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Sogno un Paese…

sogno un paesedi Pasquale Carabellese

Sogno un Paese …

… in cui si cominci a pensare che, se non ce lo costruiamo noi, nessuno ce lo regala.

…in cui chi amministra ritrovi l’orgoglio e il coraggio di concepire e  avviare opere  che vadano oltre la sua scadenza, o almeno oltre il prossimo sondaggio.

…i cui cittadini non siano infettati  a ciclo continuo dal virus del “capo”, vittime contente e stupide di nuovi cinismi  e vecchi populismi.

… in cui si cominci a capire che il libro preferito del Leader –quale sia- è :“Dopo di Me il diluvio”.

…in cui l’espressione “partito politico” cessi di essere una doppia bestemmia al quadrato.

…in cui quanti occupano, in un modo o nell’altro, un posto di lavoro pubblico (spesso non è colpa loro il come), si vestino di dignità e professionalità, almeno tentando di dare un senso all’espressione “servizio pubblico”. E lo facciano a prescindere dal come, dal chi  e dal perché.

…in cui le chiese abbiano finalmente il coraggio di essere Chiesa.

… in cui vivere da laici abbia la stessa dignità che vivere secondo vangeli.

… in cui in giovani abbiano l’abilità di scansare le mille trappole demagogiche, populistiche, consumistiche, di appiattimento culturale di cui è disseminata la loro bella età.

… in cui la difficile ricerca dell’unità comunitaria prevalga sullo spezzatino antistorico e strumentale di false grancie.

… in cui si provi a recuperare il valore del silenzio, ormai perso . Trasformare Procida, come si continua a fare, in una continua pacchiana e caciaresca isola di Wight  non fa bene né al turista né al residente. Oltretutto va spesso contro le leggi italiane.

…in cui si provi a recuperare il valore pubblico del mare prossimo come complemento naturale e necessario di vivibilità dell’insularità, in particolare di una insularità così stretta come la nostra.

… in cui il politico si provi a porsi il problema se il trasporto a cui dedicarsi anima e corpo, per la sopravvivenza prossima e futura, non sia per caso quello marittimo, invece di quello terrestre.

Per  quest’ultimo, ricordarsi che , quando “a cuoppo cupo poco pepe cape”, la bravura del politico non è buttare via la creatura con l’acqua sporca, ma ingegnarsi per fare entrare nel cuoppo tutto il pepe necessario, magari inventando i grani quadrati. Per questo non servono  né demagogia né estremismo, ma capacità  tecniche e lungimiranza politica.

… in cui si provi a capire che ogni metro quadrato di bene pubblico elargito al privato è sottratto al resto della cittadinanza. La collettività che perde il godimento di un bene comune  si trova a credito rispetto a chi lo riceve, quale sia il motivo (o il pretesto!).Le “elargizioni” non sono mai neutre. Per questo vanno seriamente soppesate. Il come e da chi  lo dice il codice civile e il codice della navigazione  quando stabiliscono che l’amministratore “…..compatibilmente con le esigenze del pubblico uso,  può concedere l’ occupazione e l’ uso….”.

Dove “può” è voce del verbo potere, non del verbo dovere.  E, nel rispetto dell’intelligenza altrui, si rinunci alla baggianata giustificativa per cui i regolamenti (comunali! ) supererebbero le leggi (nazionali!).

Anche il più asino degli allievi alle superiori sa che non è vero.

Questa è la Procida che vorrei trasformasse almeno qualche sogno in realtà. E non mi sembra di chiedere troppo.

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Un commento

  1. Egregio dott. Carabellese…..lei sogna un isola…che non c’è !
    Ma a dispetto di Bennato e della sua isola, forse un giorno non lontano …….chi sa!

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