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Porti, navi e turismo crocieristico. L’Italia e il mare nel suo destino

di Nicola Silenti da Destra.it

L’ambigua e urticante contingenza del caso Stx – Fincantieri sta costringendo l’Italia e le sue distratte istituzioni a fare giocoforza i conti con l’universo marittimo e il suo potenziale dirompente. Un potenziale economico e occupazionale che si lega a doppio filo al patrimonio di cultura e tradizioni di una terra votata per definizione al mare, eppure da troppi decenni trascurato, ignorato o addirittura maltrattato. Un patrimonio che è il ritratto di un Paese e della sua vocazione a vivere, anche se non soprattutto, col mare e di mare: una vocazione che sta scritta nei suoi ottomila chilometri di coste, segno tangibile del suo essere il secondo Stato per estensione costiera dell’Unione europea dopo la Grecia.

Eppure i travolgenti contorni del duello Francia – Italia sui cantieri navali d’Oltralpe costringono anche i più restii a interrogarsi sulle reali potenzialità di un settore economico che, a dispetto di crisi economiche, dinamiche dell’economia globale e ingerenze comunitarie, continua a vederci a giusto titolo tra i protagonisti mondiali. Italiani protagonisti nel settore dei containers con un attore del calibro della MSC – Mediterranean Shipping Company, fondata a Napoli 50 anni fa e controllata dalla famiglia Aponte.

Italiani protagonisti nel settore dell’intrattenimento con la Costa crociere, in pianta stabile tra i cinque più importanti players al mondo in un settore, quello crocieristico, in grado di fornire un contributo diretto sull’economia di oltre 4,5 miliardi di euro. Italiani protagonisti anche nella produzione di yacht e unità di lusso con l’indiscussa leadership mondiale del settore del gruppo Azimut – Benetti, capofila di un comparto produttivo che annovera altre eccellenze come Sanlorenzo e il gruppo Ferretti: gioielli di un settore che vede da decenni l’Italia surclassare la concorrenza in termini di unità prodotte e di fatturato. Italiani protagonisti nel settore della cantieristica, capace di generare ogni anno investimenti per 4,5 miliardi di euro e oltre 100 mila posti di lavoro, ennesimo primato europeo davanti a Gran Bretagna e Germania, con un corollario di eccellenze ulteriori soprattutto nel settore ad alta tecnologia applicato alla difesa, con aziende del calibro di Leonardo Finmeccanica, Selex e Oto Melara da anni coinvolte in molti dei processi produttivi del colosso Fincantieri. Un primato che non si limita alla produzione delle unità navali, ma che prosegue nella ricettività portuale con l’Italia principale destinazione crocieristica in Europa con oltre 7 milioni di passeggeri all’anno.

Eppure, a fronte di un simile ruolino di marcia colpisce la fredda dissonanza tra questa brillante realtà di fatto e la generale indifferenza pubblica con cui istituzioni e media generalisti accolgono questi numeri. Il fatto è che, se non si frequenta anche solo alla larga il mondo marittimo in una delle sue molteplici manifestazioni, gli italiani sono portati per la gran parte a ignorare la grandezza dell’universo mare targato Italia, e di conseguenza a restare all’oscuro delle sue enormi potenzialità e i suoi smisurati margini di crescita. Così, senza un’adeguata percezione del fenomeno mare, la gran parte dei nostri connazionali continua a ignorare di custodire “dentro casa” un simile patrimonio: un patrimonio degno dell’attenzione e della visibilità universalmente riconosciute al settore della moda, dell’arredamento, dell’industria alimentare e di quella automobilistica, sempre che ancora abbia un senso parlare di un’industria automobilistica italiana dopo la cura Marchionne.

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