Procida: Il culto del S.S. Sacramento e la Confraternita dei Bianchi

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bianchi confraternitadi Giacomo Retaggio

Nel buio tiepido e silenzioso di una serata di fine marzo o di inizio aprile delle figure di uomini rivestite da un sacco bianco ed incappucciati percorrono con passo leggero, quasi inavvertibile, le stradine di Procida a distanza di una decina di metri l’una dall’altra. Portano una grossa croce nera su una spalla ed hanno due fori nel cappuccio per gli occhi. Camminano lentamente ed in silenzio, irriconoscibili ai più. Qualcuno, forse, lo puoi identificare dalla statura o dall’andatura che ti è nota, ma non oltre. E ricordi che da bambino scommettevi con i tuoi coetanei a chi riusciva a riconoscere qualcuno. Ma spesso ti sbagliavi. E’ la sera del Giovedì Santo e questi dodici uomini incappucciati, gli Apostoli, attraversano quasi tutta l’isola da centinaia di anni. E tu che li segui dal bordo della strada hai la sensazione di essere stato catapultato in un’atmosfera di sapore medievale, complici la vetustà degli edifici ai lati dai muri grigi ed in parte scrostati e la ristrettezza delle viuzze attraversate. A volte, una luna primaverile particolarmente luminosa sporge dal cielo attraverso la feritoia nel corpo degli alti palazzi ai lati della strada e inonda col suo chiarore questi uomini incappucciati che avanzano in silenzio, conferendo loro un aspetto quasi surreale. Quello che ti si para dinanzi la sera del Giovedì Santo, anche per te che ci sei abituato da sempre, è uno spettacolo, pur nella sua semplicità, di una suggestione infinita.

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