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Pietà per l’agnello

Di Miriam Colturi

PROCIDA – “Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi”. Sono queste le parole che costituiscono una formula ricorrente nel solenne cerimoniale della Santa Messa e, come tante altre, vengono ripetute, per lo più, in modo ripetitivo e meccanico, senza che ci si fermi a riflettere sulla loro intrinseca drammaticità.

Con tutto il rispetto per la sacralità della Chiesa e delle sue autorevoli affermazioni e, pur tuttavia, con mente e cuore liberi dall’acquiescenza verso tradizioni che, da tempo immemorabile, determinano, in modo acritico, le abitudini di intere comunità di credenti, appare lecito chiedersi chi, invece, possa avere pietà di lui, dell’agnello, inconsapevole cucciolo deputato a cotanta missione, perché nasce graziosissimo nel suo colore candido, nel quale è da individuare la sola causa  del feroce destino che lo vuole sgozzato, affinché il suo sangue sgorghi copioso, lavando e purificando quanto, all’opposto, è turpe e ripugnante su questa Terra.     

Sarebbe opportuno meditare su come questa strage di innocenti, che, con cadenza annuale, viene brutalmente rinnovata, si configuri in evidente conflitto con l’essenza di una Chiesa che si pone a tutela dei deboli e degli indifesi.

Il perpetuarsi di ritualità primordiali e anacronistiche che, nella celebrazione della Santa Pasqua, si traduce in un questo massacro di povere creature  innocenti, appare nient’altro che un’aberrazione, di cui, al giorno d’oggi, alla luce della sensibilità propria di una società evoluta e civile, non si riesce a comprendere il senso.

È giunta l’ora, forse, di porre al vaglio, per riesaminarle, tali consuetudini, come, d’altronde, sta avvenendo per altri, svariati aspetti  della Comunità Ecclesiale, proprio adesso, durante l’attuale, splendido Pontificato di Francesco, Uomo e  Papa coraggioso, che, manifestamente, non si esime dall’operare perseguendo, come fine ultimo, quello di restituire ai fedeli una Chiesa che sappia procedere al passo coi tempi e rinnovi se stessa in un’immagine sempre più luminosa ed integra, scevra da ipocrisie e cupe contraddizioni.

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11 commenti

  1. Vincenzo barbiero

    Ma in quale parte del catechismo cattolico hai letto che siamo obbligati al massacro pasquale degli agnelli.? È solo il viziosismo umano che orienta i nostri pakati a farlo. Fortunayamente sono fuori da questo vizio che ritengo inutile ed atroce.

  2. Miriam Colturi

    Vorrei rivolgermi a Vincenzo Barbieri e ringraziarlo per la sua risposta, poiché mi da’ modo di chiarire che
    non volevo, certamente, urtare la sensibilità di altri che, come me, vivono l’adesione alla Chiesa
    reputandola l’unica, valida guida, da sempre, in momenti storici, di incertezza
    e smarrimento dei Valori, come questo.
    È, anche vero, però, che l’indiscusso carisma di un’ Istituzione dalle radici divine,
    qualora non venga offerta, espressamente, la corretta interpretazione dei
    simbolismi a cui, per una più incisiva comunicazione del Messaggio del Suo Credo,
    fa ricorso, può generare malintesi col serio rischio di legittimare azioni ripugnanti
    come quella a cui facciamo riferimento.
    Ecco, concludendo, sarebbe auspicabile, mi sembra, che il tutto fosse ricondotto
    ad una verità incontrovertibile: la Chiesa protegge le Creature di Dio e non autorizza
    crimini di alcun genere, meno che mai quelli perpetrati verso poveri, esseri indifesi.

    • Miriam Colturi rappresenta senza dubbio la parte illuminata della chiesa cattolica, quella parte che pur condividendo i sacri rituali della dottrina, non assolve in pieno ogni contraddizione in termini !
      La società ed anche gli uomini che la compongono, sono giustamente ribelli a queste tradizioni che non danno un senso al credo contemporaneo !

  3. Preziosa la condivisione della Professoressa Piera per un tema così fondamentale
    Grazie infinite.

  4. Sarebbe bello anche un simile afflato in difesa del capitone a Natale.

    • Non c’è molta attinenza, non siamo sullo stesso piano.
      Per motivi etici o anche salutistici, si può scegliere di privilegiare una dieta vegana o vegetariana.
      Questo esula dall’ambito dell’intima aspirazione alla ricerca di un modo corretto di vivere la religiosità col tentativo di attribuire ai dettami, che ci vengono rivolti dalla Chiesa, un significato più giusto, che non finisca col mistificare, in nessun campo, i valori di cui è Essa è portatrice. Ciò riguarda il caso di cui sopra.

  5. di Don Antonio Rizzolo (citazione tratta da Famiglia Cristiana 06/04/2017)

    Caro cristiano, ti vorrei ricordare che già il profeta Isaia per bocca di Dio disse: «Io non bevo il sangue dei vostri sacrifici, non mangio la carne dei vostri agnelli» (cfr. 1,11). In tutte le religioni l’ uomo ha sacrificato qualcosa per il suo dio, ma con Gesù c’ è un capovolgimento totale. Dio sacrifica sé stesso, una volta e per sempre, per la salvezza dell’ uomo. Un Dio che ha sfidato la violenza perché Gesù è l’ uomo della tenerezza, è il trionfo dell’ amore. Ogni creatura è amata dal nostro Dio. Basta sacrifici, solo l’ amore è vincente. Per questo è orribile festeggiare la Pasqua uccidendo migliaia di cuccioli di agnello. L’ unico agnello di Dio di cui dobbiamo cibarci a Pasqua è l’ Eucaristia. La tradizione dell’ agnello a Pasqua non ha nessuna argomentazione teologica sostenibile, perché la tradizione cristiana non è fondata sul sacrificio degli animali che non solo sono inutili, ma addirittura crudeli e sicuramente lontani dall’ idea di amore e compassione verso tutti gli esseri viventi. È ovvio che ci sono problemi più importanti della strage di agnelli. Però è come dire: a me fa male un dente, ma vuoi mettere questo problema con chi sta per morire? È invece un’ occasione per dire no a crudeli sacrifici che non hanno nulla a che fare con il sacro.

    • Matteo 15:11. Non è quel che entra nella bocca che contamina l’uomo; ma quel che esce dalla bocca, ecco quel che contamina l’uomo.
      Ciò premesso, l’atteggiamento pietoso che è qui rappresentato, vale solo per gli agnelli o per tutti gli animali, capitoni compresi? Insomma, se “si sacrifica” un pollo al posto dell’agnello, va tutto bene?
      Io sono rimasto molto impressionato, fin da piccolo, dalla orribile morte del capitone e vorrei che un po’ di compassionevole vicinanza fosse espressa anche nei suoi riguardi. E sono stato tentato più volte di proporre una campagna meditica sul tema “SALVIAMO IL CAPITONE A NATALE”. C’è qualche anima buona che voglia darmi una mano? Io mi domando perchè l’agnello si’ e il capitone no!
      O bisogna, a questo punto, pensare che esistono, anche tra gli animali, figli e figliastri.
      Nei riguardi dell’agnello non c’è nulla che condizioni il mio pensiero etico e/o religioso (nè a favore, nè contro). Sono un laico onnivoro. Mi disturba solo il pietismo ipocrita.

      • Invece, io, non mangio il capitone a Natale e non ho difficoltà a ritenere esecrabile
        quest’altra tradizione, che si “alimenta” di vittime predestinate.
        Il tema pasquale, che trova spazio in questa pagina del blog, ha la sua attuazione in
        questi giorni e, dunque, mi è sembrato pertinente evidenziarne, proprio adesso, il malinteso di fondo, che lo sostiene.
        Nessuna ipocrisia, la strada per una presa di coscienza è lunga e difficile, ma, a mio parere, è una causa per la quale vale la pena soffermarsi a riflettere, tanto più che
        il numero di coloro, che la condividono, cresce sensibilmente.

      • Per Sandrino e per chi come la maggioranza di noi è onnivoro, conta sopratutto la quantità e la qualità del defungere di questi poveri capri espiatori .. ogni creatura di Dio dovrebbe morire di vecchiaia, e sopratutto senza violenti rituali che ancora e purtroppo si praticano sul territorio .

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