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Riappropriarsi dell’afflato cosmico per sfuggire all’alienazione psichiatrica

Di Michel Romano

PROCIDA – Ci inducono ad amare riflessioni le parole, edificate come pietre, di Gaetano, studente di 15 anni aggredito da una decina di “bestioline di periferia” il 12 gennaio davanti alla stazione della metropolitana di Chiaiano e sopravvissuto all’asportazione della milza. Ecco cosa dice. C’erano tante persone ma nessuno ha avuto il coraggio di avvicinarsi e fare qualcosa.

Quindi, al di là dei pugni e calci in seguito ad un atto di violenza pura, ciò che ha ferito di più è la disumana indifferenza. Questa vicenda, purtroppo, porta alla ribalta un degrado interiore, frutto di una dimensione ipertrofica del nostro “Io” che sta correndo verso il “nichilismo” con il rischio fondato della consumazione e tramonto di una civiltà. Per percepire questa criticità è sufficiente entrare dentro il vissuto quotidiano della propria comunità dove è evidente la crescente emergenza di una patologia subdola e nascosta: l’alienazione psichiatrica. Ebbene quale è la reazione, nel suo insieme, della polis micaelica? Quella della invisibilità, della non conoscenza, accompagnata da un atteggiamento di fastidio o di chi, per paura di affrontare una situazione difficile o pericolosa, preferisce di ignorarla. Su questa linea di tendenza si muovono le Istituzioni, le Agenzie educative, la società civile e il servizio socio-sanitario, elemento cardine per tale problematica, dove utilizzando ancora il mito della biga alata platonica, l’auriga e il cavallo buono sono in balia di quello cattivo portatore infetto di tormenti egoistici, di demotivazioni perniciose, di deplorevoli sopraffazioni. Così si scorge che figure marginali di giovani e anziani vivono in un deserto dei tartari dove la “pietas” e la misericordia stanno sfrattando. Qui non vogliamo scivolare, tanto da renderlo una figura retorica, nella riproposizione della razza pura ma la rinascita del modello educativo di Sparta, certamente non con quella virulenza, in cui bambini, donne, giovani, anziani che con la loro precarietà fisica e psichica erano di intralcio alle sorti progressive della polis, erano gettati giù dalla rupe, si sta inserendo nelle modalità del vivere della società contemporanea. Che fare? Per non diventare creature grigie e irrilevanti nello splendore dell’Universo, cerchiamo di accogliere l’invito del geniale filosofo Henri Bergson ad uscire dal proprio sprezzante narcisismo, riprendere fiato e riappropriarsi dell’afflato cosmico. 

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2 commenti

  1. Secondo me,siamo al “top ”

    del “top “; AFFLATO COSMICO ….. ”

    finanche la “polis mikaelica ” impallidisce di fronte a questa espressione…. ahahah……….

  2. Siamo disposti a sacrificare ogni nostro scrupolo umanitario per operare una netta quanto selettiva gestione della delinquenza nel nostro paese ?

    Disposti a operare tagli drastici all’immigrazione, con coercitive diagnosi e terapie per ch,i senza motivo perturba ogni nostro collettivo avvenimento, con attentati pseudopolitici, di dubbia matrice ?

    Pronti a difenderci, anche se con le armi e, senza pietà verso cause attenuanti d’ogni sorta ?

    Siamo in grado di votare politiche discriminatorie come quelle condannate e selettive di disgraziata memoria ?

    Siamo abbastanza alieni da quello che per noi significava pietas ??

    Allora diamoci da fare !!

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