Procida: La “Ristorazione” non decolla.

di Francesco Marino
Quest’anno è stata una grande stagione turistica per l’isola di Graziella. Il numeri dei turisti è aumentato notevolmente e i piccoli e caratteristici alberghi sono stati sempre pieni. Certo, le condizioni meteo sono state splendide e le spiagge finalmente pulite, cosa che ha fatto decollare Procida inserendola tra le “isole della quiete”.
In attesa che queste nostre considerazioni siano avallate anche da dati statistici, un buco nero dell’accoglienza procidana può essere individuato, purtroppo, nella ristorazione. In questi giorni, infatti, escono le guide gastronomiche ed apprendiamo che la Campania, specie con il litorale sorrentino e casertano, è in vertiginosa ascesa, mantiene l’isola d’Ischia con citazioni per il “Melograno”, della coppia procidana Libera e Giovanni Iovine, l’Hotel Manzi ed altri, l’isola di Procida è, viceversa, completamente ignorata dai gourmet. Come mai?A nostro modo di vedere le ragioni sono molteplici. Una, ad esempio, potrebbe individuarsi nella scarsa passione dei nostri ristoratori che per anni hanno inseguito il guadagno facile, cercando di praticare prezzi bassi e operando, in alcuni casi, con personale non inquadrato. La qualità, è noto, ha un prezzo e se si vuole mangiare bene bisogna pagare il giusto. La seconda motivazione è che si è voluto scimmiottare la cucina non del nostro territorio disertando piatti tipici, vedi “coniglio alla cacciatore”, rifugiandosi in strani abbinamenti terra mare che tengono lontano i clienti.
Eppure non è sempre stato così. Quando eravamo ragazzi le nostre papille gustative erano allietate dalla mitica Erminia dell’”Osteria del Gallo” e dalla cucina casereccia dell’Hotel Savoia. Poi venne alla ribalta Mariella Massa con la sua “Medusa”, una fuoriclasse della cucina procidana che lavorava con materie prime semplici ed innovative, precursore di quei cibi a kilometri zero oggi tanto decantati. Purtroppo, come per tutte le stelle, la vita fu crudele con Mariella, lasciando a Procida un vuoto anzitempo.
Dopo fu il buio con qualche piccola impennata (“La Pergola”, “Il Galeone”, “Fammivento”, Sent’cò) e qualche altro. Ora è tempo di puntare sui giovani cuochi i quali, avendo fatto studi appropriati, stanno iniziando ad emergere. I nomi, ovviamente, ad una prossima occasione per ora, invece, accontentiamoci di qualche segnalazione sul VINO DI PROCIDA, riportata dal libro “Il vino e il mare” di Andrea Gabrielli che parla solo delle piccole isole.
A quando leggere di un ristorante procidano inserito in qualche autorevole guida?
Speriamo a breve cosa che ci darà l’opportunità di tornare, con piacere, sull’argomento.

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