Non è passato inosservato l’epiteto che ha rivolto la Ministra Carfagna all’On. Mussolini.
Ci sono diverse scuole di pensiero sull’origine del termine Vajassa, sta di certo che tutte concordano più o meno con uguale intendimento.
Vaiassa (anche Vajassa) è un vocabolo “dialettale” napoletano che originariamente ha il significato di “serva” o “domestica” più recentemente anche usato (sempre in ambito locale), come sinonimo di donna di bassa condizione civile, sguaiata e volgare, “sbraitante e rissaiola” . Da Wikipedia.
C’è uno strumento prettamente napoletano che si chiama : “SCETAVAJASSA” si tratta di un’asta tipo asta di scopa di circa un metro – una parte a tratti è fatto con scalanature, e sopra sono inchiodati delle piastrine di metallo tipo coperchi di bottiglie delle bibite schiacciati,messi cinque sei uno sull’altro, ogni tre centimetri- è uno strumento che si accompagna con la caccavella, (pentola) o putipù un altro strumento, composto da un contenitore tipo pentola, coperto in modo rigido con pelle di animale, ha un buco centrale dove vien messa un manico di scopa, unto da grasso,e azionandolo con una man, facendo su e giù, emette dei suoni particolari, per completare c’è anche il triccaballacco, composto da tre martelli di legno: uno centrale che fa da incudine e i due laterali vengono azionati con le mani tenendoli, dal lato estremo dove questi sono avvitati, e picchiano forte su quello centrale. Strumenti creati dagli scugnizzi evidentemente. Non si vedono più in giro da quando fu sospesa la feste di Piedigrotta
Questi strumenti erano usati in tutte le feste, mentre lo scetavajassa serviva principalmente per svegliare le donne dei vasci (bassi ) nel periodo del vice reame napoletano.
Torniamo al termine Vajassa.
Nel gergo della malavita napoletana alla fine del XIX secolo “VaJassa” significava anche “prostituta”.
Oggi quest’appellativo si da, a donne chiamate anche “vasciajola “ che sono persone che abitano nei bassi dei palazzi e le loro dimore hanno l’uscio in strada come negozi.
Certo se il Ministro ha usato un linguaggio che si usa, solo in certi ambienti, evidentemente conosce questi luoghi. Oppure qualcuno gli l’ha suggerito? Le due parlamentari si accomunano su molti aspetti, quindi l’aver sollevato un polverone per così poco, è eccessivo, il parlamento rappresenta un po’ tutti noi.
Cosa c’è di strano? Una vajassa in più una Vajassa in meno.
CERTO una volta al parlamento mandavamo persone meno “CHIASSOSE ,” adesso invece, com’è siamo caduto in “VASCJO” !
Sempreché non sia stata una trovata pubblicitaria del Ministro, per far sentire la sua voce.
Ottimo sponsor.
Comunque, una nota di colore non guasta il tormentato quotidiano.
Chi ha provocato una frecciata spiritosa non si deve lamentare se ne sente il bruciore.
Samuel Johnson
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