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Privatizzazione Caremar e taglia alla sanità, Domenico Savio attacca De Luca

savio incatenato(c.s.) L’Italia è governata da forze politiche consimili di centrodestra e centrosinistra, che governano con tempestività e scrupolo gli affari del capitalismo e dell’imperialismo industriale, agrario, commerciale, bancario e finanziario nazionale, europeo e mondiale utilizzando pure lo spauracchio del debito pubblico per sottrarre in continuazione risorse economiche ingenti dalle tasche degli italiani, aggravandone progressivamente le già difficili condizioni di vita, per passarle nei forzieri della classe padronale. Per questa politica scellerata e antipopolare i governi di natura capitalistica continuano a tagliare i fondi – costituiti dalle tante tasse che i cittadini sono costretti a pagare – alle regioni, ai comuni e ai servizi pubblici, come scuola, sanità, trasporti, assistenza sociale e diritti dei lavoratori occupati e disoccupati. Contemporaneamente ai tagli prosegue il disegno politico perverso della privatizzazione di beni e servizi della collettività.

Il governo padronale Renzi, che con piglio autoritario e dittatoriale oggi governa l’Italia, al pari di quelli che l’hanno preceduto continua, tra l’altro, a tagliare i fondi alle regioni per l’assistenza sanitaria mascherando tale politica di autentica “macelleria sociale” come taglio agli sprechi, ciò quando gli sprechi rimangono e si aggravano – perché sono connaturati al sistema sociale della dittatura capitalistica, che lascia sopravvivere la malavita organizzata, come mafia, ‘drangheta e camorra, che consente l’evasione fiscale ai potenti, che premia i furbi e favorisce coloro che detengono il potere, come senatori, deputati, ministri e sottosegretari che si assicurano stipendi da signorotti con oltre 25.000 euro al mese e vergognosi privilegi – e i servizi vengono tagliati, come la progressiva diminuzione o eliminazione di interi comparti dell’assistenza sanitaria

I tagli all’assistenza sanitaria colpiscono in modo particolare le zone periferiche del paese e ancor più gravemente quelle delle regioni più povere, rispetto al centro-nord, del Sud. L’isola d’Ischia è una di queste zone, dove milioni di presenze turistiche all’anno aggravano ulteriormente la carenze strutturali dell’assistenza sanitaria sia ospedaliera che territoriale, specialmente nella stagione estiva. La situazione è al limite della tolleranza umana e civile, con l’ospedale “Anna Rizzoli” sottodimensionato per le esigenze dell’isola – dove vi sono carenze croniche di posti letto, personale medico e paramedico, prestazioni e servizi vari, a partire dalla mensa disponibile solo per i degenti, la mancanza di un bar e dove certe attese per visite specialistiche ed esami diagnostici sono da mondo sottosviluppato -, con la chiusura della Struttura Residenziale Intermedia di Barano (SIR), col la quasi scomparsa del Centro di Salute Mentale, in un territorio dove le malattie psichiche costituiscono una realtà da non potersi trascurare, e con la soppressione o inefficienza di servizi assistenziali fondamentali per i cittadini. E non parliamo dello scandalo di sperpero di danaro pubblico legato al fitto di “Villa Stefania” a Casamicciola, una struttura non in regola e inadatta ad ospitare degenze e attività sanitarie. All’interno di questo drammatico scenario di mala sanità si inserisce la notizia beffarda degli ultimi giorni che nel corrente anno l’azienda sanitaria locale di riferimento Napoli 2 potrebbe risparmiare circa 20 milioni di euro, naturalmente sulla pelle degli assistiti: Vergogna per politici e dirigenti responsabili!

Questa situazione a dir poco tragica dell’assistenza sanitaria sull’isola dalla fine di luglio è ulteriormente degenerata, a causa della sospensione nell’intera regione Campania, come per gli altri anni si suppone sino al 31 dicembre 2015, dell’assistenza convenzionata per analisi, visite specialistiche e diagnostica per l’esaurimento dei fondi stanziati per quest’anno costringendo circa 70.000 residenti e turisti a servirsi unicamente del presidio ospedaliero. Da sempre il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista sostiene la battaglia politica di un’assistenza sanitaria totalmente pubblica, adeguata e totalmente gratuita per tutti e rispondente alle esigenze della popolazione residente e fluttuante, con le strutture pubbliche capaci di soddisfare e tempestivamente la richiesta dei cittadini. In tal modo gli stessi lavoratori attualmente occupati nelle realtà convenzionate diventerebbero dipendenti pubblici con pieno soddisfacimento dei loro diritti legislativi e contrattuali previsti per le singole specializzazioni. Consideriamo le privatizzazioni un male sociale, perché legate all’accumulo di profitti e al maggiore sfruttamento delle prestazioni lavorative.

Ma per tali, gravi carenze strutturali dell’assistenza sanitaria pubblica nell’isola d’Ischia la sospensione dell’assistenza convenzionata ha creato disagi e malasanità non più tollerabili, in termini di lunghe attese per le analisi, le visite specialistiche e gli esami diagnostici. Occorre adeguare immediatamente le prestazioni delle strutture pubbliche alle esigenze della collettività oppure, in attesa che ciò avvenga, consentire nuovamente e rapidamente l’assistenza convenzionata. Non ci sono ragioni di bilancio che possano giustificare ulteriormente una vergogna del genere, la regione e il governo nazionale col ministero della sanità mettano fine ad horas a questo scandalo politico di disumanità e inciviltà. Inoltre, si mormora che presto ai malati di diabete, che purtroppo costituiscono una parte consistente della popolazione, non verrebbero più corrisposti dalla sanità pubblica gli aghi pungidito, le striscette e l’insulina, che dovrebbero pagare in proprio. Per tutto questo e tanto altro di malasanità dovrebbero oltremodo vergognarsi le organizzazioni locali, regionali e nazionali dei partiti di centrodestra e centrosinistra che con le loro scelte di tagli al bilancio della sanità e il loro silenzio complice hanno determinato e consentono questa indecenza della malasanità in Campania.

Il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca del Partito Democratico – che appena eletto ha firmato l’ultimo atto della sciagurata privatizzazione della Caremar, avviata dal centrodestra, di cui gli abitanti delle isole partenopee e i turisti che affluiscono sui nostri territori saranno chiamati a pagarne le dure conseguenze in termini di maggiori disservizi, vettori obsoleti e maggiorazione delle tariffe – durante la recente campagna elettorale per essere eletto non ha lesinato promesse nei settori dei trasporti marittimi e terrestri, della sanità, della scuola, della sanatoria edilizia per l’abusivismo di necessità, eccetera. Se il buon giorno si vede dal mattino col permanere delle difficoltà nei trasporti e con la sospensione dell’assistenza sanitaria convenzionata senza potenziare quella pubblica, allora c’è poco da sperare per i prossimi anni. Vincenzo De Luca si sta rivelando un altro strumento politico di quella “macelleria sociale” voluta dalla troica europea – costituita dal Fondo monetario internazionale, dalla Banca mondiale e dalla Banca centrale europea – ed eseguita dai governi borghesi, clericali e capitalistici del vecchio continente per raccogliere migliaia di miliardi di euro all’anno dalle tasche dei lavoratori e passarli nei forzieri delle banche e delle multinazionali della finanza speculativa e affaristica.

Dinanzi a questa autentica rapina del lavoro, dei diritti e dei bisogni della classe lavoratrice e delle masse popolari, compreso il dimezzamento dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori stagionali del turismo, non bastano le suppliche e le genuflessioni al potere politico padronale degli improvvisati protestatari di regime capitalistico, che servono solo a procrastinare i drammi della vita quotidiana e a favorire gli affari dei potenti, ma occorrono un’autentica lotta di classe, una ribellione e una rivendicazione popolare che cambino il corso presente delle cose. Questo potere politico a tutti i livelli istituzionali deve essere mandato a casa e il suo posto deve essere occupato dal potere delle masse lavoratrici e popolari. A questo obiettivo immediato e di prospettiva lavora il P.C.I.M-L.. Tale rivoluzione è possibile già da oggi e ad essa non vi sono alternative per rendere più dignitosa la nostra esistenza.

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