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Savina Caylyn. La preoccupazione di Adriano Bon.

Adriano Bon, il papà di Eugenio, l’ufficiale triestino tuttora nelle mani dei pirati assieme al resto dell’equipaggio della Savina Caylyn, era informato già ieri pomeriggio della liberazione degli ostaggi della Rosalia D’Amato. «É una bella notizia – ha commentato – anche per noi che siamo ancora tremendamente in ansia, se non altro perché i due armatori sono parenti, il che può farci sperare che siano stati in collegamento, che possano usare la stessa tattica con i sequestratori e che gli epiloghi potranno essere analoghi». «Aiutateci, ci stanno torturando », è stato l’allarme lanciato qualche settimana fa dalla Savina Caylyn e mandato in onda dalla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” E Eugenio Bon in persona aveva affermato: «Ogni volta che si avvicinano navi militari o un elicottero in perlustrazione per noi sono problemi grossi: subiamo botte, violenze, insulti». E del resto lo stesso Eugenio era riuscito a telefonare a casa: «Per favore salvami, sto morendo. Le gambe non le sento più, non riesco a camminare, ho la pelle tutta rovinata, ci torturano ogni giorno, sono sfinito, il corpo non risponde più». Sono stati gli stessi parenti dei marittimi (cinque italiani e 17 indiani) a chiedere che non vengano tentati blitz di forza per la liberazione degli ostaggi. «Eravamo e siamo contrari a qualsiasi blitz – aveva affermato Adriano Bon – sarebbe una condanna a morte per gli uomini della nave, presidiata da quaranta, cinquanta malviventi alla volta». E Palazzo Chigi, ma con Berlusconi ancora premier, aveva diramato una nota in cui si affermava che «su specifica richiesta delle famiglie non si è finora percorsa la strada dell’intervento militare». Ieri Adriano Bon ha preso nota che i pirati sono scesi dalla Rosalia D’Amato senza che fosse stato fatto alcun blitz.«Siamo sempre convinti – ha ripetuto ieri il papà dell’ufficiale – che trattative per la Savina Caylyn siano in corso anche in questi giorni altrimenti l’armatore e la Farnesina non ci avrebbero ribadito la necessità di conservare il silenzio stampa». (s.m.)

(il Piccolo di Trieste)

http://www.informatrieste.eu/blog/blog.php?id=13005

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