di Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo
Se ti chiedessi all’improvviso, giovane lettore, chi fosse Mario Spinetti e perché il campo sportivo si chiami con questo nome, certamente non sapresti rispondere. Al limite penseresti che fosse un giocatore, uno che si fosse dato da fare col pallone, avesse segnato chissà quanti goal, fosse stato insomma un Maradona procidano. Niente di tutto questo, ti dovrei rispondere, anche se Mario Spinetti un ruolo importante nella realizzazione del campo sportivo lo ha avuto. Dotato di uno spirito sportivo straordinario, infatti, lui per primo ebbe l’idea di fornire un campo sportivo decente a tutti quei giovani di allora, che, quando avevano voglia di tirare quattro calci, si arrangiavano sulle spiagge o sulle piazze spopolate della Procida dell’epoca.
Perciò devi dire grazie a Mario Spinetti, per te un illustre sconosciuto, se oggi il campo sportivo esiste. Peccato che quel 18 novembre del 1964 , quando il campo si inaugurò, e venne intitolato proprio a lui, lui non c’era più. Peccato, non perché lui si aspettasse grandi riconoscenze per la realizzazione di così grande opera, ma per la soddisfazione di aver portato fin in fondo la sua geniale idea. Idea che per realizzarsi richiese fatica e denaro.
A questo punto è spontaneo chiederci che personaggio fosse veramente Mario Spinetti.
Se tu, giovane di oggi, venissi a conoscenza di tutte le gesta che gli vengono attribuite, lo immagineresti una persona con una grande disponibilità di mezzi, con la possibilità di attingere ad immense risorse finanziarie, una persona potente insomma.
Mario Spinetti invece, non era una persona potente, nella maniera cui erroneamente credi. Una sola immensa ricchezza possedeva, questa sì, un cuore ricco di umanità, che lo faceva apparire simpatico a tutti, e che pur incutendo una grande autorevolezza, conservava l’umiltà di una persona semplice. Da sindaco del paese, non usò mai il potere, se non per il bene dei suoi cittadini. Lontanamente si potrebbe dire che abbia abusato del potere per fini personali.
Mario Spinetti raggiunse tutti gli obiettivi che si era posto, sia nella vita che nella società, agendo semplicemente da uomo, uomo tenace dalla forte volontà, e soprattutto da uomo buono.
Nato a Napoli nel 1910, dotato di una umanità eccezionale, Mario Spinetti scelse la professione del medico, proprio per prodigarsi verso i malati in genere e verso i più bisognosi in particolare. Divenuto anche un buon chirurgo, si ritrovò a Procida, perché qui aveva dei parenti. E cominciò a lavorare presso la piccola medicheria dell’Ospedale Albano Francescano,e poi si spinse anche all’esterno, tra la gente, a casa di ciascuno, nelle case povere soprattutto, operando con una bravura e un coraggio veramente eccezionale.
Proprio durante il suo peregrinare di casa in casa, in una Procida che ancora conservava le ferite dell’ultima guerra, il buon chirurgo si trovò a contatto con le indigenze e i bisogni della gente. Mai nessuno della classe dirigente locale si era interessato di tali problemi, confessando candidamente di non esserne a conoscenza e che mai alcun procidano si fosse rivolto a loro per risolverli. Ebbene Mario Spinetti, recandosi per la sua professione casa per casa, a stretto contatto con le necessità vere di tanta povera gente, fu l’unico a capire che se non si lamentavano, ciò era dovuto alla dignità propria del popolo procidano e alla scarsa fiducia che esso nutriva nei confronti di coloro che fino allora avevano comandato. Per cui il buon Mario Spinetti, sentì come un dovere aiutare quella povera gente e decise di farlo in prima persona, presentandosi alle elezioni come candidato sindaco.
Fu eletto per la prima volta il 9 giugno 1952. Si diede da fare subito, cercando di esaudire tutte le richieste che gli venivano fatte giorno per giorno e casa per casa dai propri pazienti.
Oltre al campo sportivo, pensò a molte altre opere, che oggi sono un realtà: via Libertà, via Mozzo, la scuola elementare alla Chiaiolella, la rete telefonica e tante altre che anche se portate a termine da altri sindaci, comunque nacquero dal suo giovanile entusiasmo. Le avrebbe sicuramente, viste finite, e ciò sarebbe stato per lui il vero premio alla tenacia e alla passione che profondeva in tutte le sue opere, se la Morte non l’avesse sorpreso il 2 febbraio del 1958, ad appena 48 anni.
Io personalmente non lo ricordo come sindaco, perché all’epoca ero un bambino, ma ciononostante lo ricordo come medico. Veniva a casa mia tutte le mattine, lassù a Solchiaro, per il sentiero di campagna stretto e dissestato, che esisteva allora, a piedi, a medicare mia madre per una frattura ad una gamba, che lui personalmente aveva ridotto nei giorni precedenti. Lui era contento di rendersi utile e non si lamentava per il sacrificio che comportava la sua professione, ma si rabbuiava quando, ricordandosi che era anche sindaco, scopriva che tante cose nel paese non andavano nel verso giusto, nel verso che lui si era proposto. Quando si accorse che a casa nostra ancora c’era il lume a petrolio, non solo si mortificò, ma promise che , anche se la nostra fosse la casa più lontana di Procida, lui si sarebbe impegnato per farci arrivare la corrente elettrica. Sono sicuro che Mario Spinetti avrebbe mantenuto la promessa, e se non fosse morto così prematuramente, noi a Solchiaro avremmo avuto la corrente elettrica senza dover aspettare fino al 1982.
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Ringrazio il Sig. Giuseppe per l’articolo pieno di semplice e bellissima “storia” del nostro paese dove prevale l’umanità e la cordialità degli uomini che vorremmo incontrare nel nostro cammino.
IL NOSTRO BRAVO PEPPE METTE IN RISALTO LA SPLENDIDA E MAI DIMENTICATA FIGURA DEL COMPIANTO SINDACO E DOTTOR MARIO SPINETTI PERSONA DI CUI PROCIDA DOVREBBE ESSERNE PIU’ FIERA E CHE OGNI TANTO MAGARI OGNI LUSTRO DALLA SUA DIPARTITA DOVREBBE RICORDARE CON UNA QUALCHE CERIMONIA…..MA PURTROPPO CON I POLITICI CHE CI RITROVIAMO SEMBRA PARTITA PERSA…PECCATO! INFATTI TU INCOMINCI RIVOLGENDOTI AI GIOVANI CHE NON CONOSCONO AFFATTO LA FIGURA E LE OPERE DEL DOTTORE……ANCHE QUESTA E’ STORIA PROCIDANA E FORSE LA PIU’ SIGNIFICATIVAE PROLIFICA DAL PUNTO DI VISTA DELLA DEDIZIONE VERSO I BISOGNI DELLA GENTE. GRANDE INTERPRETAZIONE DI SERVIZIO PER IL POPOLO. GRAZIE PEPPE