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Sarà questo il tanto atteso governo del cambiamento?

di Nicola Silenti da Destra.it

Dalle parole ai fatti. Concluso l’estenuante tira e molla tra Lega e Cinque stelle con la formazione del nuovo governo a guida Giuseppe Conte, al centro dell’attenzione italiana torna, finalmente, il popolo. Il popolo, quell’entità astratta eppure mai così concreta, quel soggetto ideale da tempo immemore ignorato e vilipeso, con la sua identità ferita e un carico impressionante di istanze legittime e pretese sacrosante. In una parola diritti, che sembrano aver trovato finalmente qualcuno disposto a farsi carico della loro tutela e, si spera, finanche della loro realizzazione.

In tutti i casi, quali che siano i risultati concreti di questa nuova stagione della politica italiana appare evidente a tutti, con la consueta eccezione di editorialisti radical chic e benpensanti rossissimi, che l’agenda politica del Paese si è finalmente riallineata ai problemi concreti degli italiani e le urgenze delle giovani generazioni. Un’agenda di governo non più a misura dei diktat di Berlino, dei moniti di Bruxelles e della dittatura dello spread, in aperto contrasto con le politiche continentali sull’immigrazione all’insegna dell’accoglienza per tutti e a qualunque costo e nemico giurato del business delle carrette del mare, quello all’insegna del rapporto perverso tra scafisti e professionisti del salvataggio pseudo umanitario. Così, a dispetto delle campagne di stampa sul pericolo di un ritorno al nazionalismo, dai più ribattezzato sovranismo, oggi finalmente va dato atto ai nuovi interpreti della volontà popolare di aver rimesso al centro dell’agenda del Paese, la difesa del suolo nazionale, la sorveglianza e protezione dei nostri confini. E questo grazie a un programma di governo che, sinora a parole ma si spera quanto prima anche nel concreto, consenta all’Italia di ripartire da un nuovo senso del rispetto dei valori di libertà e dignità dei cittadini, dell’uguaglianza e di un senso della legalità vicino agli ultimi e lontano dalle prepotenze dei più forti e dei più furbi. Un programma di governo in linea con le priorità del quotidiano di tanti italiani, nell’ottica rovesciata di un esecutivo disposto a dare la precedenza alle urgenze collettive rispetto agli interessi delle élites.

Che un vero cambiamento ci debba essere nel Paese, questo ormai lo hanno capito tutti. Lo chiedono i disoccupati, sempre più in crescita esponenziale a dispetto delle statistiche di comodo, lo chiedono le famiglie, vera spina dorsale della nazione da sostenere e supportare nel loro ruolo insostituibile di presidio dei valori della tradizione e dell’educazione di quei figli che oggi quasi nessuno può più permettersi di mettere al mondo. Lo chiedono inoltre i tantissimi contribuenti onesti, vessati da un fisco esorbitante e cieco, che reclamano giustizia fiscale e sanzioni severe per i trasgressori.

Un programma così ambizioso, va da sé, ha bisogno di affidarsi a un ceto dirigente plausibile e all’azione di un governo di donne e uomini credibili. Di certo, dopo un’attesa che sembrava interminabile oggi sembra invece compiersi compiutamente il processo ideale di identificazione tra popolo e classe dirigente, tra cittadini italiani e leaders, due almeno: Matteo Salvini e Luigi Di Maio, interpreti sinora attendibili e rispettabili di questo nuovo corso della nostra storia democratica. Un nuovo corso costellato di aspettative e speranze adamantine e di trappole e di inganni, quelle dei voltagabbana e dei falsi profeti pronti a passare dai peana ai processi sommari alla prima avvisaglia di difficoltà. In attesa dei prossimi eventi, deposte le armi di un’estenuante campagna elettorale, chiunque abbia a cuore le sorti dell’Italia non può esimersi dall’indirizzare ai nuovi ministri parole di sprone, pungolo e incoraggiamento, senza lesinare le critiche quando saranno necessarie, fermo restando uno spirito sinceramente costruttivo e ben disposto verso i nuovi ministri e parlamentari condensato in una formula di rito che è come non mai anche auspicio: buon lavoro.

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