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Procida, specchio di una società in via di disgregazione

Di Geppino Pugliese

PROCIDA – Premetto che questo non è un mio sfogo personale, né il prodotto di chissà quali frustrazioni, derivanti da un mio vissuto di vita. Vuol essere solo un tentativo di capire meglio la natura di Procida e dei procidani.

Cominciamo col dire che le trasformazioni che essa ha subito, nel corso dei decenni, hanno sconvolto il tessuto connettivo della società, addirittura, modificando i comportamenti, le abitudini e, ancor peggio, si sta avvertendo un venir meno dei pilastri della coesione sociale, e stanno facendo passi da gigante “l’egotismo e l’egoismo”.

Valori come la solidarietà, il pluralismo, la famiglia nel suo significato più nobile, la semplicità e la cordialità nei rapporti umani, una certa spensieratezza, sembrano valori quasi assopiti.

Forse esagero a dire queste cose, anche dovute al mio carattere un po’ schivo e riflessivo, ma le sensazioni sono queste.

La ventata di “modernismo ” che sta attanagliando Procida e i Procidani, a mio parere, anche se sta portando all’arricchimento di più persone, dall’altro lato sta facendo effetti negativi “spaventosi”

Cominciamo col dire che Procida sta diventando, se non già diventata, usando una metafora:”L’isola che non c’è”. Si, e, specialmente, per i procidani.

Se volgiamo lo sguardo indietro possiamo affermare, con certezza, che fra poco tempo i “nativi” di Procida, saranno considerati “ospiti” in casa propria.  Il “dialetto” è in via d’estinzione, un’accentuata “immigrazione clandestina”, non combattuta da chi di dovere, sta togliendo “letteralmente” lavoro a moltissimi giovani.

Ci stanno “togliendo” tutto, i “porti”, il mare circostante, le piazze dell’isola, un tempo luogo di trastullo di vecchi e bambini; le punte dell’isola o sono interdette o stanno nel degrado più assoluto, addirittura la collina di S. Margherita ci viene negata, perché VENDUTA!!!

Ma che cosa ci dobbiamo aspettare di più?

E’ rimasto solo un “caotico” traffico veicolare. La gente sembra “narcotizzata” dai “social”, dai telefonini, il cervello e i pensieri stanno andando all’ammasso.

Come possiamo interconnetterci, come possiamo intessere un tessuto sociale se, alla base, non ci sono relazioni umane reali, e, non virtuali.

Io penso che questo fenomeno sia “il male del secolo”. Sta, lentamente, distruggendo le menti e il cuore di tutti. Si, certo, forse esagero, ci sono molte più opportunità di prima, ci sono vari corsi, ci sono associazioni, è vero. Ma, manca, a mio vedere, una cosa importantissima: “La coesione sociale”

Dalla disgregazioni dei “valori familiari”, siamo in una fase di crescente destrutturazioni delle fondamenta del vivere civile e coeso.

Infine un augurio: Che Procida non diventi un “prolungamento “, o una propaggine, come da etimologia del termine, della terraferma, ma continui ad essere quell’Isola che non c’è, utopica, semplice, sognatrice.

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Un commento

  1. Ognuno dovrebbe interrogarsi. E lei cosa ha fatto per impedire tutto questo, se non parlare su ogni cosa?

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