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La risposta al disagio giovanile: l’amore.

nek nomdi Michele Romano

Nei giorni scorsi è stato rappresentato come, anche una parte non minoritaria della gioventù procidana, grazie ad internet, potrebbero essere risucchiata dalla nefasta competizione del “neck”. Tale gara consiste nell’affermare che i più forti di tutti sono coloro i quali assorbono, con forsennata resistenza, una gran quantità d’alcool di ogni genere, e mettere alla berlina, sulla “rete”, come soggetti deboli ed incapaci, quelli scarsamente resistenti o che si rifiutano di partecipare. Questa notizia dovrebbe scuotere l’intera collettività in tutte le sue componenti familiare, scolastica, sanitaria, ecclesiale, politica, associativa e gestori di locali pubblici. Interrogarsi, chiedersi in termini propositivi e fattivi, tutti insieme, se, sia ancora possibile, trovare dentro di sé l’energia e il tempo per contrastare l’imperativo categorico della società contemporanea (che la drammatica crisi socio-economica ha profondamente acuito). Avere, possedere, accaparrarsi del piacere al massimo grado, lotta titanica di sopraffazione dell’uno sull’altro, questo sta accadendo dentro la realtà cavernosa dell’adolescenza, sempre di più nella mitologia della città di Sparta, dove i deboli e i malati inadeguati a diventare   guerrieri, all’età di 7 anni, venivano buttati giù dalla rupe. L’abdicazione devastante avvenuta in questi anni da parte dei genitori, della scuola, della politica, a costruire punti di riferimento solidi e proficui, ha prodotto un vissuto parallelo e non comunicabile tra generazioni che porta spesso ad imbattersi in amare sorprese.

La risposta all’interrogativo è semplice e, allo stesso tempo, impegnativa e rigorosa: uscire dalla gabbia dei propri egoismi, edonismi, riprendere la chiave giusta ed aprirsi all’unica cosa che realizza il desiderio profondo di unità, armonia e totalità: l’amore. Ecco il senso vitale che conduce alla responsabilità e alla consapevolezza di non rendere brutti, sporchi e cattivi i frutti di grande bellezza delle relazioni amorose: i figli. Genitori insufficienti, anaffettivi, distanti e distratti, crescono figli insicuri, ansiosi, depressi, incapaci di riconoscere il proprio valore e di percorrere il cammino della propria vocazione iniziatica (quella che ogni esistenza degna di questo nome porta in sé).  Come? Nessuna tentazione repressiva, prediche fasulle, ma saldare una catena di etica amorevole tra famiglie e istituzioni, prendendo coscienza che ci siamo giocati il cervello, in tutti questi anni, con il certificare che la ricerca della verità è una banalità e la costruzione del bene comune è una definizione, del tutto astratta, per cui tutto è permesso, è lecito. Così la pedagogia è diventata un’arte perduta, perché è stata interrotta la continuità formativa tra ciò che si sente o che si avverte di essere e tra ciò che si può e si deve essere. Ecco da dove i genitori, la scuola, la politica, la chiesa, la comunità, devono ripartire per riprendersi una propria ragione d’essere.

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2 commenti

  1. CLASSICO ESEMPIO DI PREDICATORE CHE PREDICA BENE E RAZZOLA MALE !

  2. Il catastrofista

    e ora anche “francescano”Romano fa un quadro della situazione giovanile che non corrisponde alla realtà delle cose.

    Tutto sommato i giovani di oggi sono gli stessi di ieri,ma sono i tempi che sono diversi ,sono cambiate le esigenze,tutto è cambiato da un pò.

    Ma si è cambiati in meglio,molto meglio,i giovani di 20 o 30 o 40 anni fa vivevano un’epoca diversa,le aspettative di vita,di successo ,di lavoro,di relazioni sociali,di affermazioni del proprio ” io “,erano,praticamente bassissime.

    Le donne hanno ottenuto grandissime opportunità di crescita.sia sociale che lavorative,prima erano poco più di un numero,
    ora sono protagoniste del ” cambiamento “,sia nell’ambito familiare,sia nel campo del lavoro.

    E i giovani , lo stesso discorso,sono protagonisti allo stesso modo. Gli eccessi,le intemperanze ,sono connaturate alla loro età,niente di cosi ” apocalittico “,cosi come descrive il ” francescano”.

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