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Procida: L’isolotto di Vivara bloccato dalla burocrazia … e gli anziani pagano le conseguenze

vivara riapredi Giacomo Retaggio

Se vi dovesse capitare di passare per la Segreteria dell’Albano Francescano vi trovereste davanti ad un bel quadro dal sapore vagamente retro che raffigura un signore vestito di tutto punto dall’espressione severa, ma bonaria, ed un paio di imponenti favoriti. E’ il ritratto di Biagio Scotto Lachianca proprietario dell’isolotto di Vivara lasciato in eredità agli ospiti della struttura per il loro sostentamento. Questo signore trascorse gli ultimi anni della propria vita nella sua casa padronale sull’isola in assoluta solitudine, alla luce ed al vento, en plain air. Scendeva alla Chiaiolella una volta al mese per la spesa e chiamava con la “tofa” il pescatore affinché lo venisse a prendere con la barca. Dal 1940,  anno della sua morte, molta acqua è passata sotto i ponti e molte cose sono cambiate. E non sempre in meglio. L’unico dato incontrovertibile ed inoppugnabile è che Vivara è un bene privato ed una proprietà dell’Albano Francescano. E questo è qualcosa che spesso qualcuno dimentica o finge di dimenticare. Così come essa deve servire, secondo la volontà del testatore, per l’assistenza dei vecchietti ivi ricoverati. Fino ad una cinquantina di anni addietro l’isolotto era dato in fitto ad un privato che vi coltivava la vite e l’ulivo. Quelli di noi più avanti con gli anni ricordano quasi con nostalgia gli eserciti di ragazze che si sistemavano per settimane intere su Vivara per la raccolta delle olive. Allora non c’era ancora il ponte e l’isola si raggiungeva con la barca. Comunque il ricavato del fitto era una voce indispensabile per il mantenimento degli anziani. Con l’avvento delle Regioni i privati come affittuari scomparvero e vennero sostituiti dagli “organismi regionali” che pretesero di  non coltivare più nulla in nome della salvaguardia della famosa “macchia mediterranea”. Poco male in nome della difesa  della natura! Se non ché l’isola si coprì di sterpaglie e di “toponi” affamati che presero ad emigrare, attraverso il ponte dell’acquedotto che intanto era stato costruito, verso Procida. Nel frattempo divenne impossibile, se non con stratagemmi e con “paraustielli” vari, per i Procidani accedere a Vivara. Va bene che la zona è proprietà privata ed anche gli isolani devono sottostare a delle regole, ma prima dell’intervento della Regione la passeggiata sull’isolotto non veniva negata a nessuno! Per lo meno a Pasquetta!… Da quando, però, è subentrato il comitato regionale Vivara è diventata off-limits. E questo da una ventina di anni. L’ente proprietario, l’Albano francescano, di fronte a questa situazione ha fatto sempre  buon viso a cattivo gioco perché in buona sostanza la Regione pagava un fitto di ben 90000 (novantamila)  euro all’anno che facevano estremamente comodo per il bilancio della struttura. Le cose si cominciarono a complicare nel 2002 quando lo Stato intervenne ed istituì per l’isola la “Riserva naturale”. Tutto perfetto!  Sembrò di aver toccato il cielo con un dito: Vivara ormai era sotto la protezione dello Stato! Le cose, però, presero a complicarsi ulteriormente quando nel 2004 la Regione (presidente Bassolino), resasi conto che l’isola ormai era diventata “riserva naturale dello Stato”, ritenne di dismetterla e di conseguenza di non pagare più il fitto all’Albano Francescano. E qui cominciarono le dolenti note: sono dieci anni che il nostro ospizio non riceve più un soldo da nessuno!… E come si fa a mantenere i vecchietti? Questi devono pur mangiare e hanno bisogno per lo meno dell’indispensabile. E dire che ciascuno di loro contribuisce al proprio mantenimento con il contributo dell’80% della propria pensione!…  Qualcuno dei lettori si chiederà: ma il “Comitato di gestione della riserva naturale” non potrebbe sopperire in proprio al mancato pagamento del fitto regionale? Pare che non sia possibile perché la “Riserva naturale” non ha tra le sue competenze la corresponsione di qualsiasi emolumento a chicchessia. Ha un proprio bilancio, dei propri locali, dei dipendenti, perfino un gettone di presenza per i propri componenti, ma non è tenuto a pagare un fitto all’Albano francescano per Vivara. La cosa sembra assurda, ma è così. Attualmente gli “attori” che gestiscono la questione Vivara sono quattro: L’Albano Francescano in quanto proprietario reale dell’isola; il Comune perché il bene insiste sul territorio procidano; la “Riserva naturale dello Stato” con il comitato presieduto dal sig. Marinella e la Regione in quanto titolare del ponte e del serbatoio dell’acquedotto. Una situazione abbastanza complicata dove non si capiscono bene i ruoli di ciascuno. E dire che ognuno di questi Enti ha un proprio rappresentante all’interno di ciascun altro. Così il Comune ha una propria figura in seno all’Albano francescano; questo, a sua volta, è rappresentato presso il “Comitato di gestione della riserva naturale” e presso la Regione che, a sua volta, ha un suo membro all’interno del consiglio di Amministrazione dell’Albano Francescano. Dovrebbe essere tutto estremamente chiaro, ma non è assolutamente così. Aggiungansi a questo una serie di “associazioni” varie di natura cultural- naturalistiche, non meglio identificate, che pretendono di agire e di interagire su Vivara e la confusione è al massimo. Ci sono inoltre intorno a Vivara tutta una serie di iniziative turistico – culturali, visite guidate, sopraluoghi di professori universitari attentissimi all’uccello più raro o alla pianticella creduta estinta ed invece rediviva, convegni coscienziosi di naturalisti. E tutte queste cose  sono “buone e giuste”, ma cosa rendono all’Albano Francescano in termini economici ai fini del mantenimento dei vecchietti ? Nulla, assolutamente nulla!  Secondo chi scrive il buon Biagio Scotto la Chianca, che a suo tempo pensò di fare un’opera meritoria lasciando in eredità l’isolotto agli indigenti di Procida, si starà rivoltando nella tomba. E non è paradossale che, pur essendo proprietaria di un bene così notevole come Vivara, l’amministrazione dell’Albano Francescano debba fare i salti mortali per far quadrare il pranzo con la cena di una decina di poveretti?

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11 commenti

  1. Ringrazio il dottor Retaggio

    per aver messo,ancora una volta,il dito nella piaga su quello che io definisco “un vero scandalo ” ,anzi, lo scandalo piu eclatante di Procida.

    Com’è possibile che l’amministrazione della Fondazione,essendo in possesso di un valore immobiliare stimato da una perizia giurata dell’Ing. Genio nell’anno 1991 in 20.294.000(venti miliardi e duecento novantaquattro milioni),rivalutatosi ,in non so che percentuale nel corso degli anni e con il cambio della lira in euro,penso,in modo ingentissimo,

    non riesca a far rendere questo enorme patrimonio,e cerca solo l’elemosina dalla Regione o ” MASSACRANDO ” i poveri infermi assistiti con la misera pensione, che ,nello Statuto e nel testamento del donatore dovrebbero avere l’assistenza gratuita.
    Io ho le mie idee,magari ne parlerò in un secondo post.

    Per ora, mi limito a dire che, come minimo ,siamo nella più completa inefficienza e nella conservazione .. dello ” status quò “… , (è un eufemismo..)

    sarebbe interessante leggere i bilanci di questo ente, di come vengano gestite gli immobili ,i terreni,a quanto ammonta la vendita dei terreni a M.di Procida e tante altre cose……….,quanto è costato la ristrutturazione, e i lavori a Vivara.. forse l’avv.Cascone ce lo può dire…vero! e che lavori si sono fatti…(sic!)

  2. “la cosa sembra assurda, ma è così ” scrive Giacomo Retaggio.
    Non altrettanto potrebbe uscirsene il consiglio di amministrazione dell’Ente, composto da monaci e preti,
    rassegnandosi passivamente ad errori commessi nel passato. Dovrebbe chiedersi perchè nel 2002 gli amministratori dell’epoca nel mettersi d’accordo col ministero dell’ambiente, per l’utilizzo di Vivara, non si preoccuparssero di assicurare ai vecchi un adeguato profitto. Sul Corriere della sera di oggi, a proposito dell’ex ministro Altero Matteoli, leggo testualmente: “con una caratterstica singolare. Avrebbe incassato milioni di euro destinate alle opere di bonifica di Porto Marghera, senza tuttavia far nulla” Questo fatto mi inquieta, perché fu proprio il ministro Matteoli, a firmare nel 2002 l’istituzione della “riserva naturale dello Stato” Che per Vivara non abbiano fatto niente fino ad oggi, pazienza ma almeno dessero il giusto contributo all’Ente proprietario, che il buon Biagio Scotto la Chianca volle per i poveri vecchi

  3. Eppure è stato il dr. Domenico Scotto Lachianca (fratello di Biagio) a nominare come erede universale l’Ospedale Albano Francescano nel 1940 …

    • Che sia stato Biagio o Domenico non cambia niente. Il fatto incontestabile è che l’Albano Francescano oggi è il proprietario di Vivara

      • Giacomo Retaggio

        Ho ribadito da sempre per iscritto e verbalmente di non essere uno storico perché non ne ho la preparazione né la “forma mentis”, ma un attento osservatore della relaltà procidana, questo si. So benissimo che Biagio Scotto La chianca lasciò al fratello Domenico Vivara con l’obbligo, però, di darlo in eredità all’Albano Francescano. Ma al di là del cavillo sofistico resta il fatto inoppugnabile che Vivara è PROPRIETA’ esclusiva dell’Ospedale che da esso ne dovrebbe trarre sostentamento. Cosa che attualmente non avviene. Qualunque associazione o attività che si svolge su Vivara, se non concordata con l’ente proprietario, è da ritenersi illegale ed abusiva. E’ come se qualcuno volesse andare in casa di un privato e organizzarvi gite, visite guidate, attività di ricerca od altro senza il permesso del leggittimo proprietario.

  4. E questo fatto incontestabile, Vivara proprietà privata e non “di tutti”, nessuna persona sana di mente lo nega. Resta ai “4 attori” trovare una soluzione alla “questione”, frutto di molti errori del passato. Tuttavia non si comprendono alcuni toni: il rispetto è dovuto alla proprietà e alla memoria degli ultimi proprietari (che lasciarono Vivara ai posteri senza alcuna alterazione) come a quei professori / gruppi / singoli che da qualche decennio si interessano alla diversità della Vita vivarense. Riguardo i movimenti di protesta nelle tombe, essi probabilmente avvengono ad ogni saccheggio o crollo che si verifica presso quella che fu Villa Scotto Lachianca… a proposito di attività abusive ed illegali.

  5. elisabetta montaldo

    E finalmente si parla si Vivara, bravo Giacomo che ha sempre il coraggio di esprimere limpidamente ciò che molti bisbigliano!
    Non sono d’accordo però sul minimizzare il gran lavoro fatto dalle associazioni protezionistiche e dalle università che in questo disastro sono riuscite a mantenere viva l’attenzione su quest’oasi faunistica straordinaria e sulla testimonianza storica che costituisce sui più antichi popoli del mare dai quali tutti noi discendiamo e tra i quali Procida ha sempre avuto un ruolo importante.
    Per quanto riguarda la bella seicentesca casa colonica e le sue pertinenze c’è davvero da mettersi a piangere! Stuprata, rapinata, non ci sono più nemmeno gli infissi e quelle bellissime porte, persino le mattonelle antiche si son portati via! Chi sarà stato? Non cero le università, le associazioni culturali o gli studiosi.

  6. elisabetta montaldo

    Devo dire che sono anche contraria all’apertura indiscriminata, Vivara ha un equilibrio delicatissimo e custodisce molti tesori, va difesa e protetta

    • Giacomo Retaggio

      La finalità del mio articolo era solo di mettere in evidenza che l’Albano Francescano non vede un soldo da dieci anni. Non intendevo affatto minimizzare l’opera, pur meritoria, di Università e associazioni culturali varie. A tal proposito mi chiedo: se l’isolotto ha ( e su questo pare che non ci sia nessun dubbio) una tale valenza culturale, naturalistica e archeologica, a maggior ragione dovrebbe avere anche e soprattutto un valore economico. Che direste voi se gli scavi di Pompei fossero celebrati solo per il loro valore storico e culturale e non rendessero nulla in termini economici? Per Vivara dovrebbe essere valido lo stesso discorso. In Italia si insiste tanto sulla cultura come motore economico e allora perché Vivara, ricca di tante cose, non deve avere un ruolo preminente nel sollevare la disastrata economia procidana?

  7. Giancarlo Di Marco

    Credo che il fatto che l’ Albano Francescano no vede una lira da tanto, sia anche colpa loro, perche credevano di fare il colpo grosso e aspettando non e successo niente e sopratutto nessuno ha potuto usufruire del isola.
    Vorrei fare notare che ci sono diverse cause tra la regione e l’ Albano Francescano e quindi le due parti stanno li a guardarsi senza muoversi troppo, e bisogna dire che l’ Albano francescano avrebbe la possibilita di aprire l’ isola domani!!! perche e privata quindi lo possono fare, si devono attenere alle leggi che si applicano per territorio sotto tutela ma questo viene fatto in tutti parchi nazionali dove si puo andare……. e il fatto che non esiste ancora regolamento della riserva va solo a loro vantaggio perche potrebbero fare una causa allo stato perche impedisce lo svolgimento di una attivita di visita…….. Ma loro preferiscono aspettare forse per non perdersi il malloppo, forse perche dietro ci sono dei interessi politici o forse perche sono incapaci ma probabilmente perche valgono tutte e 3 i casi…….Del comitato della riserva e meglio non parlare ………

  8. Di Marco

    mi dà lo spunto per dire una cosa per me molto vera,ma considerata dubitativa da lui, i tre forse….

    Tutti e tre gli attori in questa commedia sono solidali e partecipi: ” L’unico fine di questa triplice alleanza è la spartizione di un eventuale ” bottino ”

    che sarebbe dovuto arrivare già nell’atto di costituzione della Riserva,ma,e io aggiungo,per fortuna,

    i finanziamenti non sono arrivati( grazie tremonti) e vivara giace abbandonata…al suo destino, e tutti i ” commensali ” sono rimasti a bocca asciutta…

    Vivara farà la stessa fine,o l’ha gia fatta,del Regno di Nettuno

    una associazione a….. che aspettano i finanziamenti….. e nulla di più… non esiste niente altro.

    RIBELLIAMOCI A QUESTO STATO DI COSE O NIENTE CAMBIERA’

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