Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti”. Mt. 10,26-27
Terzo appuntamento con la rubrica domenicale dei: “commenti al vangelo di chi è “svestito” , senza paramenti, dottrine e gerarchie, ma non per questo “senza Dio”.
Queste riflessioni di oggi possono incoraggiare l’uomo di questo tempo a rileggere e “purificare” l’idea del volto di Dio…e gioire ed agire perchè il mondo si umanizzi.
Rileggete la la riflesione di domenica puòi cliccare 5 settembre , di domenica 12 settembre
e domenica 19 settembre.
Lina Scotto.
Oggi riflettiamo sul vangelo di Lc 16,1-13 ,di cui trovate un commento in allegato di p. Alberto Maggi del Centro Studi biblici “G. Vannucci” di Montefano e una riflessione del vescovo salvadoregno Oscar Romero. Morto assassinato il 24 marzo 1980 mentre celebrava l’eucarestia nell’ospedale di San Salvador.
Lazzaro o “Dio aiuta” aveva in realtà poche aspirazioni: si accontentava di riempirsi lo stomaco con quello che buttavano dalla mensa del ricco, la mollica del pane nella quale i signori si pulivano le mani al posto del tovagliolo. Ma forse non riuscì ad ottenere nemmeno questo, perché nessuno lo fece entrare nella sala del banchetto. Per colmo, alcuni cani randagi, animali considerati impuri e allo stato semi selvaggio, tanto comuni nell’antichità, gli si avvicinavano per leccargli le ferite. Impossibile pensare una più grande emarginazione: povertà e impurità. Forse nemmeno aveva il tempo e la voglia di fermarsi a riflettere su una simile disquisizione teologica.
Tanto per il ricco come per il povero giunse l’ora della morte a partire dalla quale cambieranno le sorti nell’al di là, come pensavano i farisei. Sebbene, sia detto di sfuggita, con questo “al di là” quelli che fanno della religione un baluardo del conservatorismo e dell’immobilismo abbiano molte volte invitato alla rassegnazione, camuffata da “cristiana”, alla pazienza e al mantenimento di situazioni ingiuste coloro che le soffrivano; nell’al di là – si diceva – Dio darà a ciascuno quello che si merita. Sebbene venga sempre da pensare: e perché non già nell’al di qua?
Per molti predicatori, soddisfatti di un immagine di Dio che “premia i buoni e castiga i cattivi” come il Dio che professavano i farisei, la parabola terminava nell’al di là contemplando il trionfo del povero e la caduta del ricco. Appena appena si commentava l’ultima scena, chiave importante per comprendere il suo messaggio. Messa così questa parabola sarebbe un invito ad accettare la propria situazione, a rassegnarsi, a caricarsi della propria croce, a non ribellarsi contro l’ingiustizia, ad aspettare un al di là nel quale Dio regoli tutti i disordini e gli eccessi umani. Inteso così, il messaggio evangelico si apparenterebbe con un conformismo ad oltranza che aiuta a mantenere il disordine stabilito, l’ingiustizia umana e le classi sociali in una situazione di scontro.
Ma questa parabola non è una promessa per il futuro. Guarda alla vita presente e va rivolta ai cinque fratelli del ricco, che continuavano – dopo la morte del loro fratello e di Lazzaro – nell’abbondanza e nello sperpero. Perciò, il ricco, allarmato da ciò che avrebbe atteso i suoi fratelli se avessero continuato a vivere alle spalle dei poveri, chiede ad Abramo di inviare Lazzaro a casa sua, dai suoi fratelli, perché lì avvisi, e non capiti anche a loro di finire nello stesso luogo di tormento. Per cambiare la situazione in cui vivono i suoi fratelli, il ricco pensa che serve il miracolo: che un morto vada a visitarli. Crudo realismo di chi conosce la dinamica del denaro, che chiude il cuore umano all’evidenza della parola profetica, al dolore e alla sofferenza del povero, all’esigenza di giustizia, all’amore e persino alla voce di Dio. Il denaro disumanizza. Mi rimetto alle esperienze di ciascuno. Lo sapeva bene il profeta Amos quando minacciava i ricchi che dormivano in letti d’avorio, si sdraiavano su divani e si davano alla nella vita tra banchetti, musica, vino abbondante e profumi squisiti, senza dolersi della sofferenza dei poveri. Amos 6,1a.4-7. Quelli fingono devozione a Dio e venerazione verso la città santa e il tempio, credendo in questo modo di accontentare Dio e di restare giustificati. Ma il vero Dio non è amico di una religione che separa il culto dalla vita, l’incenso dalla pratica dell’amore al prossimo. Questo Dio, secondo il libro del Deuteronomio, condivide la sorte del povero, dell’orfano, della vedova e dello straniero; con tutti quelli a cui i potenti hanno ridotto il diritto di una vita vissuta con dignità.
Per riflettere
– “Io affermo che i poveri salveranno il mondo e che lo salveranno senza volerlo, lo salveranno nonostante se stessi e che non chiederanno nulla in cambio, semplicemente perché non sapranno il prezzo del servizio che hanno prestato” (Georges Bernanos).
– Il primo mondo assomiglia, secondo Jean Guitton, “a un isola d’oro squassata da tutti i lati da onde dell’infelicità degli altri”.
– “Una grande questione sociale consiste nel sapere se la parete di vetro proteggerà eternamente la festa degli animali meravigliosi e se gli uomini oscuri che guardano avidamente nella notte non lo romperanno per prenderli e divorarli” (M.Proust).
– Circa il 56% del totale delle occupazioni esistenti nei centri urbani dell’America Latina sono nel settore informale, che non smette di crescere, secondo la OIT. Ogni 10 posti di lavoro che sorgono, solo due vengono assorbiti dal settore formale (lavoratori senza contratto autonomi e terziario). Folha di Sao Paulo, 10.7.97.
– Secondo l’ultimo rapporto della banca mondiale più di mille milioni di persone vivono al di sotto della soglia assoluta di povertà, dispongono cioè di un solo dollaro al giorno. La maggior parte di loro si trova nel sud dell’Asia e nell’Africa nera.
– Esistono 385 persone o famiglie nel mondo che unite possiedono una ricchezza maggiore che i 2.500 milioni di persone più povere del mondo, ossia del 45% della popolazione mondiale. Negli USA, paradigma del modello liberare, l’1% della popolazione possiede più del 40% di tutta la ricchezza nazionale, e questa diseguaglianza sta crescendo.
– I livelli della distribuzione della conoscenza sono 4 volte più diseguali di quelli che si danno per la ricchezza nel mondo (Peter Marchetti).
– “Se non agiamo adesso, nei prossimi anni le disuguaglianze saranno gigantesche e si trasformeranno in una bomba ad orologeria che esploderà in faccia ai nostri figli” (James Wolfensohn, Presidente della Banca Mondiale).
XXVI TEMPO ORDINARIO – 26 settembre 2010
NELLA VITA, TU HAI RICEVUTO I TUOI BENI, E LAZZARO I SUOI MALI; MA ORA LUI E’ CONSOLATO, TU INVECE SEI IN MEZZO AI TORMENTI
Lc 16,19-31
[In quel tempo] Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».
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