Basta un SI
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Procida: Votare SI per ridare fiducia al Paese

Di Michele Romano

PROCIDA – Da decenni e decenni tutti, politici e non, invochiamo che il nostro sistema istituzionale cambiasse o almeno si ammodernasse. In tal senso negli ultimi trent’anni i governi e i corrispondenti partiti, anche quelli con maggioranze schiaccianti, hanno proclamato roboanti promesse di farle partorendo il topolino di commissioni programmatiche ed insufficienti. Per cui, mai come stavolta, siamo così vicini a poter avere questi cambiamenti, con il nostro diretto contributo democratico votando SI al referendum costituzionale. Poiché non crediamo che il cambiamento è un valore assoluto, riteniamo opportuno interrogare ed entrare nel merito sulle ragioni che possono condurci con convinzione al SI, tenendo presente che ogni riforma, ogni legge, qualsiasi agire umano non saranno mai atti perfetti, al massimo perfettibili, così dopo tale considerazione riteniamo che quattro punti sono così fondamentali da spingere a votare SI. Il primo è costituito dalla fine del bicameralismo fotocopia (per i soloni perfetto) che nel tempo è diventato così corrosivo e spesso dannoso, a causa del ping pong tra i due rami del Parlamento, per risolvere le problematiche, a volte drammatiche che hanno investito la società italiana. D’altra parte quello che omettono di dire i grandi eruditi della sacralità della Costituzione è che i Costituenti, reduci da una dittatura e da una guerra persa, per stemperare gli animi, diedero più spazio alla rappresentatività che alla governabilità (appunto bicameralismo perfetto) ma non considerandolo un “dogma” anzi auspicando, apertamente, un superamento dello stesso nel medio termine. In tal senso si può dire che stiamo in grave ritardo rispetto ad una realtà planetaria caratterizzata da accelerazioni straordinarie in tutti i campi, che impone rapide decisioni. Il secondo punto è la riduzione modesta ma misurabile dei costi della politica attraverso il risparmio di 309 stipendi e accessori agli attuali senatori, tenendo presente che i 95 senatori della riforma, in rappresentanza delle Regioni e dei Comuni, sono già remunerati. Poi non dimentichiamo la soppressione del consiglio Nazionale Economia e lavoro (CNEL) un ente rilevatosi inutile e dannoso con tutti gli sprechi di spesa pubblica che ha comportato.

Il terzo punto è la riduzione dell’attuale stato di sfrenato regionalismo che ha aperto il sentiero verso un disordine istituzionale con costi, iniquità, sperequazioni di enorme evidenza. Un esempio lampante è il sistema sanitario in cui 20 Regioni hanno 20 sistemi diversi tra loro: una confusione totale che ha profondamente danneggiato il SUD. Infine l’ultimo punto è, puramente, politico ma di decisiva importanza per votare SI, ovvero da una parte bisogna dimostrare all’opinione pubblica istituzionale che siamo determinati a riformare il Paese e a toglierci l’abito denigratorio di una Nazione immobilista, inefficiente e corrotta, dall’altra parte la prevalenza del NO produrrebbe l’ennesima disillusione, la perdita di speranza di poter cambiare dandola vinta, per un tempo indeterminato, ai movimenti e ai partiti populisti il cui radicamento si espande dove si continua a parlare soltanto di problemi, senza mai offrire risposte nel bene e nel male.

Sentire Grillo, nel suo marciare per Roma, con i suoi affiliati affermare: “le modifiche alla Costituzione bisogna attuarle ma i signori che l’hanno proposte sono indegni moralmente di portarle a termine e per tale motivo bisogna votare contro”, ovvero votare per dispetto e per disprezzo al governo, non costituisce il profilo del buon cittadino ma quello di un bambino capriccioso, come dice Galimberti, che non sa ragionare se non in termini di amore e odio. Inoltre le frasi del comico ci fanno rabbrividire perché riproducono la nostalgia di uno Stato fondato sulla supremazia della purezza etnica che il secolo scorso tragicamente ha conosciuto: il nazismo. Infine ricordo che la Costituzione è un atto non divino cioè sacro.

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