verdone procida
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Verdone “Procidano” tra ricordi e speranze.

Un Carlo Verdone a trecentosessanta gradi e senza peli sulla lingua quello che incontra, lo scorso 6 ottobre, fan e giornalisti nella hall del cine-teatro “Procida Hall” poco prima di salire sul palco e ricevere il premio “Complice d’Autore” in occasione della XXVI edizione del Premio Letterario “Procida Isola di Arturo – Elsa Morante”.

“Dopo un periodo di intenso lavoro – dice Verdone – con le riprese del nuovo film di Paolo Sorrentino “La grande bellezza” e l’uscita del libro “La Casa sopra i portici” edito da Bompiani, mi godo questo premio a Procida, isola dove ritorno con piacere dopo esservi giunto più volte nel passato con gli amici a mangiare il pesce nei locali lungo la costa, e che ha saputo ispirare tanti artisti e uomini e donne di cultura tra i quali, non a casa, Elsa Morante che qui scrisse “L’isola di Arturo”, libro che rappresenta uno dei capolavori della letteratura italiana.”

A proposito di ispiratori, quanto ha contato la figura di Mario Verdone nella sua carriera?

Mio padre ha contato moltissimo formando, con mia madre, una grande famiglia che ho raccontato nel mio libro “La casa sopra i portici”. Papà ha trasmesso a tutti noi l’amore per l’arte e il desiderio che continuassimo gli studi fino alla laurea, tutto questo senza mai alzare un dito per raccomandarci, nonostante la sua posizione, ma dandoci la possibilità di sviluppare le nostre passioni. Ricordo che con lui ho viaggiato tanto ed andavamo al cinema due volte a settimana, in modo particolare ad attirarlo erano i film western. Chissà sarà per questo che poi ho continuato in questo campo.

Quale è l’attuale stato di salute del cinema italiano?

Se guardiamo il box office settimanali degli incassi non c’è un film italiano tra i primi dieci in classifica. Ora, può darsi che non tutte le pellicole in proiezione siano dei capolavori, ma qualche prodotto buono c’è. Il segnale, però, è chiaro: il pubblico ha voltano le spalle alle nostre produzioni. Altro fattore estremamente negativo è rappresentato dal fatto che, negli ultimi mesi, circa 250 sale, in particolar modo ubicate in quartieri centrali e frequentate da persone di una fascia medio alta per età e formazione culturale, hanno chiuso i battenti. Rimangono le multisala che accolgono un pubblico giovane ma che sono orientate verso film e cartoon americani.

Quali sono le motivazioni di questo stato di cose?

Certamente si risente della crisi economica del vecchio Continente ma anche di scelte non appropriate effettuate nel passato più o meno recente, così come qualche colpa è da attribuire alla televisione i cui modelli di divismo sono quelli di signor nessuno catapultati all’interno di reality di ogni genere, fatto che ha diseducato i giovani. Non parliamo, poi, dei disastri che ci offre la quotidianità che, per molti aspetti, è andata ben oltre la più fervida immaginazione di chi la osserva, con personaggi che, in qualche modo fanno anche tenerezza e inducono alla risata, ma che danno il quadro di una società che, in più di una occasione, mi porterebbe a scrivere situazioni ben più tristi di quelle comiche che sino ad oggi, a detta di alcuni, mi vedono come il loro “antidepressivo quotidiano”.

Come vede il futuro Carlo Verdone?

Le cose non sono facili sia per il cinema che, più in generale per l’intera nazione. Se leggiamo i giornali degli ultimi anni, mettendo insieme i vari scandali,  forse saranno tre o quattro le finanziarie  andate in fumo per la quantità di danaro dissolta in ruberie e malaffare. Questo rappresenta un grosso macigno per il presente ed il futuro in quanto ha tolto risorse per i giovani che, sempre di più dopo la laurea, anche se raggiunta con il massimo dei voti, sono costretti ad andare fuori dall’Italia per fare veri master che consentano loro di acquisire esperienze qualificanti. Dobbiamo aspettare, quindi, che questi giovani maturino per avere una nuova classe dirigente in grado di cambiare le cose.”

Guglielmo Taliercio

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