaro, il venerdì Santo, scandita da una processione, nata nel 1600, durante la quale al centro del rito c’è la culla in cui viene deposta la statua di Gesù.

Sempre in Calabria, inoltre, la principale festa religiosa di Dasà, in provincia di Vibo Valentia, è La ‘Ncrinata, il rito religioso che rappresenta l’incontro della Madre col Cristo Risorto, che si svolge il martedì dopo la domenica di Pasqua, intorno a mezzogiorno. A Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro, quindi, tradizione è la processione del sabato santo che ripropone ogni anno il rito dei “Vattienti”, devoti che praticano una pubblica flagellazione in segno di devozione. Molti i tentativi di divieto di questa cruenta usanza religiosa, una tradizione popolare che però resiste tenacemente.

Mentre si svolge la processione con la statua della Madonna dell’Addolorata, infatti, per le vie del paese si aggirano i Vattienti, persone che si flagellano pubblicamente colpendosi con un sughero pieno di pezzi di vetro o con cardi. In Sardegna, invece, le manifestazioni della Settimana Santa di Alghero, organizzate dalla Confraternita della Misericordia, detta anche dei “Jermanes Blancs”, insediatisi nella cittadina catalana fin dal XVI secolo, rappresentano uno dei momenti più tipici del folclore pasquale dell’Isola. In Sicilia, è a San Biagio Platani, in provincia di Agrigento, uno dei riti sicuramente più suggestivi di queste festività. Nato dal culto della Madonna e di Cristo, la celebrazione pone le sue radici nel ‘700, quando ancora il paese non contava mille abitanti. Sorprende, infine, per la sua carica trasgressiva, la Pasqua dei Giudei di San Fratello, in provincia di Messina. Rito complesso, difficile compromesso tra sensibilità cristiana e feste pagane.

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