Sergio De Candia e la Polis Micaelica

di Michele Romano

PROCIDA – La nostra “Polis Micaelica” ha visto partire per il viaggio cosmico un suo caro figlio, Sergio che ne ha espresso, in modo esemplare la vis vitale e spirituale. Una stupefacente figura poliedrica che si espande dall’armonia musicale alla passione sportiva per la pallacanestro in cui esprime, al meglio, le sue capacità nel coinvolgere, con un originale progetto educativo di servizio, un’ampia platea di adolescenti. Certamente il suo apice lo raggiunge nel suo impegno ecclesiale di diacono spinto dal creativo Mons. Michele Del Prete, supportato dalle appassionate comunità di Madonna della Libera e dell’Abbazia di San Michele e dalla sua famiglia, la pirotecnica Annamaria e il sagace fanciullo Giacomo, tanto da diventare un forte punto di riferimento misericordioso nell’espandere il messaggio evangelico nella precarietà territoriale. Un’ulteriore tassello, non secondario, la sua pregevole cultura nell’ambito della giurisprudenza e principalmente delle scienze religiose, in cui prima di partire si è brillantemente laureato. E qui il suo saggio intorno alla figura di “Micael” diventa un prezioso patrimonio didattico per la nostra memoria storica, per cui ci appelliamo alla sensibilità della scuola procidana.
Ma, per quanto ci riguarda, la struggente bellezza dell’incontro con Sergio, persona soave e lacerata dentro la propria “Via Crucis”, è diventata una “Lectio Magistralis” sul divenire della vita. Con lui abbiamo inteso che dentro di essa accade che la rapidità di ogni cosa esistente e tutto ciò che diviene è portata via e scompare. Ogni sostanza è come un fiume in perpetua corsa, le azioni incessanti cambiano, le cause ricevono indefiniti aspetti e determinazioni, quasi nulla che sia immobile. Ci incalza l’infinito abisso nel quale ogni cosa, poi, svanisce. Tanto da dire come non è pazzo colui che in tali condizioni si gonfia, si dà affanno, si lamenta con la presunzione di durare per un tempo indeterminato. E qui il nostro caro Sergio, ormai accanto all’Arcangelo, con animo lieto ci lancia la luce della speranza attraverso il Vangelo di Giovanni in cui Gesù si rivolge al Padre chiedendo la vita eterna per i suoi discepoli e per tutti noi, coinvolgendoci nel partecipare nella relazione meravigliosa che lega Padre e Figlio nella ricchezza della luca dello Spirito.
Grazie Sergio per la tua creativa pazienza per i nostri “Quaderni Micaelici” e per averci insegnato con la tua testimonianza, come diceva Margherita Hack, che: “Nella vita non c’è nulla da temere ma semplicemente da capire”.

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