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Vivara: una situazione stantia e patetica ai confini del patologico

vivara satdi Michele Romano

La riapertura di Vivara o Vivaro è diventata una situazione stantia e patetica ai confini del patologico. Tra le commemorazioni nostalgiche, gli sterili battibecchi tra i politici locali in vista delle prossime elezioni comunali, l’assordante silenzio dell’Albano Francescano, l’insopportabile disinteresse del gran messere delle cravatte “Marinella”, il quale circa nove anni fa, nominato “governatore dell’isolotto” dalla Regione Campania, fu accolto in pompa magna, grazie all’entusiastica generosità dell’associazione Borgo Marinaro Marina Chiaiolella. Con la speranza che forse era giunto il momento di poter usufruire, in modo qualitativamente giusto, quel gioiello che il creatore e la natura ha donato a generazioni su generazioni, di goderne i suoi meravigliosi percorsi ed itinerari. Invece che succede? Sta lì sempre più immalinconito tanto che sembra di esprimere il desiderio di allontanarsi sempre di più verso l’affinità elettiva dell’antica Grecia, perché si sente nauseato dalla rozzezza, dall’insipienza, dall’indifferenza che lo circonda. Cosa si può fare per il ritorno al sorriso solare di una creatura che per tanti come me, insieme al campanile di San Giuseppe, ha rappresentato la prima visione, quando si aprono gli occhi alla luce della vita. Semplicemente riprendere, con rigore e forza, il sogno del Prof. Punzo, che la concepiva, attraverso la sua armonia naturale, intessuta da amplissimo respiro, di pause e lentezze contemplative, di sublime spiritualità piena di fervore erotico, come un’Agorà di educazione ambientale permanente dove, oltre ai flussi migratori delle molteplici specie degli uccelli, vi siano quelli degli studenti, degli studiosi, dei cittadini del mondo nonché momenti di riflessione, di crescita culturale ed umana della comunità locale. Ecco, come Vivaro può diventare un punto fondante nel cambiare passo all’organizzazione futura della polis procidana. L’elezione comunale 2015, se si riesce a spazzare via la palude del politicume attuale, può diventare un’occasione irripetibile. Certamente l’idiozia d’impiantare il grande fallo del totem della pace presso il bel sito di Santa Margherita nuova a Terra Murata, è una pessima modalità per ricostruire un rapporto armonica tra natura e territorio.

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