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Procida: La magia del Natale al concerto del Coro Polifonico di San Leonardo

Di Giacomo  Retaggio

PROCIDA – Mi chiedo cosa sarebbero il Natale e la Pasqua procidani senza le performance del “Coro polifonico di S. Leonardo”. Il primo un Natale senza il panettone e la seconda senza la pastiera. Ormai ci siamo talmente abituati che non ne sapremmo fare a meno. E la mia non è una sviolinatura né una “captatio benevolentiae”. A che pro, poi? Queste coriste sono talmente brave che non hanno bisogno di essere adulate. L’esibizione della sera del 23 dicembre u.s. presso la chiesa di S. Antonio di Padova è stata semplicemente superlativa. E di questo il merito va soprattutto al maestro Aldo De Vero che ha saputo trarre dalle ugole di queste donne, in maggioranza donne semplici e casalinghe, un lirismo canoro ed una duttilità espressiva di altissimo livello. E a suo merito va ascritta anche la scelta del repertorio, mai banale, mai obsoleto, ma sempre teso a spaziare oltre i confini locali e a dare un’impronta di novità. Il concerto, che si è avvalso di Elio Di Bernardo all’organo e di Michele Staropoli alle percussioni, è iniziato con “A la nanita nana”, una ninna nanna dolcissima proveniente dalla Spagna e cantata in lingua originale. Un tuffo nel classico con il canto del “Tota pulcra” e subito dopo un’alternanza di canti moderni ed antichi molto suggestiva e stimolante. Da un canone mozartiano, “Wolfgang Christmas Carol”, a “Amazing grace”, arrangiato per tre voci sfalsate l’una rispetto all’altra. Un altro tuffo nel classico con “Laudate pueri Dominum” e “Gloria Deo!” e poi “Carol of the drum” di K. Davis rivisitato da M. Frisina. Le tre voci soliste, Rosaria Lauro, Micaela Barbiero e Mariya Hironovscka, hanno dialogato in perfetta sintonia con il coro. Ma la vera novità della serata è stato il debutto delle voci bianche; otto bambine di meno di dieci anni di età perfettamente inserite nel coro, che hanno dato un tocco di freschezza e di innocenza. Anche questa è un’idea molto intelligente tesa ad assicurare il turnover degli elementi del coro. Queste bambine saranno le coriste mature del domani. Verso la fine del programma non poteva non esserci l’immancabile “Tu scendi dalle stelle”. Ma la vera sferzata alla serata, che ha visto partecipare con il ritmico battere delle mani la gente in chiesa, è stata “I will follow him” tratto dalla commedia musicale “Sister Act”. Anche don Vincenzo Vicidomini, attento ed oculato padrone di casa, seguiva il ritmo con la testa ed i piedi. Mi ha detto dopo, però, che aveva tanta voglia di battere anche lui le mani. Quale migliore augurio per un Natale sereno e gioioso? Grazie al Coro Polifonico di S. Leonardo per aver trasmesso questo entusiasmo e questa gioia di vivere! 

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Un commento

  1. Posso comprendere ed apprezzare le vostre voci celesti poi che anch’io in passato e, mi auguro ancora anche in futuro…se pur breve …potrò sperimentarmi in qualche chiesa, dove mi accetteranno se, lo riterranno opportuno .
    Le voci di coro hanno un che di lirico che ben si uniforma alla santa notte del Signore e, nessuno potrebbe negare
    questa gioia ai propri discendenti ecco che, si potrà sempre contare su un rinnovo generazionale, spontaneo e controllato, di voci maschili e/o femminili…senza alcuna illecita discriminazione !!

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