Procida. Savina Caylyn alla pesa

Un altro bellissimo contributo di  Savina Dolores Massa dal suo Blog Ana La Balena e che ci aiuta a riflettere sulla vicenda dei procidani sequestrati  dai pirati somali da oltre 6 mesi sulla Savina Caylyn.  Come dice la  mia amica Marianna Lubrano e che condivido in pieno : “Spero che leggeranno in molti questo scritto….Voi potenti leggete anche questo e meditate….Ma cosa dico voi dovreste avere una coscienza per meditare e purtroppo non ce l’avete”. LIBERI SUBITO

Oggi il calendario dice, 23 agosto 2011. Sulla mia terra Sardegna il bollettino meteo dice, 47° centigradi in salita. Posso andare al mare, ovviamente. Posso mangiare un gelato, ovviamente. Posso spararmi in faccia un ventilatore, ovviamente. Posso essere libera dei miei movimenti, del mio dormire, del mio mangiare, del mio sognare, del mio baciare, del mio leggermi un libro, del mio incontrare un amico, del mio decidere quale abito indossare, della mia indecisione sulla profumazione di un bagnoschiuma, del mio decidere di stare sola. Queste sciocche attività appena elencate aiutano a sentirsi liberi, di tanto in tanto. Queste sciocche attività aiutano a sopravvivere e neppure ce ne rendiamo conto. Proviamo ad immaginarci diversamente: da quasi sette, dico sette, mesi ci viene proibito di annusarci sul corpo un profumo di saponetta. Detta in mesi l’idea non è ben resa? Vogliamo contare i giorni? Sono circa 215, non cercatemi il pelo nell’uovo: i conti non mi piacciono. Da 215 giorni e notti ci viene ordinato di lasciare i nostri escrementi su quelli precedentemente lasciati da un altro, che si vergogna a morte di mostrare in una latrina le sue intime feci, seppure scarse, perché a mangiare un pugnetto di riso per 215 giorni non è che si possa produrre granché. Si vergogna come un miserabile sporcaccione, ma acqua per pulire non ne esiste. E se anche venisse in mente la follia di pulire con la lingua, beh, quella lingua non avrebbe più nemmeno un filo di saliva. È secca. Escremento su escremento, guarderemmo, e neppure escremento solido, ma malinconico schizzo di merda sciolta, malata, febbricitante, inverminata.

I 22 uomini mitra in fronte della Savina Caylyn acchiappata in Somalia di febbraio, conoscono ogni forma della merda altrui. Piangono sulla merda altrui. Camminano sul piscio rachitico di ciacuno di loro, perché nessun uomo distrutto fisicamente e moralmente ha la forza di centrare più alcun buco di cesso, e alla fine se proprio si è stati costretti a divenire animali, suvvia!, che lo si diventi fino alla fine. Ogni buona e retta educazione insegnata da una madre o da un padre se ne va a farsi fottere, dopo 215 giorni vissuti da bestie. E non sotto 47° gradi centigradi. Riusciamo ad immaginare quali temperature affliggono la costa somala? Ne dubito, persino sforzandoci.

Un abito. Senza acqua nessun abito può essere lavato, profumato, stirato e indossato per godere la dignità del sentirsi puliti. Dormire. Sfido chiunque a dormire su un ponte lercio, con il terrore che, se una palpebra calasse all’improvviso, una bollente canna di mitra potrebbe centrarti l’occhio, o sfiorarti solo per farti lo scherzetto di ricordarti che neppure un bel sogno può giungerti in consolazione, perché mai e poi mai ti sarà concesso il lusso di scordare che sei un prigioniero, e che devi soffrire, altrimenti chiunque ti ami non comprenderà abbastanza bene la tua morte lenta. Chiunque ti ami non smetterà di dormire come sta capitando a te, non smetterà di rilassarsi in un bel sogno, o sopra un gelato, o sopra un pavimento in profumo di libertà.

I gabbiani ci saranno sopra i mari di Somalia? Li odierei, fossi capitata io sotto quel cielo. Li invidierei, loro liberi nel volo. Oppure, tra le fate morgane dei pomeriggi, li scambierei per avvoltoi, pronti a divorare la carogna umana in cui si è trasformato il mio corpo ancora respirante per misericordia, per istinto di sopravvivenza, per quel piccolo barlume di sogno che è TORNARE.

Che cosa penserei fossi io al posto dei marittimi della Savina Caylyn? Che cosa, vedendo accanto a me la famosa splendida pulita piena d’acqua potabile Andrea Doria, italiana di bandiera e di gloria? È venuta a salvarmi? E allora perché improvvisamente le ho visto la poppa e io sono rimasta qui, ancora sporca, magra, bruciata dal sole, immortalata con le funi alle mani e ai piedi. Affamata. Perché non mi ha portata a casa dove ci sono le madri, le sorelle, i gelati, i nipoti, le donne amate, i figli, i gatti che si strofinano alle gambe? Perché io sono stata dimenticata? Non è possibile, penserei. Nessuno di quelli che mi amano può permettere un altro giorno così alla mia vita. Scoprissi questo, tornando a casa, potrei disprezzarli come mai ho disprezzato qualcuno. Perché io potrei divenire cattiva, dopo tanta cattiveria subìta. E allora, mentre vomito verde di solitudine sulle solitudini di tutti gli altri, un poco sogno. Sogno ogni altro essere umano libero mentre mi sta pensando, mentre si sta immedesimando, mentre dice, Mai più una violenza simile per nessuno. Sogno mobilitazioni, sogno catene umane, sogno rabbie, sogno il mio Presidente della Repubblica che dice, Tu sei nel mio cuore e io ti aiuterò. E se è lui a dirlo, l’uomo più importante della Nazione, io mi tranquillizzerò, perché mi fido. Ancora mi fido, nonostante i 215 giorni da blatta. Penserei, Fatemi tornare e forse io vi perdonerò la lentezza, vi perdonerò gli incubi che mi accompagneranno per tutta la vita, vi perdonerò l’aver pesato la mia vita come una merce al mercato del pesce, vi perdonerò le bugie e l’arroganza, l’indifferenza, il tempo che avete misurato con un metro differente dal mio.

No, non vi garantisco il perdono, se tornerò pazza. Vi perdonerà la mia famiglia, la mia Comunità, destinate per sempre a convivere con il cuore tarlato dalla mia assenza? E allora, su quale bilancia peserete il risarcimento?


Savina Dolores Massa

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