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“Patto di Governo dell’isola”: Al momento solo una manovra strumentale.

di Michele Romano

Le voci secondo le quali il Sindaco Vincenzo Capezzuto starebbe meditando di proporre un “Patto di governo” dell’isola tra persone che, seppur differenti per storia personale, cultura ed appartenenza, ritengano di voler dare il proprio contributo, con passione e disinteresse, alla risoluzione dei problemi dell’isola, ha colpito la mia attenzione.

Queste parole, non smentite dal diretto interessato, ovviamente nobili vanno di pari passo con i dati allarmanti che investono il futuro degli Enti Locali. Infatti, a causa dell’acuta crisi socio-economica, un numero sempre più vasto di Comuni procede spedito verso la bancarotta con il rischi estremo di chiudere “baracca e burattini”, per cui urge accorpare la dimensione più ampia possibile di risorse umane, anche sovracomunali, per salvare il salvabile. Ma, tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare.

Voi direte, cosa serve, attraversato il mare, per rendere fattiva e fortemente credibile la giusta affermazione di un “Patto di Governo”  cui il Sindaco starebbe pensando?

La risposta è racchiusa dentro la realizzazione di due condizioni.

La prima è la completa disponibilità a praticare l’autocritica (caso raro e inusuale nel vissuto socio-politico italiano), cioè riconoscere di aver commesso errori, di non aver ben compreso la portata delle problematiche vitali del territorio, di aver omesso di produrre atti concreti che andavano nella direzione del bene comune, di aver pensato o espresso sciocchezze. Tale valutazione investe l’intero ceto politico locale, di maggioranza e minoranza, che in questi anni ha vissuto dentro un deleterio e implosivo consociativismo che è sotto gli occhi di tutti i cittadini.

La seconda è dentro il concetto di passione e disinteresse, che stanno ad indicare il cammino verso la rivoluzione copernicana della raffigurazione del politico, non come persona di potere individuale ma portatore di spirito di servizio per la comunità. Ed è qui, purtroppo, conoscendoci uno per uno, che la vedo molto dura. Ci vorrebbe un lungo periodo sabbatico di purificazione.

Al momento l’ipotesi avanzata la vedo come una manovra strumentale, probabilmente alla ricerca di nuovi posizionamenti. Spero, comunque, di essere smentito e di trovarmi ad assistere al miracolo dell’autocritica e della rivoluzione copernicana.

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Un commento

  1. Giuseppe Tulino

    Sono d’ accordo con il primo punto esposto,l’ autocritica è fondamentale. Sarebbe ancora più chiara se la dichiarazione fosse un rottura con le politiche del passato, indicando errori ed omissioni . Il passato serve al presente per vivere meglio il futuro e se non è chiaro , si vede solo scuro.

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