Home > mare > Raccontare il mare. Si può? Forse, partendo da Procida

Raccontare il mare. Si può? Forse, partendo da Procida

crocifisso alla marinaDi Antonio Lubrano

La tradizione marinara di Procida è nota in ogni angolo del mondo: da circa due secoli l’istituto nautico dell’isola, il “Caracciolo”, produce capitani e direttori di macchina per navi da carico e passeggeri, autentici esploratori dei mitici sette mari. In una cartella di documenti di mio padre, il Capitano Giuseppe, ho trovato una vecchia filastrocca che dice: “In ogni procidano c’è un Ulisse/che salpa dallo scoglio per il mondo/ e vaga,vaga,vaga fino a quando/ non sente riaffiorare nella mente/la malìa dello scoglio e dei suoi vefii”.

Vefio, per chi non lo sapesse, deriva dal greco, vuol dire guardare. Una parola che ha qualcosa di magico, un soffio nel pronunciarla. Fu anche il titolo di un prezioso dizionario del dialetto procidano compilato da uno straordinario cultore della lingua, Vittorio Parascandola,  medico condotto e scrittore di qualità. Architettonicamente, poi, vefio  riacquista il suo significato originario: infatti è il tipico balcone ad arco delle case che dominano le marine dell’isola, sorta di veroni a cui  ogni moglie un tempo si affacciava per scrutare la distesa azzurra in attesa del ritorno del suo Ulisse. L’accostamento al mitico re di Itaca è anche motivato da una leggenda che ogni tanto riaffiora nei racconti dei vecchi lupi di mare: Procida sarebbe figlia dell’ira di Polifemo, il ciclope dotato di un solo occhio che Ulisse prima fece ubriacare e poi accecò. Quando scoprì l’inganno il gigante scagliò dei blocchi rocciosi contro le navi di Odisseo e uno di questi massi rotolò dalla Sicilia, la mitica Terra dei Ciclopi, fino al Golfo di Napoli. Lo scoglio, appunto, su cui sorse più tardi Procida.

Si può prendere per buona una tale favola? Francamente non lo so ma sono certo che gli organizzatori del Premio Elsa Morante hanno avvertito quest’anno l’esigenza di conferire al mare un ruolo di protagonista dell’evento letterario nato nell’ormai lontano 1986. Infatti, accanto ai tradizionali appuntamenti del Premio – narrativa, saggistica, traduttori, giornalismo, complice d’autore – la 28. edizione che si svolge il 20 settembre prossimo propone una nuova sezione, “Com’è profondo il mare”, dal titolo di un successo di Lucio Dalla del 1977. Nessun tema mi sembra al momento più attuale di questo, con tutte le implicazioni che racchiude. Dalle guerre che spingono migliaia di disperati verso l’Europa, bussando alla porta del continente che è l’Italia. Alla miseria che induce intere popolazioni ad abbandonare i loro borghi e ad attraversare il Mediterraneo nella speranza di rinascere. E quelli che muoiono durante il viaggio sanno com’è profondo il mare.

Viene voglia di chiedersi: ma raccontare il mare si può oggi? Forse sì, partendo da Procida, lo scoglio degli Ulisse contemporanei.

Potrebbe interessarti

Primo fine settimana di agosto: lieve flessione per gli arrivi, crollo delle partenze

PROCIDA –  Dall’analisi dei dati resi noti dall’Ufficio Circondariale Marittimo per quanto riguarda imbarchi/sbarchi dall’isola …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *