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Procida. Commenti al vangelo di domenica 20 giugno 2011

Quarantunesimo appuntamento, con la rubrica dedicata ai commenti al vangelo. Eccovi il commento al vangelo di ( Gv 3,16-18) , di questa  domenica 20 giugno 2011, dedicata alla SS Trinità , attraverso il video di p. Alberto Maggi con relativa  trascrizione a scaricare e una riflessione di F. Gentiloni

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SS TRINITA’ – 19 giugno 2011
DIO HA MANDATO IL FIGLIO SUO PERCHE’ IL MONDO SIA SALVATO PER MEZZO DI LUI –
Commento al Vangelo di P. Alberto Maggi OSM
Gv 3,16-18
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non
vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il
mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha
creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

19 giugno 2011 SS. TRINITÀ

Gv 3,16-18

Fra i testi biblici che la liturgia propone per la XII domenica del tempo ordinario spicca la conclusione della seconda Lettera ai Corinzi (13,11-13). Poche righe, una bellissima sintesi non soltanto del pensiero di Paolo — se è stato lui a scriverla — ma di tutto il pensiero e l’agire cristiano. In un quadro decisamente trinitario, piuttosto raro nel Nuovo Testamento.

L’inizio è di Gesù Cristo, nominato in primo luogo perché è causa meritoria ed efficiente della grazia, e perché dall’incarnazione noi risaliamo facilmente all’idea della Trinità. San Tommaso commenta così: «L’apostolo augura, nel suo saluto, tutte le cose necessarie: la grazia di Cristo, per la quale siamo giustificati e salvati; la carità di Dio Padre per cui a lui siamo uniti; la comunicazione dello Spirito Santo che ci distribuisce i doni divini». Una conclusione particolarmente importante e di grande attualità nei nostri giorni. Stiamo vivendo, infatti, un cristianesimo che della Trinità si ricorda troppo poco. L’attenzione dei cristiani è tutta o quasi rivolta al Dio Padre e anche a Gesù: ben poco allo Spirito Santo. Al quale rivolgono, invece, grande attenzione settori cristiani al di fuori del cristianesimo più autentico, come i pentecostali. La nostra è sempre più una religione che presenta un volto monolitico, che rivendica la propria “identità”, che impone la propria rigida ortodossia. Ci si dimentica così dell’aspetto trinitario, cioè composito, misteriosamente unitario pur nella diversità e nella pluralità, in cui Dio stesso si rivela all’uomo nella Bibbia. E si preferisce ad un’idea di Dio come presenza ed azione dinamica nella storia, quella di una Verità unica che si possiede e di cui si è unici depositari, custodi ed interpreti; di un cristianesimo fatto di “appartenenza”, piuttosto che di ricerca e testimonianza. Così, una maggiore attenzione all’aspetto trinitario della nostra fede, ed in particolare una maggiore attenzione allo Spirito sarebbe molto utile per completare, forse anche correggere, la nostra comune concezione di Dio. Rivalutare la Terza Persona comporterebbe una positiva e importante correzione della comune concezione cristiana della divinità.

Molto significative anche le parole che l’autore della lettera rivolge ai lettori subito prima della conclusione. «Salutatevi a vicenda coi bacio santo. Vi salutano i santi tutti». Un saluto raro nei testi sacri. che forse il lettore moderno non si aspettava, ma che anche oggi non dovrebbe mancare. Il bacio santo “en philémati haghìo” si trova anche in altri testi paolini e si scambia tra persone che si incontrano, una pratica che anticamente, nelle funzioni, sostituiva il segno di pace della stretta di mano durante la celebrazione eucaristica e che dà anche il senso di universale fraternità che l’autore vuole insegnare alle comunità cristiane. Il bacio è quella forma di affettività che rivela una forte intimità tra le persone; è, secondo la tradizione ebraica, il gesto di massima comunione. San Giovanni Crisostomo spiega il senso profondo di questo bacio: «Che significa un bacio santo? Significa che non dev’essere corrotto dalla simulazione e dall’ipocrisia, come quello di Giuda a Gesù Cristo. Il bacio ci è stato dato come stimolo alla carità, affinché infiammi in noi l’affezione, in modo che ci amiamo reciprocamente, come i fratelli si amano gli uni gli altri, come i figli amano i loro padri, come i padri amano i figli, e di un amore ancora più rispettoso. poiché lì vi è la natura, qui vi è la grazia.» (Omelia sulla seconda Epistola ai Corinti). Insomma, un bacio che oggi più che mai riveste nella Chiesa una particolare attualità e necessità.

Filippo Gentiloni

Se vuoi rileggere le riflessioni delle precedenti settimane clicca sui link sotto:

– 15 maggio 2011

– 8 maggio 2011

– 1 maggio 2011

-24 aprile 2011

– 17 aprile 2011

– 10 aprile 2011

– 03 aprile 2011

– 27 marzo 2011

– 20 marzo 2011

– 13 marzo 2011

– 6 marzo 2011

– 27 febbraio 2011

– 20 febbraio 2011

– 13 febbraio 2011

– 6 febbraio 2011

– 30 gennaio 2011

– 23 gennaio 2011

– 16 gennaio 2011

– 09 gennaio 2011

– 06 gennaio 2011

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